Perdasdefogu, inaugurata la “casa dell’acqua”, ecocompatibilità al servizio del cittadino
Perdasdefogu, inaugurata la “casa dell’acqua”, ecocompatibilità al servizio del cittadino
Perdasdefogu, inaugurata la “casa dell’acqua”, ecocompatibilità al servizio del cittadino
Ecocompatibilità e salvaguardia dell’ambiente sono stati gli argomenti principali all’inaugurazione della “Casa dell’acqua” a Perdasdefogu. Gli alunni delle scuole elementari, medie e superiori e un folto numero di foghesini, si sono ritrovati questa mattina vicino al palazzo civico del paese,
Ecocompatibilità e salvaguardia dell’ambiente sono stati gli argomenti principali all’inaugurazione della “Casa dell’acqua” a Perdasdefogu. Gli alunni delle scuole elementari, medie e superiori e un folto numero di foghesini, si sono ritrovati questa mattina vicino al palazzo civico del paese, dove è stato posizionato il grande distributore “Fontemea”. “Ridurre gli impatti ambientali derivanti dal consumo del bene più prezioso al mondo, l’acqua” ha ricordato il sindaco Mariano Carta “è l’obiettivo del progetto “Casa dell’acqua”, iniziativa promossa da questa amministrazione con fondi comunali, in linea con le azioni previste nel PAES (piano di azione per l’energia sostenibile).
Tra le idee di base del progetto la diffusione di un comportamento ecocompatibile, che come ha spiegato il primo cittadino si può ottenere “modificando le abitudini di approvvigionamento dell’acqua da parte della cittadinanza ed incoraggiando il consumo dell’acqua pubblica”. L’utilizzo di quest’ultima porterebbe grandi benefici, sia in termini di rispetto dell’ambiente che in termini economici. Il calcolo è presto fatto, se il 75% della popolazione foghesina utilizzasse gli erogatori di acqua potabile si avrebbero ottimi risultati: – 375 bottiglie di plastica utilizzate all’anno, -570 kg di petrolio utilizzato nella produzione PET, -4,7 tonnellate di CO2 emesse per produzione, trasporto e smaltimento, + 8925 euro i soldi risparmiati, all’anno, dai cittadini. “Il comune di Perdasdefogu” ha continuato Carta “vuole rifornire la popolazione con un prodotto di ottima qualità e accessibile a tutti”.
I costi dell’acqua dall’erogatore, sono per tutte le tasche, gassata o naturale il prezzo non cambia, 0,5 centesimi di euro al litro. Una boccata di ossigeno per l’ambiente, come ha illustrato il referente della società “Aquamea” Nicola Angius “col marchio Fontemea, presente in nove centri della Sardegna ci troviamo con 6.000.000 di bottiglie in meno nelle nostre case”. Un messaggio importante quello divulgato oggi alla presenza dei più piccoli, che padroni del futuro, dovranno imparare presto a prendersi cura dell’ambiente.
(FOTO) La vestizione dei Mamuthones e degli Issohadores: il nostro martedì grasso con l’Associazione Atzeni a Mamoiada
Poche parole, sguardi concentrati, movimenti misurati. La vestizione dei Mamuthones e degli Issohadores non è uno spettacolo: è un rito che si consuma lontano dal clamore
Martedì Grasso, porte chiuse. Noi di Vistanet abbiamo avuto il privilegio di trascorrere il pomeriggio nella sede dell’Associazione Culturale Atzeni, nel cuore di Mamoiada, mentre fuori il paese attendeva la sfilata. Dentro, invece, il tempo sembrava rallentare. Poche parole, sguardi concentrati, movimenti misurati. La vestizione dei Mamuthones e degli Issohadores non è uno spettacolo: è un rito che si consuma lontano dal clamore, tra uomini che si preparano a diventare simbolo.
Prima ancora che iniziasse la vestizione, molti dettagli ci sono stati raccontati dal presidente dell’Associazione Atzeni Enzo Gregu, disponibile e appassionato nel descrivere non solo i passaggi del rito ma soprattutto i valori che animano i soci e i componenti del direttivo. Ci ha parlato di rispetto, di senso di appartenenza, di responsabilità verso la comunità e verso chi verrà dopo. “Essere Mamuthone o Issohadore non significa soltanto indossare un costume,” ci ha detto, “ma rappresentare Mamoiada, custodire un’eredità culturale e trasmetterla con coerenza e disciplina. Va detto che i Mamuthones e gli Issohadores viaggiano sempre in modo parallelo: non esiste l’uno senza l’altro. Spesso la seconda figura viene messa meno in rilievo, ma l’importanza è identica e il loro legame è fondamentale.”
