A Nuoro come nel film Fast and Furious: auto sulla SS 131 Dcn a 193 km all’ora
Nel Nuorese aumentano i controlli della Polizia stradale per garantire la sicurezza sulle principali strade
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Nell’ambito dei controlli della Polizia Stradale per garantire la sicurezza sulle principali arterie del Nuorese, sono stati sanzionati un automobilista che sfrecciava a 193 km/h sulla 131 Dcn e altri 14 guidatori per mancata copertura assicurativa.
Inoltre, sono state rilevate altre 3 infrazioni al codice della strada. Il bilancio complessivo è di 70 punti decurtati e 4 auto sequestrate. Durante le attività di controllo, i poliziotti hanno fermato 14 conducenti, di cui 6 risultati positivi alla prova etilometrica con un tasso al di sopra dei limiti consentiti.
Inoltre, durante un inseguimento notturno, è stato ritirata la patente a un automobilista in evidente stato di alterazione. In soli 8 giorni, i servizi di verifica del rispetto dei limiti di velocità hanno portato al ritiro di ben 51 patenti.
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Dormire per guarire: il rito dell’incubazione nella Sardegna antica

Nel cuore di questo rito c’è una visione profonda della malattia: guarire non significava soltanto eliminare i sintomi, ma attraversare simbolicamente il mondo del sacro, affrontare una dimensione spirituale e ritornare trasformati.
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In un recente post, Pierluigi Montalbano racconta un aspetto affascinante della Sardegna antica: il rito dell’incubazione, una pratica che univa il sacro e la cura del corpo.
Nell’antichità, la medicina come la conosciamo oggi non esisteva: ospedali, farmaci e terapie erano concetti lontani. Eppure, già migliaia di anni fa, in Sardegna esisteva una pratica in cui i malati si recavano in luoghi sacri, spesso legati a tombe di eroi, e trascorrevano la notte dormendo su pelli di animali. Il sonno, in questo contesto, non era semplice riposo, ma un momento carico di significato terapeutico: attraverso i sogni, il divino avrebbe indicato la via della guarigione o agito direttamente sul corpo.
Come sottolinea Aristotele, il confine tra medicina e religione era sottile, e la Sardegna, percepita come terra arcaica e remota, conservava riti antichissimi, simili ai rituali dei santuari di Asclepio, ma con caratteristiche più primitive e intime.
Nel cuore di questo rito c’è una visione profonda della malattia: guarire non significava soltanto eliminare i sintomi, ma attraversare simbolicamente il mondo del sacro, affrontare una dimensione spirituale e ritornare trasformati. Il sogno, quindi, non era fuga dalla realtà, ma strumento di conoscenza e mezzo per ristabilire l’equilibrio tra corpo e anima.
Rileggendo queste pratiche antiche, emerge un messaggio chiaro: la cura può coinvolgere tutto l’essere, e il sonno, con i suoi misteri e le sue visioni, è da sempre una porta verso il benessere.
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