Doppio arcobaleno a Museddu: perché si crea e perché si dice porti fortuna?
Ieri uno spettacolo a Museddu: un doppio arcobaleno ha abbracciato l'Ogliastra e il fotografo Cristian Mascia lo ha mirabilmente immortalato. Ma perché si origina un doppio arcobaleno? E perché da sempre è associato alla fortuna? Ve lo spieghiamo in questo articolo
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Nella spiaggia di Museddu, nel comune di Cardedu, gli abitanti hanno avuto l’incredibile opportunità di assistere a uno spettacolo naturale straordinario ieri: un doppio arcobaleno che ha dipinto il cielo con i suoi colori vivaci e vibranti. La foto, scattata dal talentuoso fotografo locale Cristian Mascia, cattura perfettamente questo fenomeno unico e mozzafiato.
L’arcobaleno secondario, come descritto dagli esperti, è un evento meteorologico che si verifica quando la luce solare viene rifratta e riflessa due volte all’interno delle goccioline d’acqua presenti nell’atmosfera. Ciò porta alla formazione di un secondo arco colorato che appare al di fuori del principale. Ciò che rende ancora più straordinario questo spettacolo è l’inversione dell’ordine dei colori rispetto all’arcobaleno primario, con il rosso che si colloca all’interno e il viola all’esterno.
La rarità di questo fenomeno lo rende ancora più affascinante per gli spettatori, che hanno potuto godere di uno spettacolo non solo di bellezza visiva, ma anche di significato simbolico e culturale. Da tempi antichi, l’arcobaleno è stato considerato un presagio di fortuna in molte culture, specialmente in quelle orientali. La sua comparsa è stata spesso associata a momenti di cambiamento positivo e prosperità.
Ma c’è anche un lato mistico e spirituale legato a questo fenomeno. L’arcobaleno è stato spesso interpretato come un legame simbolico fra cielo e terra, tra l’umano e il divino. La sua bellezza e la sua rara comparsa hanno suscitato ammirazione e reverenza in molte tradizioni spirituali, dove è stato considerato un ponte tra il mondo terreno e quello celeste.
L’emozione e lo stupore che l’arcobaleno doppio ha suscitato negli abitanti di Museddu e nelle persone che hanno visto la foto di Cristian Mascia non possono essere sottovalutati.
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Oschiri, parteciparono a un rave party durante la pandemia di Covid: assolti

Il caso del rave party di Oschiri: cade l’accusa di invasione per i partecipanti identificati durante la pandemia.
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Oschiri, parteciparono a un rave party durante la pandemia di Covid: assolti.
Il caso del rave party di Oschiri: cade l’accusa di invasione per i partecipanti identificati durante la pandemia.
Si chiude con una formula assolutoria piena la vicenda giudiziaria che vedeva protagonisti sei giovani coinvolti in un raduno musicale non autorizzato tenutosi nel 2020, in un periodo storico segnato dalle restrizioni della pandemia di Covid.
La sentenza, pronunciata ieri presso il tribunale di Sassari dalla giudice Antonietta Crobu, ha stabilito che per gli imputati il fatto non sussiste, respingendo così le richieste della pubblica accusa che aveva sollecitato una condanna a nove mesi di reclusione. I fatti risalgono a un intervento effettuato dai militari dell’Arma in località S’Ampulla, un’area di proprietà del Comune di Oschiri, dove era stato allestito un rave party all’interno di un edificio pubblico. In quell’occasione, le forze dell’ordine individuarono decine di persone attratte dalla musica ad alto volume diffusa da un dj; secondo le testimonianze raccolte durante il dibattimento, alcuni ambienti della struttura erano stati addirittura adibiti a dormitorio temporaneo per ospitare i partecipanti. L’operazione dei carabinieri portò all’identificazione di quarantaquattro persone, uomini e donne provenienti da diverse zone dell’isola: per molti di loro l’accertamento avvenne tramite la consegna diretta dei documenti, mentre altri furono localizzati in un secondo momento attraverso il controllo delle targhe delle autovetture parcheggiate nei pressi del sito.
Il bilancio iniziale contava trentotto decreti penali di condanna con multe da diverse migliaia di euro già notificate, ma sei degli indagati, residenti rispettivamente a Cagliari, Nuoro, Carbonia e Oristano, scelsero di non pagare e di affrontare il processo per rispondere del reato di invasione di terreni o edifici. Nel corso delle udienze, il collegio difensivo composto dagli avvocati Umberto Carboni, Maria Cauli, Roberto Dessanti, Maria Grazia Pastorino, Antonello Peru e Piergiorgio Statzu ha smontato l’impianto accusatorio puntando su due elementi cardine. Da un lato i legali hanno sostenuto che, in alcuni casi specifici, l’identificazione dei soggetti presenti non fosse stata accertata con il necessario margine di sicurezza; dall’altro hanno evidenziato come la natura del luogo, trattandosi di uno spazio aperto alla comunità, rendesse tecnicamente insussistente il reato di invasione contestato dalla Procura.
È fondamentale sottolineare che l’episodio in questione è avvenuto in una finestra temporale precedente all’entrata in vigore della cosiddetta legge anti rave introdotta dall’esecutivo nel 2022. Tale normativa, che oggi contempla pene molto più severe comprese tra i tre e i sei anni di reclusione e multe che variano dai mille ai diecimila euro, definisce in modo specifico la fattispecie di invasione arbitraria di terreni o edifici altrui, pubblici o privati, commessa da un numero di persone superiore a cinquanta. La legge attuale mira a punire l’organizzazione di raduni ritenuti pericolosi per l’ordine pubblico, l’incolumità o la salute pubblica, ma non ha potuto trovare applicazione in questo procedimento poiché i fatti contestati risalivano a un contesto normativo differente. Grazie alle tesi difensive e alla valutazione della giudice, i sei imputati escono dunque indenni dal processo di Sassari, vedendo cadere ogni accusa legata a quel raduno nelle campagne di Oschiri.
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