Espressioni romane. Perché si dice “stai a fa’ li guadagni de Maria Cazzetta?”

Scopriamo insieme il significato e l'origine di questa espressione usatissima a Roma
“Stai a fa’ li guadagni de Maria Cazzetta”: l’origine ironica di un modo di dire romano che racconta più di quanto sembri.
Nel vasto e colorito universo delle espressioni romanesche, ce n’è una che spicca per ironia e concretezza: “Stai a fa’ li guadagni de Maria Cazzetta”. Usata per indicare una situazione in cui un investimento o uno sforzo non portano ad alcun beneficio economico – o al massimo a risultati talmente miseri da risultare ridicoli – questa frase ha da sempre un posto speciale nel linguaggio popolare della Capitale.
Il significato è chiaro: stai lavorando (o investendo) per nulla, come avrebbe fatto, secondo la leggenda metropolitana, la famigerata Maria Cazzetta. Ma chi era questa Maria? In realtà, non esistono prove che sia mai esistita. Il nome “Maria”, oltre a essere tra i più comuni in Italia – soprattutto nel Centro, nel Lazio e nelle province di Latina e Frosinone – è spesso utilizzato per rappresentare la “donna qualunque”, la figura familiare e popolare che appartiene al vissuto collettivo.
Il cognome “Cazzetta”, invece, è probabilmente inventato ad arte per rafforzare il tono burlesco dell’espressione. Suona buffo, suona “romano”, e con la tipica inclinazione al sarcasmo dei capitolini, diventa l’ingrediente perfetto per costruire un modo di dire efficace, diretto e pungente.
Quando a Roma si dice che “stai a fa’ li guadagni de Maria Cazzetta”, si intende che stai perdendo tempo, magari illudendoti di portare a casa qualcosa, quando in realtà l’unico risultato concreto è la fatica. È una frase che si presta benissimo sia alla vita quotidiana che ai grandi fallimenti imprenditoriali, al lavoro sottopagato, agli affari mal gestiti o a qualsiasi attività che, nonostante gli sforzi, non produce valore.
Come accade spesso nei detti romani, dietro l’apparente leggerezza si nasconde una visione lucida e disincantata della vita. Perché a Roma si ride anche (e soprattutto) delle cose serie. Anche quando si guadagna… niente.
Il termine “Cazzetta”, invece, richiama un significato curioso e potenzialmente ambiguo. Nella percezione comune, può suggerire l’idea di una persona ingenua, facilmente manipolabile o incline a cadere vittima di truffatori e approfittatori. Questo appellativo, a seconda del contesto, potrebbe quindi evocare una condizione di vulnerabilità o semplicità, magari accentuata da un tono ironico o scherzoso. La combinazione tra il nome Maria e il termine “Cazzetta” può quindi creare un contrasto interessante, suscitando diverse interpretazioni a seconda delle sensibilità e delle esperienze di chi ascolta o legge.
Parliamo quindi di qualcuno che in buona fede rimane “fregato”, vittima di fallimenti. Ad esempio:
“ma ti pare che ti consegno il lavoro prima del pagamento? e che sto a fa’ l’affari de’ Maria Cazzetta?”.
Per i Romani era diffusa la credenza che nel nome della persona ci fosse il suo destino:
“nomen omen”, è una locuzione latina che significa “il nome è un presagio”, “un nome un destino”, “il destino nel nome”, “di nome e di fatto”.
È, del resto, molto diffusa la modalità ironica di associare nomi con allusioni sessuali come diminutivi un po’ sprezzanti, fortunatamente oggi meno di frequente.
Facendo una rapida ricerca, si scopre che in realtà il cognome “cazzetta” esiste davvero e che non sia molto diffuso nel Lazio, concentrato soprattutto nelle regioni Calabria, Sicilia, Piemonte e Lombardia.
L’origine araldica non è sessuale, dovrebbe derivare dal termine latino medioevale caza, ossia “mestolo di metallo, casseruola”, utilizzato dagli alchimisti per mescolare.
Abbiamo chiesto a Mario Cazzetta di viale Marconi se ha mai subito scherzi ironici per essere stato associato a questa espressione.
“A Roma non compare nessuno registrato sulle pagine bianche con questo cognome, un po’ per la diffusione dei cellulari che permettono di evitare di fornire a tutti, come accadeva un tempo, il proprio numero privato telefonico”, ci confida.
“E per fortuna, già mi fanno nero”(ride). “ma anche io scherzo con chi mi prende in giro, mi piace giocare assecondando la goliardia”, conclude.
Chi realizza scherzi telefonici può commettere un reato che può essere non solo quello di stalking nel caso si contattasse la stessa persona per lo stesso motivo più volte, ma anche di sostituzione di persona qualora si fingesse di essere ad esempio il tecnico, l’idraulico o un amico.
Il reato di molestie telefoniche, inoltre, è previsto dall’articolo 660 del Codice Penale ed è punibile con l’arresto fino a sei mesi o con l’ammenda fino a euro 516.
Insomma, tempi duri per chi volesse ripetere le imprese che resero famoso il bidello di pieve di Teco Mario Magnotta, divenuto noto per essere stato vittima di numerosi scherzi telefonici verso la fine degli anni ottanta. In quel caso non furono fatti per il suo cognome, ma collegati all’acquisto di una lavatrice.

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