E’ nata Bonnie Raye, la 21esima figlia della famiglia Radford. “Ci fermiamo qui”
Gran Bretagna. Bonnie Rye, 21esima figlia della famiglia Radford è venuta al mondo pochi giorni fa. I genitori, mamma Sue, 43anni e papà Noel, 46, annunciano che sarà l'ultima
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La piccola Bonnie Raye è venuta al mondo lo scorso 6 novembre: niente di strano se non fosse che la piccola è la 21 genita della famiglia Radford, la più numerosa della Gran Bretagna. “Ci fermiamo qui”, hanno assicurato mamma Sue, 43 anni, e papà Noel, 46, di Morecambe, in Lancashire. Lo avevano detto anche per Archie, il 20esimo, appena 1 anno: stavolta sarà quella definitiva?
Come riporta TgCom, i genitori ripetono ad amici e parenti: “chiudiamo qui”. La coppia cerca di mantenere la famiglia dei record gestendo una panetteria.
Mamma Sue, dopo oltre 800 settimane trascorse nella sua vita con il pancione, lo ha ribadito pubblicamente anche al Sun: “Abbiamo entrambi deciso che non ne vogliamo più. Bonnie ha completato la nostra famiglia e posso liberarmi dei vestiti della maternità”. E papà Noel le fa eco: “Alcune persone decidono di fermarsi dopo due o tre bambini, noi lo facciamo dopo 21”.
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Chi è in Sardegna s’affroddieri?

Chi è in Sardegna s’affroddieri e perché tutti prima o poi lo diventano?
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Chi è in Sardegna s’affroddieri?
Chi è in Sardegna s’affroddieri e perché tutti prima o poi lo diventano?
Sardegna, terra dalle tante varianti linguistiche e dai termini simpatici che indicano questa o quell’altra cosa, è anche il luogo dove le parole non si limitano a descrivere, ma raccontano interi modi di vivere, atteggiamenti e sfumature dell’animo umano. Tra queste, una delle più curiose e divertenti è senza dubbio affroddieri, un termine del sardo campidanese che racchiude un piccolo universo di significati e che, a ben vedere, descrive un tipo umano diffusissimo, non solo sull’isola. Ma che cosa significa davvero affroddieri? La traduzione più immediata restituisce una serie di immagini molto vivide: impiccione, ficcanaso, smanioso, ansioso, faccendiere, chiacchierone. Una parola sola per indicare chi non riesce a stare fermo, chi si interessa a tutto, chi mette il naso ovunque, spesso con una certa agitazione di fondo e, talvolta, con un entusiasmo difficile da contenere.
Per capire fino in fondo questo termine bisogna però partire dalla sua radice, s’affroddiu, che è molto più di un semplice stato d’animo. È desiderio, brama, smania, ansia piacevole, prurito, lusinga: un insieme di sensazioni che oscillano tra l’irrequietezza e l’attrazione, tra il bisogno di fare e quello di sapere. Non è un caso che espressioni come affroddiu de bagadia indichino la voglia di zitella, mentre tenniri meda affroddiu significhi desiderare ardentemente, anche sessualmente. In questa parola, dunque, convivono l’urgenza del corpo e quella della curiosità, la spinta emotiva e quella sociale, in un intreccio che restituisce tutta la ricchezza espressiva della lingua sarda.
Da qui deriva il verbo afroddiai, che amplia ulteriormente il quadro: impicciarsi, ficcarsi, ingerirsi nelle cose altrui, ma anche smaniare, agitarsi, non trovare pace. L’affroddieri è quindi colui che vive costantemente in questo stato di tensione attiva, sospeso tra il desiderio e l’azione, tra la curiosità e l’invadenza. Una figura che può risultare fastidiosa, certo, ma che spesso porta con sé anche una componente quasi simpatica, perché dietro quell’irrefrenabile bisogno di sapere e di fare si intravede una vitalità difficile da ignorare.
In fondo, chiedersi chi è in Sardegna s’affroddieri significa interrogarsi su un tratto profondamente umano, che cambia nome da paese a paese ma resta sorprendentemente universale. E forse è proprio questo il fascino delle parole come affroddieri: riescono, con una semplicità disarmante, a catturare interi comportamenti, a trasformare un modo di essere in un’immagine immediata, riconoscibile, quasi inevitabile. Perché, tra una chiacchiera e un’occhiata di troppo, tra una smania e una curiosità, tutti, almeno una volta, finiscono per esserlo.
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