Oltre le sbarre, il diritto all’affetto: a Rebibbia nasce il giardino della genitorialità
Il grigiore del cemento penitenziario si concede finalmente una tregua, lasciando spazio al verde della speranza e al calore dei legami familiari che nessuna sentenza può o deve recidere. All'interno della casa circondariale di Rebibbia è stato ufficialmente inaugurato il parco "Abbracci in libertà".
Oltre le sbarre, il diritto all’affetto: a Rebibbia nasce il giardino della genitorialità.
Il grigiore del cemento penitenziario si concede finalmente una tregua, lasciando spazio al verde della speranza e al calore dei legami familiari che nessuna sentenza può o deve recidere. All’interno della casa circondariale di Rebibbia è stato ufficialmente inaugurato il parco “Abbracci in libertà”, un’iniziativa che trasforma radicalmente il concetto di colloquio carcerario, portando la bellezza e il gioco laddove solitamente regnano rigore e privazione. Situato strategicamente nell’area esterna antistante la Chiesa giubilare del complesso, questo nuovo spazio verde con area giochi dedicata ai più piccoli rappresenta il cuore pulsante di un progetto etico di rara sensibilità, fortemente voluto e realizzato da Francesca De Stefano e Santo Versace, rispettivamente vicepresidente e presidente della Fondazione Santo Versace, i quali hanno trovato un prezioso alleato nel sostegno garantito da Banca del Fucino.
L’inaugurazione ha visto la partecipazione delle massime autorità cittadine e istituzionali, a partire dal Sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, affiancato dal presidente del Municipio Roma IV, Massimiliano Umberti, e dalla direttrice del carcere, Maria Donata Iannantuono. La filosofia che sottende a questo intervento architettonico e sociale mira a sostenere il legame tra i padri detenuti e i propri figli, partendo dal presupposto che i bambini siano innocenti per definizione e non debbano scontare una pena che non meritano solo perché impossibilitati ad abbracciare i propri genitori in un contesto dignitoso. Offrire ai padri la possibilità di incontrare la prole in uno spazio accogliente significa affermare un principio fondamentale: la pena non deve interrompere i legami affettivi né ricadere ingiustamente sui minori.
Il parco, la cui progettazione è stata affidata con cura allo Studio Ideas di Milano — società di architettura e ingegneria specializzata nella riqualificazione di spazi aperti e nella rigenerazione urbana — non è solo un’area ricreativa, ma un presidio di civiltà che rafforza la dimensione umana del sistema penitenziario e sostiene percorsi di reinserimento più solidi, con effetti positivi che si riverberano sull’intera comunità. Santo Versace ha ribadito come la dignità della persona passi necessariamente attraverso la custodia dei legami affettivi, sottolineando che il carcere, come dettato dalla Costituzione, deve servire a riabilitare, portando la bellezza anche nei luoghi di marginalità. Sulla stessa linea, Francesca De Stefano ha evidenziato come lo spazio sia stato immaginato affinché l’estetica diventi strumento di cura, capace di proteggere una relazione vitale per il futuro dei piccoli e per la responsabilità dei padri.
Questa realizzazione non costituisce un’azione isolata dell’Amministrazione Penitenziaria, ma rappresenta il frutto prezioso di una sinergia virtuosa con il privato sociale. La direttrice Maria Donata Iannantuono ha evidenziato come il dialogo tra istituzioni e terzo settore permetta al carcere di smettere di essere un corpo estraneo alla città, trasformandolo in un luogo di investimento sul futuro e di alta civiltà. Fondamentale è stato anche l’apporto di Banca del Fucino, con l’amministratore delegato Francesco Maiolini che ha sottolineato il privilegio di affiancare la Fondazione in un’iniziativa che valorizza la dimensione sociale della genitorialità, generando un impatto duraturo sulla coesione e l’inclusione. Sotto il profilo tecnico, l’opera è un modello di efficienza: tutti i materiali utilizzati, le distanze e le strutture installate rispondono rigorosamente ai requisiti previsti dalla normativa vigente, garantendo uno spazio sicuro, a misura di bambino e perfettamente integrato, dove il diritto all’affetto può finalmente trovare una dimora accogliente.
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