In Sardegna c’è una domus de janas decorata talmente bella da chiamarsi “S’incantu”
La sua bellezza risalente a cinquemila anni fa, la rende la più spettacolare tra le 215 dome scolpite o dipinte(e su 3500 totali) scoperte nell’isola.
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La Tomba dell’Architettura Dipinta, nota come S’Incantu, è la più famosa delle quattro Domus de Janas nella necropoli di monte Siseri, nel comune di Putifigari (SS) in Sardegna.
La sua bellezza risalente a cinquemila anni fa, la rende la più spettacolare tra le 215 dome scolpite o dipinte(e su 3500 totali) scoperte nell’isola.
L’interno della tomba raggiunge l’apice dell’arte neolitica grazie alla complessità e all’armonia architettonica, alla ricchezza e alla varietà di decori e colori, e alla ricercatezza legata all’attenzione dei popoli prenuragici nei confronti dei defunti. Fu scoperta nel 1989 ed è datata tra il Neolitico recente e l’Eneolitico (3200-2600 a.C.); essa fu utilizzata sino all’epoca romana.
La tomba si trova lungo il pendio del Siseri, a quota 850 metri, ed è la tomba I del sepolcreto scavato ad anfiteatro. A poche decine di metri di distanza si trovano le tombe II e III, parzialmente danneggiate e soggette all’inondazione a causa del crollo parziale dei loro soffitti. Sul versante opposto del monte, a 700 metri dalle altre tre, si trova la quarta tomba chiamata Badde de Janas, anch’essa danneggiata.
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A quasi un anno dall’omicidio di Marco Mameli, la famiglia incalza: “Non dimenticatelo, vogliamo giustizia”

Marco aveva 22 anni. Aveva un sorriso che tutti ricordano. E oggi, mentre il 1° marzo si avvicina, la sua famiglia rinnova una richiesta semplice e forte: giustizia. Perché il suo nome non venga dimenticato. Perché la verità non resti nell’ombra.
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Il 1° marzo si avvicina. Una data che per la famiglia di Marco Mameli non è solo un giorno sul calendario, ma il ricordo di una notte che ha cambiato tutto. Marco, 22 anni, è stato ucciso durante i festeggiamenti di Carnevale a Bari Sardo, in quella che doveva essere una serata di allegria e spensieratezza.
Un omicidio che, a distanza di mesi, è ancora senza colpevoli. Una ferita aperta che non riguarda soltanto i familiari del giovane, ma un’intera comunità profondamente segnata da quanto accaduto e dal silenzio di chi quella notte era presente.
Oggi la famiglia torna a far sentire la propria voce con un appello chiaro e carico di dolore. “Non vogliamo che Marco venga dimenticato, ci hanno privato della sua presenza. Marco aveva un animo troppo buono, sempre presente, sempre col sorriso”.
Parole che raccontano non solo la sofferenza, ma anche il ricordo di un ragazzo dal cuore grande, sempre pronto ad aiutare chiunque ne avesse bisogno. Marco era pieno di vita, di sogni, di speranze. Stava costruendo il suo futuro, con tanti progetti ancora da realizzare.
In questi mesi non sono mancati gli appelli, soprattutto quelli strazianti di mamma Simona Campus, che ha continuato a chiedere verità e giustizia per suo figlio. Un grido che non si è mai spento. “Abbiamo bisogno di risposte. Abbiamo bisogno che venga fatta piena luce sui fatti”.
Ilbono, il paese di Marco, ha dimostrato fin da subito quanto fosse amato. Le strade si erano riempite di lenzuola bianche con messaggi scritti con il cuore in mano e gli occhi colmi di lacrime. Un segno silenzioso ma potente di vicinanza e di memoria condivisa.
La famiglia chiede che non cali l’attenzione, che chi sa parli, che venga fatta chiarezza su quella notte di Carnevale. Non c’è rabbia nelle loro parole, ma la determinazione di chi pretende verità per un figlio strappato troppo presto alla vita.
Marco aveva 22 anni. Aveva un sorriso che tutti ricordano. E oggi, mentre il 1° marzo si avvicina, la sua famiglia rinnova una richiesta semplice e forte: giustizia. Perché il suo nome non venga dimenticato. Perché la verità non resti nell’ombra.

Striscione per Marco Mameli
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