Credenze popolari sarde. Perché si dice porti male rovesciare olio e sale?
In Sardegna ( ma non solo) per tanto tempo si è creduto che rovesciare olio e sale portasse sfortuna. Oggi vi spieghiamo quali sono le ragioni – molto antiche – alla base di questa credenza popolare.
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In Sardegna ( ma non solo) per tanto tempo si è creduto che rovesciare olio e sale portasse sfortuna. Oggi vi spieghiamo quali sono le ragioni – molto antiche – alla base di questa credenza popolare.
Ci sono molte credenze popolari che si tramandano da generazioni in cucina, ma le più famose e conosciute sono quelle relative all’utilizzo di sale e olio.
Il sale, da sempre considerato un bene pregiato, era utilizzato già dagli antichi Romani come strumento di commercio e di pagamento ( da qui il termine “salario”). Rovesciare accidentalmente sale sulla tavola è considerato quindi un presagio di sfortuna e in particolare un segno che denota una futura perdita di denaro.
Inoltre, è molto diffusa la credenza che il sale “non debba passare di mano in mano”, perché in un passaggio della Bibbia si dice che Giuda avesse sparso del sale poco prima di tradire Gesù nell’ultima cena.
Simile è il caso dell’olio. L’olio, tanto apprezzato da essere conosciuto come “oro liquido”, è sempre stato considerato un alimento prezioso e ricco sin da tempi antichi. Involontariamente sciupare dell’olio, versandolo sulla tavola o a terra, è ritenuto un simbolo di spreco e di una sorta di maledizione: un annuncio di sventura e povertà.
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I volti della Blue Zone: a Villagrande i murales celebrano il segreto dei centenari

Nel cuore della Blue Zone ogliastrina, le facciate del centro storico diventano un archivio a cielo aperto. Il ritratto di Salvatore Brundu, "affrancato" sulla pietra, simbolo di una longevità da record.
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Ci sono luoghi dove il tempo sembra aver stretto un patto di non belligeranza con l’uomo. Uno di questi è Villagrande Strisaili, il borgo dell’Ogliastra che detiene il titolo mondiale di Blue Zone, dove superare il secolo di vita non è un evento eccezionale, ma una solida tradizione familiare. Qui, tra i vicoli stretti del centro storico, la memoria non sbiadisce: si fa colore e si imprime sui muri.

Foto di Villagrande Strisaili
L’itinerario tra le vie del paese si è trasformato negli anni in una galleria d’arte identitaria. I murales non ritraggono scene pastorali o lotte politiche, ma le persone che hanno reso celebre questo territorio: i suoi centenari. Camminare per Villagrande significa incrociare gli sguardi di chi ha attraversato il Novecento, portando con sé segreti di alimentazione, genetica e legami di comunità che oggi tutto il mondo studia.
Tra le opere più significative spicca il ritratto dedicato a Salvatore Brundu. Nato il 1° maggio 1888, la sua effige è stata dipinta con una scelta stilistica particolare: quella di un francobollo gigante. Un’opera che sembra voler “spedire” al futuro la testimonianza di un uomo che ha vissuto cento anni di storia sarda, diventando simbolo di una terra che custodisce la vita con ostinata fierezza.
Questi murales non sono semplici decorazioni, ma un itinerario culturale unico. Uniscono l’arte urbana alla ricerca scientifica sulla longevità, offrendo ai visitatori un motivo in più per addentrarsi nell’entroterra. In un’epoca di frenesia digitale, i muri di Villagrande Strisaili impongono una sosta. Ricordano che la qualità della vita, il rispetto per gli anziani e il legame con il territorio sono le vere radici di una Sardegna autentica. Cento anni di vita impressi sulla pietra: una lezione di tempo che solo l’Ogliastra può impartire con tale maestosità.
(Foto di @VillagrandeStrisaili)
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