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C’è un monte, tra Talana e Villagrande, che porta il nome di un fiore che per lungo tempo ha caratterizzato questi paesaggi: il Monte Genziana, conosciuto anche come Serra Orronori, una vetta di 1.506 metri nel cuore del Massiccio del Gennargentu. Un nome che ci racconta di un legame profondo tra il territorio e una pianta che un tempo colorava i versanti di un giallo intenso durante la primavera, rendendo il paesaggio immediatamente riconoscibile.
La protagonista di questo scenario è la genziana maggiore (gentiana lutea), una pianta rara e affascinante, tipicamente montana. Può raggiungere anche un metro e mezzo di altezza e si distingue per i suoi fiori gialli disposti lungo il fusto. La sua crescita è lenta: fiorisce solo dopo circa dieci anni, rendendo ogni prima fioritura un evento naturale significativo. Sotto terra custodisce il suo elemento più prezioso, una radice a fittone ricca di proprietà digestive, toniche, diuretiche e antibiotiche, conosciute e utilizzate fin dall’antichità.
La sua presenza richiede attenzione anche nell’osservazione, perché può essere confusa con il veratro, una pianta tossica sia per l’uomo che per gli animali, e perché si tratta di una specie protetta.
Secondo la tradizione, “genziana” deriverebbe da Genzio, re dell’Illiria, che nel 160 a.C. ne scoprì le proprietà. L’aggettivo “maggiore” indica le dimensioni rispetto ad altre specie dello stesso genere, mentre “lutea” richiama il colore giallo dei fiori, diverso da quello blu delle genziane alpine.
Le radici essiccate sono state utilizzate per secoli per le loro qualità medicinali: stimolano l’appetito, favoriscono la digestione e agiscono come tonico naturale. La genziana è inoltre conosciuta per il liquore che se ne ricava, dal gusto amaro e aromatico, capace di evolvere da una prima nota dolce a un retrogusto deciso e persistente. Oggi, essendo la pianta protetta, la raccolta è regolamentata e chi desidera utilizzarla deve acquistare le radici in erboristeria.
Nel corso del tempo, proprio l’utilizzo della radice ha inciso sulla diffusione della genziana. Per essere raccolta, infatti, la pianta deve essere completamente estirpata. La richiesta legata alla preparazione di infusi e liquori, spesso senza un’adeguata regolamentazione, ha contribuito probabilmente a ridurne progressivamente la presenza nei territori montani dell’Ogliastra. Un processo lento ma continuo, che ha reso la pianta sempre meno visibile rispetto al passato, anche in luoghi simbolici come il Monte Genziana.
La riduzione della sua presenza ha aperto riflessioni che riguardano non solo la botanica, ma anche il rapporto tra uomo e ambiente montano. In questo contesto si inserisce fortunatamente il lavoro dell’Agenzia Forestas, che negli ultimi anni ha avviato progetti di ripopolamento e conservazione della genziana, attraverso attività di coltivazione in vivaio e reintroduzione nelle aree originarie.
Il Monte Genziana continua così a custodire, nel suo nome, la memoria di una fioritura che ha segnato il paesaggio ogliastrino. Oggi quella presenza è più rara e discreta, ma resta parte dell’identità di questi luoghi, con la prospettiva e la speranza che, grazie agli interventi in corso, possa tornare a diffondersi e a colorare ancora le montagne del Gennargentu.

Genziana Ph Luca Casari

Genziana Ph Luca Casari

Genziana Ph Luca Casari
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