Lo sapevate? In Sardegna esiste il Museo del Carbone: ecco dove
Il progetto per il recupero e la valorizzazione del sito ha reso fruibili gli edifici e le strutture minerarie che oggi costituiscono il Museo: ecco come e quando visitarlo
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Il sito minerario di Serbariu, attivo dal 1937 al 1964 nel Sulcis, ha caratterizzato l’economia del Sulcis e rappresentato tra gli anni ’30 e ’50 una delle più importanti risorse energetiche d’Italia. Il complesso è stato recuperato e ristrutturato a fini museali e didattici. Il progetto per il recupero e la valorizzazione del sito ha reso fruibili gli edifici e le strutture minerarie che oggi costituiscono il Museo del Carbone.
La visita include i locali della lampisteria, della galleria sotterranea e della sala argani.

PH Museo del carbone
Nella lampisteria ha sede l’esposizione permanente sulla storia del carbone, della miniera e della città di Carbonia. L’ampio locale accoglie una preziosa collezione di lampade da miniera, attrezzi da lavoro, strumenti, oggetti di uso quotidiano, fotografie, documenti, filmati d’epoca e videointerviste ai minatori.
La galleria sotterranea mostra l’evoluzione delle tecniche di coltivazione del carbone utilizzate a Serbariu dagli anni ’30 fino alla cessazione dell’attività, in ambienti fedelmente riallestiti con attrezzi dell’epoca e grandi macchinari ancora oggi in uso in miniere carbonifere attive.
La sala argani, infine, conserva al suo interno il macchinario con cui si manovrava la discesa e la risalita delle gabbie nei pozzi per il trasporto dei minatori e delle berline vuote o cariche di carbone.
Rappresentazione autentica di usi e costumi: il film di Fabio Manuel Mulas premiato in Australia

“Onorato di dare lustro a questa isola nel mondo, che merita tanto e che, attraverso il cinema, potrebbe attirare tantissime persone a visitarla”
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Un importante riconoscimento internazionale illumina il cinema sardo e il suo legame con identità, tradizioni e territorio: il regista Fabio Manuel Mulas ha ricevuto una menzione d’onore all’Australia Film Festival 2026 per il suo film ambientato in Sardegna, premiato con la motivazione “per gli usi, costumi e per la rappresentazione in maniera fedele e originale di un popolo”.
Un tributo che valorizza la capacità dell’opera di raccontare con autenticità l’anima dell’isola, evitando stereotipi e restituendo uno sguardo genuino sulla cultura sarda. Grande l’emozione del regista, che ha dichiarato: “Onorato di dare lustro a questa isola nel mondo, che merita tanto e che, attraverso il cinema, potrebbe attirare tantissime persone a visitarla”, sottolineando il valore del cinema come strumento di promozione culturale e turistica, pur senza nascondere una critica netta alle istituzioni: “Ma purtroppo siamo limitati dall’incompetenza della nostra stessa Regione”.
Quello ottenuto in Australia si inserisce in un percorso già segnato da successi internazionali, come quello raggiunto nel 2017 al Festival Mondiale del Cinema di Milano, dove il film “Bandidos e Balentes – Il codice non scritto” è stato premiato come miglior film in lingua straniera, il più alto riconoscimento per i lungometraggi, ottenendo anche cinque nomination e imponendosi su oltre 400 opere provenienti da tutto il mondo. L’opera è risultata l’unica in gara a rappresentare l’Italia: un progetto interamente 100% made in Sardegna, dal cast all’autoproduzione, reso ancora più unico dall’utilizzo di 45 varianti della lingua sarda.
Oggi Mulas guarda avanti con “Bandidos e Balentes 2. La resa dei conti”, nuovo thriller che sarà girato interamente nell’isola, con i primi ciak previsti per la prossima primavera, quando la Sardegna esprime al massimo il suo fascino. Le riprese si svolgeranno tra il Parco nazionale dell’Asinara, l’Area marina protetta dell’isola dell’Asinara, la Barbagia di Ollolai, l’Ogliastra, il suo paese d’origine Bono e la foresta di Burgos nel Goceano. Il film, prodotto dalla Nuragica Film, attraversa diverse epoche — dagli anni ’50 agli anni ’70 fino ai primi anni 2000 — per raccontare il mondo delle faide e lo scontro tra i Bandidos, giovani sardi, e le Balentes, donne forti e coraggiose. Un racconto ispirato a storie realmente accadute che conferma come il cinema possa diventare uno strumento potente per valorizzare e raccontare al mondo una Sardegna autentica e ancora tutta da scoprire.
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