Omicidio Dina Dore: i beni restano a Rocca, destinato all’ergastolo
La giudice ha rigettato l'istanza avanzata dalle sorelle e dalla madre di Rocca: i beni restano a lui
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I beni intestati a Francesco Rocca – il dentista di Gavoi condannato in via definitiva all’ergastolo come mandante dell’omicidio della moglie Dina Dore avvenuto nel marzo 2008, – appartengono a lui soltanto: lo ha stabilito la giudice civile del tribunale di Nuoro Tiziana Longu, rigettando l’istanza avanzata dalle sorelle e dalla madre di Rocca.
Un’astuzia probabilmente per evitare di rendere i beni del dentista aggredibili dai Dore e dalla stessa figlia 13enne di Rocca, per il cui risarcimento sono in corso altre due cause civili.
I FATTI. Dina Dore è stata uccisa il 26 marzo 2008 a Gavoi, in Sardegna. L’omicida ha colpito Dina alla testa con un corpo contundente, l’ha poi incaprettata e imbavagliata con del nastro adesivo e messa nel bagagliaio dell’auto che la donna aveva parcheggiato nel garage della casa dove viveva con il marito Francesco e la figlia Elisabetta, che al tempo aveva soli 8 mesi. Il marito è stato condannato in via definitiva all’ergastolo per aver commissionato ad un minorenne, Pierpaolo Contu, l’omicidio di Dina.
Ovodda, 18enne arrestato per fucile clandestino e munizioni

Vista la gravità del reato e il tentativo di occultamento, il diciottenne è stato arrestato in flagranza e posto ai domiciliari su disposizione della Procura
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Sabato un’operazione congiunta tra i Carabinieri della Stazione di Ovodda e lo Squadrone Eliportato Cacciatori “Sardegna” ha portato all’arresto di un allevatore di 18 anni accusato di possesso di arma clandestina e munizioni.
Le indagini hanno condotto i militari in un fondo agricolo del giovane, situato nelle campagne di Ovodda, dove è stato trovato un fucile calibro 16 con matricola cancellata, nascosto sotto un tronco e avvolto in una busta di plastica tra rifiuti e scarti. Nel corso dell’intervento sono state sequestrate anche 26 cartucce, tra cui 23 calibro 12 e 3 calibro 16, ora sottoposte ad accertamenti tecnici.
Vista la gravità del reato e il tentativo di occultamento, il diciottenne è stato arrestato in flagranza e posto ai domiciliari su disposizione della Procura. Il 26 gennaio il GIP del Tribunale di Nuoro ha convalidato l’arresto, confermando la misura cautelare. Il procedimento è ancora in corso, e la responsabilità del giovane sarà definita nel corso del processo.
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