Alimenti surgelati conservati a -3 gradi anziché a -18: sequestrati sebadas, gnocchi e culurgiones provenienti da Jerzu
SIAN: intensificati i controlli sul trasporto degli alimenti a tutela dalla salute dei consumatori
canale WhatsApp
Proseguono senza sosta i controlli del SIAN Servizio Igiene degli Alimenti e della Nutrizione dell’ ATSSARDEGNA-ASSL Cagliari sui mezzi che trasportano alimenti freschi surgelati, controlli intensificati durante il periodo estivo quando le alte temperature mettono ancora più a rischio al deteriorabilità dei cibi. Grazie alla stretta e costante collaborazione tra il Compartimento della Polizia Stradale della Sardegna, Sezione di Cagliari e il Servizio Igiene degli Alimenti e della Nutrizione, sono state infatti rilevate qualche giorno fa gravi irregolarità in un mezzo che trasportava prodotti alimentari freschi e congelati, proveniente da Jerzu.
Gli operatori della polizia stradale hanno ispezionato un furgone con all’interno della sua cella frigo diversi quantitativi di alimenti deperibili surgelati consistenti in diversi chilogrammi di sebadas, gnocchi di patate, culurgiones e ravioli con ricotta.
Immediato l’intervento degli Ispettori del SIAN ASSL CAGLIARI che, insieme agli uomini della Polizia stradale, hanno rilevato negligenza nella conservazione e nel trasporto degli alimenti, in quanto trasportati in promiscuità con i prodotti freschi, con una temperatura al momento della misurazione di 3 gradi e non di – 18° come previsto per la conservazione dei surgelati. Gli alimenti sono stati immediatamente posti sotto sequestro amministrativo per non idoneità al commercio poichè è stata interrotta nella fase di trasporto la catena del freddo. I cibi sono stati quindi assegnati a una associazione di volontariato per scopi di beneficenza, essendo prodotti ancora idonei all’immediato consumo umano.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
La Sardegna di un tempo: quando le noci venivano usate come piccole candele

L'ingegno dei sardi di un tempo: quando il gheriglio diventava una piccola lampada naturale nelle case rurali e nel buio delle miniere.
canale WhatsApp
Prima dell’avvento della corrente elettrica e in epoche in cui persino le candele di cera erano considerate un bene di lusso, la Sardegna rurale e mineraria custodiva un segreto luminoso: la noce. Non solo un alimento energetico e prelibato, ma una vera e propria “lampadina di emergenza” naturale, capace di rischiarare il buio con la sola forza del suo olio.
Il segreto di questa pratica, oggi quasi del tutto dimenticata ma ancora viva nei racconti degli anziani, risiede nella composizione stessa del frutto. Il gheriglio della noce è infatti straordinariamente ricco di oli vegetali. Questa elevata componente lipidica lo rende facilmente infiammabile: una volta estratto dal guscio e acceso con un fiammifero o una brace, il gheriglio brucia lentamente, sostenendo una fiammella tenue ma stabile per diversi minuti.
In passato, questo espediente era la soluzione immediata a problemi quotidiani. Nelle zone minerarie della Sardegna, come l’Argentiera o il Sulcis, dove le condizioni di lavoro erano durissime e l’illuminazione scarsa, una noce poteva rivelarsi vitale. I minatori potevano usarla per ritrovare un attrezzo caduto o per orientarsi in un corridoio buio in attesa che venisse ripristinata la lampada a carburo. Le noci erano facili da reperire, occupavano poco spazio nelle tasche dei pantaloni di velluto e non richiedevano alcuna preparazione: erano, a tutti gli effetti, le torce tascabili dell’antichità.
Questa usanza ci racconta una Sardegna in cui nulla veniva sprecato e dove l’osservazione della natura suppliva alla mancanza di risorse tecnologiche. Era un sapere comune, tramandato nelle sere davanti al caminetto, quando la luce di una noce accesa serviva a raccontare una storia o a illuminare un angolo della cucina senza intaccare le scorte di olio della lucerna.
Oggi, in un’epoca dominata dai LED e dagli smartphone, la “noce-candela” ci appare come una curiosità folkloristica. Eppure, rappresenta il simbolo di un’epoca in cui una piccola fiamma nata da un frutto era sufficiente a scacciare le ombre e a guidare i passi di chi abitava l’Isola.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