Nella sala si avverte subito il peso – non solo metaforico – della tradizione. I velluti scuri, le pelli nere di pecora, le cinghie allineate con cura sul pavimento. Le sei file di campanacci sono disposte in ordine, dalla più grande alla più piccola: è già l’immagine di sa carriga che tra poco verrà caricata sulle spalle dei Mamuthones. Ogni gesto è preciso, ripetuto come è stato insegnato, senza fretta ma senza esitazioni. Nessuno si veste da solo. Servono braccia, esperienza, complicità. Quando la pelle viene sistemata sulle spalle e i campanacci vengono fissati, si percepisce la trasformazione: l’uomo si irrigidisce sotto il peso che può arrivare a 25 chili, ma lo sguardo resta fermo.
Poi arriva il momento più solenne: la posa della famosa maschera nera di legno sul viso. Sa visera viene appoggiata al volto, stretta con le cinghie di cuoio, incorniciata da su muccadore. Sopra, su bonette. In quell’istante il volto scompare. Davanti a noi non c’è più una persona, ma il Mamuthone. Il silenzio si fa ancora più denso.
Accanto, gli Issohadores si preparano con abiti più leggeri: pantaloni bianchi, corpetto rosso, berritta e l’ormai celebre ( e bellissimo) scialle ricamato. Sistemano sos sonajolos a tracolla e arrotolano con cura sa soha, la fune che poco dopo volerà sulla folla in segno di buon auspicio. Anche qui nessuna teatralità, solo concentrazione.
“Il Gruppo Atzeni custodisce questa tradizione dagli anni Cinquanta. Poi, nel 1975 Costantino Atzeni, considerato da tutti il Mamuthone per eccellenza, diede vita con alcuni amici al gruppo Atzeni di Mamuthones e Issohadores. Dopo la sua scomparsa, il gruppo è stato intitolato a Peppino Beccoi e nel 1994 è stata costituita l’Associazione Culturale Atzeni che conosciamo oggi. La cosa che ci tengo a puntualizzare è che nel nostro caso gli Issohadores non indossano la maschera, come aveva documentato del rersto Raffaello Marchi negli anni Cinquanta. Da allora ci impegniamo non solo a conservare le tradizioni e far conoscere i Mamuthones e gli Issohadores, ma anche a promuovere il patrimonio culturale di Mamoiada attraverso pubblicazioni, libri, ricerche e manifestazioni locali e internazionali. Il nostro lavoro è valorizzare e trasmettere ogni aspetto delle tradizioni e della cultura del paese, creando un legame tra passato e futuro. Il progetto più importante in questo momento è sistemare al meglio la sede grazie all’impegno dei soci e di chi supporta questa realtà”.
Quando tutto è pronto, usciamo con loro. L’aria di Mamoiada è carica di attesa. È Martedì Grasso, uno dei momenti più intensi del Carnevale. I Mamuthones e gli Issohadores si dispongono in due file parallele, perfettamente allineate. Davanti, al centro, c’è su guidadore. Alza le mani, controlla che tutti siano pronti. Un attimo sospeso. Poi si parte.
Il primo salto “a intro”, il secondo “a foras”. Il suono dei campanacci rompe il silenzio e rimbalza tra le case del paese. È un suono profondo, ancestrale, che vibra nello stomaco prima ancora che nelle orecchie. Gli Issohadores si muovono più leggeri, lanciano sa soha tra la folla, catturano simbolicamente donne e ragazze tra sorrisi e applausi. I Mamuthones, invece, restano concentrati, seguono ogni segnale del capo guida. Arriva sa doppia: tre salti sul posto, le due file che si guardano, poi ancora movimento fino al gesto finale che chiude il rito. Poche volte ci è capitato di osservare una tale concentrazione tra il pubblico presente, avvinto e quasi ipnotizzato dalle movenze e dai suoni.
Noi di Vistanet abbiamo osservato tutto da vicino, a pochi passi dai loro respiri affannati sotto le maschere, dal sudore che scorre sotto il velluto, dal peso che grava sulle spalle. E abbiamo capito che la vestizione dei Mamuthones e degli Issohadores non è solo preparazione alla sfilata: è il momento in cui una comunità rinnova sé stessa. Dentro quella sede, lontano dagli obiettivi e dal pubblico, prende forma ogni anno un patrimonio che appartiene a tutta la Sardegna, ma che a Mamoiada continua a vivere con orgoglio, disciplina e devozione. Siamo profondamente grati a tutta l’Associazione Atzeni e al presidente Enzo Gregu per averci permesso di vivere questa esperienza indimenticabile e preziosa, un’occasione che custodiremo nel cuore come testimoni privilegiati di un rito unico.
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