Lo sapevate? In Sardegna un bellissimo castello è diventato una biblioteca
Nell’arco del tempo, il castello ha svolto diversi ruoli, tra cui quello di caserma, prigione e sede scolastica, finchè - dopo dei restauri - è diventato un cuore pulsante cultura
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La “Casa Forte degli Alagon” è situata nel cuore del paese e rappresenta una combinazione di architettura militare e civile in Sardegna, conosciuta come “Castello Siviller”. Nel 1415, il castello fu eretto su autorizzazione dell’arcivescovo di Cagliari, in sostituzione di una chiesa parrocchiale, che fu distrutta dalle incursioni dei ribelli arborensi. Il castello fu costruito proprio per proteggere il paese dalle incursioni.
La struttura a forma di “U” con merlature guelfe era tipica della costruzione medievale, ma è stata modificata nel corso dei secoli per conferirgli l’aspetto di una residenza emergente nel contesto del centro abitato. Il castello Siviller simboleggia la rinascita della comunità di Villasor.
Sopra il portale di accesso principale della fortezza si erge uno stemma circolare con la corona marchionale. Nella parte sinistra si notano sei palle, simbolo della famiglia Da Silva sovrapposte all’immagine dell’albero sradicato, emblema del Giudicato Arborense. Nella parte destra, invece, campeggia lo stemma del Regno di Aragona e una torre alata che rappresenta la famiglia Alagon.
Nell’arco del tempo, il castello ha svolto diversi ruoli, tra cui quello di caserma, prigione e sede scolastica, finendo poi per essere abbandonato e usato come rimessa agricola.
Solo nel 1991 il castello è stato accorpato al patrimonio comunale e oggetto di molteplici restauri. Adesso, la biblioteca comunale è collocata al piano terra dello stabile, accogliendo spesso mostre ed eventi culturali. Una saletta attigua ospita il Consiglio Comunale.
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Il tabù sardo che sfida i divieti alimentari: arrivano le patatine al gusto Casu Marzu (senza larve)

Il collettivo americano MSCHF lancia le "Illegal Chips": il gusto proibito del casu marzu sardo diventa sintetico e sfida i divieti dell'Unione Europea.
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Se la legge vieta il consumo, la tecnologia lo trasforma in aroma. È questa l’ultima provocazione firmata MSCHF, il collettivo artistico americano noto per sfidare i confini del mercato, che ha appena lanciato le “Illegal Chips”. Si tratta di una serie di patatine che ricreano sapori banditi dalle autorità sanitarie mondiali, tra cui spicca, per la gioia e il timore dei palati più audaci, il leggendario Casu Marzu sardo.

Al centro dell’attenzione c’è proprio lui, il re dei formaggi proibiti. Il Casu Marzu, tradizionale specialità sarda di latte ovino colonizzata dalle larve di Piophila case, è ufficialmente illegale sia negli Stati Uniti che in tutta l’Unione Europea a causa delle norme sui parassiti. Ma grazie alla “scienza degli aromi”, MSCHF è riuscita a sintetizzarne il profilo organolettico senza l’uso di ingredienti proibiti o rischi per l’intestino.

Il risultato? Un prodotto vegetariano che rispetta l’odore pungente dell’originale, offrendo un sapore di formaggio deciso, persistente e assolutamente unico. Un’esperienza sensoriale così intensa che gli stessi creatori avvertono scherzosamente: «Non baciate nessuno dopo averne mangiato un sacchetto».
La collezione non si ferma alla Sardegna. Il kit “illegale” comprende: il Fugu, il pesce palla 1.500 volte più letale del cianuro, ricreato in una versione saporita, dolce e sapida allo stesso tempo e il Cavallo, un gusto che sfida le costruzioni sociali su quali animali siano commestibili e quali no, spingendo il limite del provocatorio.

Dietro l’operazione commerciale si cela un vero e proprio Manifesto filosofico. MSCHF sostiene che la distinzione tra ciò che è cibo e ciò che non lo è sia una semplice costruzione sociale. «Siamo nati troppo tardi per esplorare la Terra e troppo presto per esplorare il cosmo, ma siamo nati esattamente in tempo per mangiare patatine sintetiche al gusto di cavallo o formaggio parassitato», dichiarano dal collettivo.
L’obiettivo dichiarato è il passaggio dal “realismo alimentare” (la simulazione di carne di manzo o pollo) al “modernismo alimentare”: l’uso della chimica per slegare la produzione di cibo dagli animali vivi e dai danni dell’agricoltura industriale. Un futuro di “onnivorismo di lusso sintetico” dove il sapore non dipende più dalla legalità o dalla natura, ma dalla pura scienza.
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