Lo sapevate? Un tempo a Castiadas c’era uno dei carceri agricoli più grandi d’Italia
Il carcere era dotato di una falegnameria, un’officina meccanica, una farmacia, una stazione postale, una officina dei fabbri e una stazione telefonica. Intorno, ettari di coltivazioni
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La storia del carcere di Castiadas ebbe inizio, per volere di Eugenio Cicognani, nel 1875 in un periodo dell’anno che somigliava all’inferno. Ma i condannati ai lavori forzati, in fila con i loro carcerieri, sbarcarono lo stesso sulla spiaggia di Cala Sinzias. La loro fatica sarebbe stata enorme: doveva sorgere il carcere agricolo più grande della Sardegna e dell’intera Italia e non c’era tempo da perdere.
Mano a mano che il tempo passava, altri detenuti furono trasferiti a Castiadas per contribuire ai lavori. Il carcere era dotato di una falegnameria, un’officina meccanica, una farmacia, una stazione postale, una officina dei fabbri e una stazione telefonica. L’area intorno al carcere venne bonificata e avviata alla coltivazione di ogni sorta di colture agricole come cereali, legumi, frutta e verdura, servite non solo a sostentamento dei reclusi e del personale, ma anche a fini commerciali. Inoltre, il carcere di Castiadas divenne famoso per la produzione di carbone. Il compenso dei detenuti era determinato dal tipo di lavoro svolto.
Il carcere resistette fino al 1952, ma non fu certo un posto lieto: molte persone decisero di porre fine alla loro vita piuttosto che sopportare le dure condizioni del carcere.
Oggi, però, il vecchio carcere è stato recuperato e trasformato in una meta turistica, soprattutto in primavera quando la zona non è ancora presa d’assalto dai turisti e la temperatura è mite. Nel 2015, l’opera di recupero ha riguardato la casa del direttore, le scuderie e un’intera ala del carcere.
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“Revolution of Souls”: presto il nuovo singolo di Stefania Sistu e Daniele Pireddu

Con “Revolution of Souls” si invita a guardare oltre il caos della contemporaneità, a cercare una luce nelle ombre e a trovare nella musica lo spazio per una propria rivoluzione interiore.
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Stefania Sistu e Daniele Pireddu inaugurano il 2026 con “Revolution of Souls”, un singolo autoprodotto che unisce testo e arrangiamenti vocali di Stefania alla musica, al basso e agli arrangiamenti di Daniele.
Il brano nasce con un messaggio chiaro e attuale. In un mondo segnato da tensioni geopolitiche, rapide evoluzioni tecnologiche e un’ondata di violenza crescente, la canzone affronta il tema della manipolazione dei modelli di vita e dell’influenza inconsapevole dei messaggi che arrivano dall’alto. “Revolution of Souls” propone una riflessione sulla necessità di risveglio e resilienza, anticipando la speranza di un cambiamento necessario.
Il videoclip, realizzato da Daniele Pireddu, mostra una rosa nera, simbolo di speranza, che accompagna visivamente il messaggio del brano.

Revolution of Souls
La produzione ha potuto contare sulla professionalità di Manu Canu, che ha seguito registrazioni e mastering, valorizzando ogni dettaglio del progetto.
Dopo questo singolo, Stefania Sistu annuncia l’arrivo di un nuovo brano, tratto dal suo primo album “L’altra Me”, rivisitato in chiave moderna. Il duo, noto anche come Echoss Duo, ha inoltre in programma esibizioni live; tutti i dettagli sono disponibili sul profilo Instagram ufficiale.
Con “Revolution of Souls” si invita a guardare oltre il caos della contemporaneità, a cercare una luce nelle ombre e a trovare nella musica lo spazio per una propria rivoluzione interiore.

Daniele Pireddu
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