Cocaina e rapine: arrestate 27 persone tra Nuorese e Cagliaritano
La droga, che veniva importata via mare da piazze controllate dalla 'Ndrangheta, veniva nascosta in vani segreti all’interno di auto sportive.
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Una lunga e complessa indagine ha condotto alla sconfitta di due associazioni criminali, responsabili della movimentazione di oltre 200 chili di cocaina in due anni. Queste bande, una sito a Silanus e l’altra nel Cagliaritano, erano anche coinvolte in furti e altri reati violenti.
L’operazione Primavera Fredda, così chiamata per le basse temperature dell’inverno che ha visto svilupparsi le indagini, è stata condotta dalla Squadra Mobile di Cagliari, che ha eseguito 27 ordinanze di custodia cautelare. Il sequestro di proprietà e beni – tra cui cinque appartamenti, cinque auto e una moto – è stato fondamentale per affrontare questa organizzazione criminale.
La droga, che veniva importata via mare da piazze controllate dalla ‘Ndrangheta, veniva nascosta in vani segreti all’interno di auto sportive. L’indagine è cominciata a febbraio 2021, dopo un violento furto a Poggio dei Pini, che ha visto la squadra mobile del Nuorese scoprì un giro di traffico di cocaina prevalentemente nascosto nei muretti a secco o tra la vegetazione. Successivamente, si è scoperto un gruppo coinvolto nei crimini anche a Cagliari.
Durante le indagini sono volte anche a un’altra rapina, a Barracca Manna, in cui un uomo armato ha fatto irruzione in una casa, fermato uno scambio di droga e portato via del denaro. Gli investigatori, coordinati dal dirigente Fabrizio Mustaro e da Michele Mecca, hanno lavorato arduamente per poter sconfiggere queste bande, e il loro lavoro ha portato alla luce una fitta rete di criminalità organizzata che, attraverso una vasta distribuzione geografica, ha avuto un effetto devastante sulla comunità.
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La Sardegna vince la sfida contro la siccità: invasi colmi al 71% dopo le piogge record

Gennaio da record per le piogge nell'Isola: Ogliastra e Basso Sulcis raggiungono il 100% della capacità. Resta critica solo la situazione nell'Alto Cixerri.
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Il fantasma della siccità che ha perseguitato le campagne sarde nelle ultime stagioni sembra essere, almeno per ora, un ricordo lontano. Le piogge incessanti che hanno caratterizzato il mese di gennaio, e che continuano a bagnare l’Isola in queste ore, hanno ribaltato lo scenario idrico regionale, portando il sistema degli invasi a un livello di riempimento complessivo del 71,7%.
Secondo i dati aggiornati al 31 gennaio, il volume d’acqua stoccato nelle dighe sarde ha raggiunto i 1.308 milioni di metri cubi. Si tratta di una scorta fondamentale che mette in sicurezza l’irrigazione dei campi e l’approvvigionamento civile in vista della prossima estate, rassicurando un comparto agricolo messo duramente alla prova negli ultimi anni.
La distribuzione delle piogge ha premiato in modo particolare alcuni territori. I bacini di Ogliastra, Basso Sulcis e Alto Taloro hanno raggiunto la soglia massima, segnando un 100% di volume utile invasato: dighe piene e gestione a regime per queste aree. Buone notizie anche dal sistema Tirso-Flumendosa, il cuore idrico della Sardegna, che si attesta su un rassicurante 70,3%.
Tuttavia, il quadro regionale non è privo di zone d’ombra. L’unica nota stonata arriva dall’Alto Cixerri, dove la pioggia non è bastata a risollevare le sorti di un bacino in sofferenza cronica. Qui, le dighe di Punta Gennarta e Medau Zirimilis restano in condizioni critiche, con una percentuale di riempimento che non supera il 17,6%, rendendo necessari monitoraggi costanti per i prossimi mesi.
Nonostante l’isolata criticità del Cixerri, il bilancio complessivo è estremamente positivo. Con le piogge che continuano a cadere, il dato del riempimento è destinato a salire ulteriormente nella prima settimana di febbraio. Per i consorzi di bonifica e le migliaia di aziende agricole dell’Isola, il 2026 si apre sotto i migliori auspici, garantendo la programmazione delle colture senza l’incubo dei razionamenti.
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