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La Sardegna si conferma ancora una volta uno scrigno di tesori geologici fondamentali per l’economia globale. Tra questi spicca la fluorite, un minerale che si presenta in natura in una spettacolare gamma di colori — dal viola profondo al verde smeraldo, passando per il giallo e il rosa — e che oggi rappresenta molto più di una semplice curiosità per collezionisti. Come spiega il geologo Luigi Sanciu, la fluorite è diventata una risorsa strategica, un pilastro dell’industria moderna che vede l’isola giocare un ruolo di primo piano nello scenario internazionale.
Storicamente estratta nei bacini dell’Iglesiente e del Gerrei, la fluorite sarda trova oggi il suo epicentro a Silius, nella provincia del Sud Sardegna. Qui ha sede una delle miniere più attive e rilevanti a livello nazionale, un sito che consolida la Sardegna come punto di riferimento estrattivo d’eccellenza. Non è un caso che l’Unione Europea abbia ufficialmente inserito questo minerale nell’elenco dei materiali critici ed essenziali per il prossimo futuro, legandolo a settori tecnologici di altissimo profilo.
L’importanza della fluorite spazia dalla chimica avanzata, dove è indispensabile per la produzione di acido fluoridrico e materiali hi-tech come il Teflon, fino all’industria pesante, dove agisce come fondente per ottimizzare la fusione di acciaio e alluminio. Ma è nella sfida della sostenibilità che la fluorite rivela la sua “anima green”: senza questo minerale sarebbe impossibile produrre le batterie di nuova generazione, i pannelli fotovoltaici o le componenti delle turbine eoliche, rendendolo di fatto il motore invisibile della transizione ecologica. Le sue proprietà fisiche uniche la rendono inoltre insostituibile nell’ottica di precisione per la creazione di lenti di altissima qualità.
Anche territori meno noti per la grande attività industriale conservano tracce preziose di questo materiale. A Masullas, il GeoMuseo MonteArci “Stefano Incani” custodisce rari campioni provenienti da una piccola miniera locale ormai chiusa da decenni. Queste testimonianze, pur essendo silenziose, continuano a raccontare la straordinaria ricchezza geologica della terra sarda, un legame tra passato minerario e futuro tecnologico che continua a rinnovarsi sotto i nostri piedi.