(VIDEO) “FÌGIU”, il dolore di una madre che diventa voce: il nuovo videoclip di Manuela Mameli
Al centro del brano, scritto in collaborazione con Ignazio Pepicelli Sanna, c’è il dolore assoluto di una madre che perde un figlio. Un’esperienza che supera le parole e si trasforma in un dialogo intimo, quasi sospeso, con qualcosa di più grande.
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“FÌGIU”, il brano di Manuela Mameli, cantante di Triei, e Ignazio Pepicelli Sanna, torna oggi in una nuova veste visiva con un videoclip intenso e profondamente evocativo, pubblicato in occasione del Venerdì Santo.
Una scelta simbolica, che accompagna perfettamente il significato del pezzo: un racconto che attraversa il dolore più profondo per aprirsi, con delicatezza, a una possibile idea di rinascita.
Al centro del brano, scritto in collaborazione con Ignazio Pepicelli Sanna, c’è il dolore assoluto di una madre che perde un figlio. Un’esperienza che supera le parole e si trasforma in un dialogo intimo, quasi sospeso, con qualcosa di più grande. Non si tratta di una preghiera tradizionale, ma di una tensione emotiva potente: quella di una madre che attraversa il vuoto, interroga il silenzio e si rivolge a Dio senza risposte certe, nel tentativo di dare un senso all’assenza. «Il progetto nasce dalla collaborazione con Ignazio Pepicelli Sanna, con cui condivido una profonda affinità espressiva. Ci siamo incontrati a Milano, lontani dalla nostra terra, ma proprio lì è nato un legame umano e creativo capace di riportarci entrambi alle nostre origini», racconta Manuela Mameli.
Il riferimento è universale e profondamente radicato nella cultura occidentale: l’immagine della madre che piange il figlio richiama inevitabilmente quella della Madonna. Ma in “FÌGIU” questo simbolo si amplia e si trasforma in qualcosa di contemporaneo, umano, vicino alla sensibilità del presente.
In un tempo storico segnato da conflitti e perdite, il brano si fa eco di un dolore collettivo, trasformando una storia individuale in una riflessione più ampia sulla fragilità e sulla resistenza umana.
Il videoclip, girato tra Petralonga e la spiaggia di Santa Maria Navarrese, rafforza ulteriormente questo racconto. Le immagini costruiscono un dialogo continuo tra pietra e mare, due elementi opposti ma complementari, che diventano metafora visiva del contrasto tra forza e vulnerabilità, tra ciò che resiste e ciò che travolge.
Nel cuore del brano resta una domanda aperta, ma anche un auspicio: che, anche nel dolore più profondo, possa esistere uno spazio — fragile ma necessario — per una possibile rinascita. Una resurrezione che riguarda non solo il singolo, ma l’intera collettività, oggi più che mai.
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