Lo Sapevate? A Cagliari via Napoli era “s’arruga de is Moras”: quando anche i sardi facevano i pirati nel Mediterraneo
Pochi sanno, forse, che questa strada, attraversata da file di turisti nelle mattine estive, era un "ghetto" di mori tenuti in schiavitù. Così come, in generale, tutto il rione Marina, a stretto contatto con il mare, i suoi tesori e purtroppo anche i suoi bottini, frutto di saccheggi ai danni di altri popoli.
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Oggi è una delle più importanti “terre” di movida del centro cagliaritano. Alla Marina, infatti, i profumi di cucina e tradizione aleggiano per tutto il quartiere. E via Napoli non è certamente da meno, con la sua ricchezza di ristoranti e trattorie, insieme a negozi tipici.
Pochi sanno, forse, che questa strada, attraversata da file di turisti nelle mattine estive, era un “ghetto” di mori tenuti in schiavitù. Così come, in generale, tutto il rione Marina, a stretto contatto con il mare, i suoi tesori e purtroppo anche i suoi bottini, frutto di saccheggi ai danni di altri popoli.
Come riportato dunque dal capolavoro di Francesco Alziator, “L’Elefante sulla Torre”, nella via Napoli esisteva in tempi lontani la cosiddetta Moreria , luogo in cui venivano concentrate le schiave more. Ecco dunque che anticamente questa via era nota come “s’arruga de is Moras”.
Sembra infatti, sempre come riportato dall’Alziator, che ai tempi in cui i corsari barbareschi imperversavano nell’Isola, portando sciagure e saccheggi, rapendo donne e bambini, i sardi in qualche modo restituissero la pariglia. Alla stregua di quella saracena, dunque, esisteva anche una pirateria sarda, mirata alla cattura di africani e alla loro vendita sul mercato cagliaritano.
Il sardo entra in aula: tesi in lingua sarda all’Università di Cagliari

Protagonista è Pasqua Chessa, che ha sviluppato il suo lavoro nell’ambito dei progetti di ricerca PeDESS e PLUREs, presso il Dipartimento di Lettere, Lingue e Beni Culturali.
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È stata la stessa Università di Cagliari a pubblicare oggi un post per raccontare un traguardo significativo per la valorizzazione linguistica dell’Isola: una tesi di laurea magistrale discussa interamente in lingua sarda.
Protagonista è Pasqua Chessa, che ha sviluppato il suo lavoro nell’ambito dei progetti di ricerca PeDESS e PLUREs, presso il Dipartimento di Lettere, Lingue e Beni Culturali. La ricerca propone strumenti concreti per l’insegnamento del sardo, tra cui la progettazione di un’unità didattica specifica da integrare nei percorsi scolastici.
L’obiettivo è inserire la lingua locale nella didattica seguendo gli standard del Quadro Comune Europeo di Riferimento per le Lingue (QCER), dimostrando come l’insegnamento delle lingue minoritarie possa essere moderno, inclusivo e scientificamente in linea con la glottodidattica contemporanea.
Un risultato che conferma l’impegno dell’ateneo nella promozione del plurilinguismo e nella formazione di una nuova generazione di docenti pronti a valorizzare la ricchezza linguistica della Sardegna.
Congratulazioni alla neo-dottoressa Pasqua Chessa e alla relatrice, la professoressa Giulia I. Grosso, per questo importante contributo alla comunità.
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