Il quartiere San Michele torna al centro delle cronache per un episodio di inaudita violenza risalente allo scorso 6 dicembre, quando un uomo di cinquant’anni fu brutalmente aggredito all’interno del circolo privato “Buddha Amici”. A distanza di pochi mesi, le serrate indagini della Polizia di Stato hanno portato a una svolta decisiva: nella serata di ieri, gli agenti della Squadra Mobile hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal G.I.P. del Tribunale di Cagliari, nei confronti di due uomini cagliaritani di 42 e 46 anni, ritenuti i presunti autori del raid.
La ricostruzione della dinamica, emersa grazie al meticoloso lavoro della Terza Sezione della Mobile sotto il coordinamento della Procura della Repubblica, delinea un’azione punitiva spietata. Il 42enne avrebbe colpito ripetutamente la vittima utilizzando una mannaia, mentre il complice di 46 anni avrebbe partecipato attivamente all’aggressione armato di un bastone in ferro. Le conseguenze per il cinquantenne sono state devastanti: trasportato d’urgenza al presidio ospedaliero “G. Brotzu”, l’uomo ha dovuto affrontare un delicato intervento chirurgico di ricostruzione tendinea a causa di un profondo taglio al braccio sinistro. Il bollettino medico ha inoltre confermato fratture multiple alla mascella, al setto nasale e una lesione ossea all’arto, con una prognosi complessiva di 45 giorni.
A incastrare i due indagati sono state le testimonianze raccolte nell’immediatezza dei fatti e, soprattutto, l’analisi dei filmati dei sistemi di videosorveglianza, che hanno permesso di cristallizzare le responsabilità individuali nonostante il contesto omertoso. La posizione del 42enne appare particolarmente critica agli occhi degli inquirenti; l’uomo, infatti, avrebbe preso parte alla violenta spedizione mentre si trovava già agli arresti domiciliari per una precedente indagine legata a un sodalizio criminale dedito a spaccio, furti e rapine, con base in via Tiepolo.
L’operazione si è conclusa con il trasferimento di entrambi i soggetti presso la casa circondariale di Uta. Mentre il 46enne è stato rintracciato nella propria abitazione dai poliziotti, al compagno di 42 anni il nuovo provvedimento è stato notificato direttamente dietro le sbarre, dove si trovava già ristretto per la violazione delle precedenti misure. Resta ferma, come da prassi garantista, la presunzione di innocenza per entrambi fino al completamento dell’iter giudiziario.
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