Atalanta corsara a Cagliari: Zaniolo decide un match sofferto, rossoblù fermati da Carnesecchi
Nonostante un primo tempo di grande intensità e numerose occasioni, i rossoblù non sono riusciti a superare un Marco Carnesecchi in versione superman
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All’Unipol Domus il Cagliari esce sconfitto con l’onore delle armi contro l’Atalanta capolista.
Nonostante un primo tempo di grande intensità e numerose occasioni, i rossoblù non sono riusciti a superare un Marco Carnesecchi in versione superman. Il portiere della “Dea” è stato protagonista assoluto, con ben cinque interventi decisivi che hanno mantenuto inviolata la porta bergamasca. Il Cagliari di Nicola ha approcciato la partita con aggressività e determinazione, schiacciando a tratti l’Atalanta nella propria metà campo. Le occasioni per i sardi si sono sprecate, ma la precisione e la fortuna non sono state dalla loro parte.
L’unica vera chance per i nerazzurri nella prima frazione è arrivata con Brescianini, ma nulla più. Nella ripresa, Gasperini ha pescato la carta vincente dalla panchina: Nicolò Zaniolo, entrato dopo l’intervallo, ha sbloccato il match con un tiro preciso che ha battuto Sherri.
L’esultanza sotto la curva Nord ha acceso gli animi, scatenando la disapprovazione del pubblico cagliaritano. La partita è proseguita con il Cagliari all’assalto e l’Atalanta in difficoltà: Carnesecchi ha dovuto ancora superarsi per evitare il pareggio e salvare il risultato. La “Dea” ha rischiato fino all’ultimo, con Gasperini visibilmente contrariato per l’atteggiamento dei suoi. I rossoblù, invece, nonostante la sconfitta, hanno mostrato carattere e qualità, mancando solo nella finalizzazione. Alla fine, la capolista esce vincitrice grazie alla bravura del suo portiere e a una giocata di Zaniolo, mentre il Cagliari deve accontentarsi degli applausi e dei rimpianti per un risultato che avrebbe potuto essere diverso.
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“Ci sono sempre stata”: Michela Mura, capogruppo Pd a Sestu e insegnante, racconta la malattia e la guarigione

La scelta della riservatezza pubblica nei nove mesi della malattia ha significato a volte mascherare la propria condizione. Oggi, in un toccante messaggio, spiega perché
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Michela Mura, capogruppo Pd nel consiglio comunale di Sestu, insegnante, guida turistica e attualmente nell’ufficio di gabinetto del Turismo, ha affrontato nei mesi scorsi una malattia grave, un tumore, e ieri ha condiviso sui social il racconto del percorso che l’ha portata alla guarigione.
“Finito. Sono stati mesi complessi e faticosi che mi hanno scaraventato nei 50 anni in un modo che non avrei potuto immaginare”, scrive. “Ho trascorso questo tempo sospeso cercando di viverlo al meglio, senza pensare a nemici da combattere: nessuna guerra e nessuna guerriera, ma semplicemente la pace della bellezza della natura e la ricerca dei modi per stare bene”.
Durante questo periodo ha creato quello che definito il suo “protocollo del benessere”, basato su attività quotidiane come camminare, pedalare, ballare, nuotare e dormire. Ha continuato a studiare, a lavorare e a coltivare nuovi interessi, trovando nella routine strumenti concreti per restare attiva e presente.
Non è stata sola. Racconta del sostegno di persone speciali che l’hanno accompagnata nei primissimi passi e durante i giorni di terapia, e della presenza rispettosa di amici e familiari, determinante nei momenti più difficili.
La scelta della riservatezza pubblica nei nove mesi della malattia ha significato a volte mascherare la propria condizione, affrontare battute infelici e gestire la propria difficoltà in contesti pubblici. Ma dietro ogni gesto c’era la volontà di riportare tutto alla normalità: “Banalmente la voglia di dire al mondo ‘Eccomi, ci sono sempre stata, ma ora anche di più!’”.
Il messaggio principale che Michela Mura vuole trasmettere a chi lotta contro una malattia è chiaro: condividere, sentirsi compresi. “Ciao, non ci siamo mai parlati ma in realtà ci conosciamo già. Ci conosciamo perché abbiamo in comune un’esperienza travolgente che tocca l’anima nel profondo. Io sono più avanti nel percorso e vorrei darti la vicinanza che altre persone sconosciute mi hanno dato in questo periodo. Perché serve parlare, serve condividere, serve essere capiti. Se vorrai sappi che ci sono”.
E qui arriva una lezione per tutti noi, un prezioso spunto di riflessione. Per lei, affrontare la malattia è stato soprattutto un esercizio di scelta quotidiana: decidere come muoversi, come restare curiosa, come continuare a vivere senza perdere autonomia e interesse per ciò che le sta a cuore. La sua esperienza mostra che anche nei momenti più duri, la forza non si trova nelle parole, ma nella capacità di costruire giorno per giorno una vita concreta, fatta di gesti e abitudini che restituiscono controllo e senso a ciò che sembra impossibile.
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