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Castello “culla di religioni”. Ora anche gli ebrei hanno una casa | Cagliari - Vistanet
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Castello “culla di religioni”. Ora anche gli ebrei hanno una casa

Castello “culla di religioni”. Ora anche gli ebrei hanno una casa

Castello “culla di religioni”. Ora anche gli ebrei hanno una casa

Gli ebrei ritrovano casa tra le mura del quartiere cagliaritano di Castello. L'associazione Chenàbura-Sardos pro Israele dallo scorso maggio 2018 ha infatti scelto come sede la via Lamarmora, 88 e dall'inizio dell'estate ha dato modo agli israeliti del cagliaritano e dell'Isola di riunirsi per le funzioni culturali e religiose principali.

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15 Settembre 2018 12:25 Gianmarco Cossu

Dopo più di cinque secoli dalla loro cacciata, gli ebrei ritrovano casa tra le mura del quartiere cagliaritano di Castello. L’associazione Chenàbura-Sardos pro Israele, presieduta da Mario Carboni, dallo scorso maggio 2018 ha infatti scelto come sede il civico 88 della via Lamarmora e dall’inizio dell’estate ha dato modo agli israeliti del Cagliaritano e dell’Isola di riunirsi per le funzioni culturali e religiose principali.

Un’associazione, Chenàbura, in sinergia con la più grande Aleph Yod-Sardegna Ebraica, come spiega Daniele, un giovanissimo ebreo cagliaritano, in poche pillole e con orgoglio: «Innanzitutto parlare di comunità e di sinagoga è eccessivo. Perché si possa avere un minian e un tempio di preghiera è necessario riunirsi almeno in un numero minimo di dieci adulti. In questa sala dove ci riuniamo regolarmente mancano alcuni elementi costituivi fondamentali, come l’altare, il rotolo della Torah e ovviamente un rabbino». Un’ “aspirante comunità” si potrebbe dire, dunque, che ogni venerdì e sabato chiama a raccolta i suoi fedeli: «Qui riusciamo a riunirci per alcune funzioni e feste religiose principali, come la Pasqua. Ma il nostro obiettivo è arrivare al numero minimo di dieci perché si possano celebrare tutte quelle solenni» spiega Daniele. Un obiettivo ambizioso, visto e considerato che gli ebrei nel Cagliaritano si contano sulle dita di due mani, senza contare coloro che non sono osservanti. Ma la scelta di eleggere domicilio tra le tre torri non è casuale e via Lamarmora, frequentata dai castellani e battuta avanti e indietro da un numero sempre nutrito di turisti, può essere un’ottima vetrina e un modo efficace di mettersi in luce.

Con la presenza di cattolici, ortodossi ed ebrei, Castello punta a diventare un esempio di dialogo multireligioso. Ma a differenza dei fedeli della chiesa di via Duomo, provenienti totalmente, escludendo qualche eccezione, dall’est Europa e dei musulmani, oltremodo presenti nel tessuto sociale del capoluogo e prevalentemente africani e maghrebini, gli ebrei costituiscono un caso di “minoranza in casa propria”. E dunque le chiacchiere “preghino a casa loro” stanno a zero. «Gli ebrei sono sempre stati una minoranza – spiega Daniele – e diciamo che ci siamo un po’ abituati. Ma il nostro obiettivo non è puntare ai grandi numeri. Noi vogliamo farci vedere, vogliamo dire a tutti che ci siamo e siamo qui. Le porte sono aperte a tutti, anche a i non-ebrei».

Il dialogo quindi è la parola d’ordine. Anche con chi mantiene una certa diffidenza e si trincera dietro idee e concetti obsoleti e, per la maggior parte dei casi, errati. Sia chiaro, forme di antisemitismo, così come studiate nei libri di storia, sono fortunatamente inesistenti, ma alla luce della questione arabo-palestinese qualcuno non sembra simpatizzare per la stella di Davide: «Nei nostri confronti non c’è mai stato alcun episodio di questo tipo – spiega Daniele – e a me è capitato di girare per Cagliari con la kippah in testa e nessuno mi ha mai insultato. Può capitare che in occasione del venticinque aprile qualcuno dei partecipanti alle manifestazioni, pro palestinesi, si opponga a noi. Ma i musulmani e l’Islam non c’entrano niente. È solo gente che ha una visione distorta».

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Nuovo ripascimento al Poetto? La scommessa di Zedda per salvare la spiaggia di Cagliari



Superata l'era del "sabbione" grigio, il Comune valuta un intervento mirato nelle zone colpite dalle mareggiate per recuperare quindici metri di spiaggia dopo il ciclone Harry.

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2 Febbraio 2026 10:09 Maria Luisa Porcella Ciusa

L’osservazione ravvicinata della spiaggia del Poetto, favorita dai sentieri panoramici della Sella del Diavolo, offre oggi uno spaccato evidente delle criticità che interessano il principale litorale cagliaritano. A quasi vent’anni dal controverso intervento di ripascimento operato dall’allora Provincia di Cagliari, il bilancio ambientale appare segnato da un equilibrio difficile: il mare ha progressivamente riassorbito il materiale estraneo depositato sull’arenile emerso, riportandolo verso la spiaggia sommersa nel tentativo naturale di compensare gli ingenti prelievi di sabbia avvenuti tra gli anni ’40 e ’70 per scopi edilizi.

poetto ripascimento 2002

Poetto, ripascimento 2002

In questo contesto di fragilità strutturale, le recenti mareggiate legate al ciclone Harry hanno ulteriormente assottigliato la linea di costa, spingendo l’amministrazione comunale a valutare nuove strategie. Il sindaco di Cagliari, Massimo Zedda, è intervenuto sulla questione sottolineando la necessità di un approccio differente rispetto al passato. L’ipotesi sul tavolo non riguarda un nuovo “ripascimento” su larga scala, bensì un “conferimento” mirato di sabbia. Il piano prevede il prelievo di materiale compatibile da una cava situata lungo la statale 125, per integrare l’arenile con circa dieci-quindici metri di superficie nelle aree più colpite dall’erosione.

Il Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG), attraverso le analisi di Stefano Deliperi, mantiene tuttavia una posizione di estrema cautela. L’associazione sottolinea come la spiaggia del Poetto soffra di un deficit sedimentario stimato in almeno due milioni di metri cubi, una lacuna che difficilmente può essere colmata da interventi parziali. Secondo il GrIG, sebbene lo spostamento dei chioschi e la realizzazione del primo cordone dunale rappresentino passi positivi verso una gestione più sostenibile, ogni operazione di immissione di sabbia deve essere supportata da una progettazione rigorosa e trasparente.

Sotto il profilo normativo, viene ricordato che qualsiasi progetto di tale natura deve essere obbligatoriamente sottoposto alla procedura di verifica di assoggettabilità a Valutazione d’Impatto Ambientale (VIA), come previsto dal decreto legislativo 152/2006. Al momento, un piano definitivo non è ancora stato formalizzato, e restano aperti gli interrogativi circa i costi, le fonti di finanziamento e l’efficacia a lungo termine di un travaso di sabbia che, pur mirando a dare respiro agli storici stabilimenti balneari e alla fruizione pubblica, dovrà dimostrare di non ripetere gli errori tecnici del passato.

 

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