In Sardegna c’è una domus de janas decorata talmente bella da chiamarsi “S’incantu”
La sua bellezza risalente a cinquemila anni fa, la rende la più spettacolare tra le 215 dome scolpite o dipinte(e su 3500 totali) scoperte nell’isola.
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La Tomba dell’Architettura Dipinta, nota come S’Incantu, è la più famosa delle quattro Domus de Janas nella necropoli di monte Siseri, nel comune di Putifigari (SS) in Sardegna.
La sua bellezza risalente a cinquemila anni fa, la rende la più spettacolare tra le 215 dome scolpite o dipinte(e su 3500 totali) scoperte nell’isola.
L’interno della tomba raggiunge l’apice dell’arte neolitica grazie alla complessità e all’armonia architettonica, alla ricchezza e alla varietà di decori e colori, e alla ricercatezza legata all’attenzione dei popoli prenuragici nei confronti dei defunti. Fu scoperta nel 1989 ed è datata tra il Neolitico recente e l’Eneolitico (3200-2600 a.C.); essa fu utilizzata sino all’epoca romana.
La tomba si trova lungo il pendio del Siseri, a quota 850 metri, ed è la tomba I del sepolcreto scavato ad anfiteatro. A poche decine di metri di distanza si trovano le tombe II e III, parzialmente danneggiate e soggette all’inondazione a causa del crollo parziale dei loro soffitti. Sul versante opposto del monte, a 700 metri dalle altre tre, si trova la quarta tomba chiamata Badde de Janas, anch’essa danneggiata.
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Cala Goloritzé, 1994: l’abbraccio di due giovani sposi in un’Ogliastra da sogno

Una foto dal passato risveglia l'emozione per il paradiso di Cala Goloritzè: la testimonianza di Michele e Maria, uniti da un legame indissolubile con l’Isola.
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Esistono immagini capaci di catturare non solo un momento, ma l’anima stessa di un territorio che cambia. È il caso del dolcissimo scatto inviato da Michele Budroni, un frammento di memoria che ritrae lui e la moglie Maria a Cala Goloritzé nel 1994. All’epoca erano giovani sposi, freschi di matrimonio, ritratti in un momento di pura felicità davanti alla bellezza accecante di uno dei monumenti naturali più belli della Sardegna.

Michele e Maria Budroni
La foto ci restituisce l’immagine di un’Ogliastra d’altri tempi, un paradiso selvaggio che Michele non ha mai smesso di amare nonostante la vita lo abbia portato lontano. Budroni, che ha vissuto tra Tortolì e Arbatax dal 1977 al 1983, oggi risiede a Pisa, ma il legame con la Sardegna resta un filo invisibile e resistentissimo. La decisione di condividere questo ricordo nasce dalla voglia di omaggiare un luogo unico, proprio ora che la sua fragilità è balzata agli onori della cronaca.
Il pensiero corre infatti al recente passaggio del ciclone Harry, che ha colpito duramente le coste isolane tentando di stravolgere i lineamenti millenari di Cala Goloritzé. Vedere oggi quegli sposi innamorati, protetti dalla maestosa guglia calcarea e bagnati dal turchese cristallino di 30 anni fa, funge da potente promemoria sulla necessità di preservare un patrimonio che appartiene a tutti, ma che parla in modo speciale a chi, come Michele, porta la Sardegna nel cuore ovunque vada.
La storia di Michele e Maria ci ricorda che, mentre il clima e le stagioni possono minacciare la bellezza fisica dei luoghi, la memoria e l’amore restano custodi fedeli di un’Isola che, nel profondo, non cambia mai. È un omaggio alla Sardegna del presente e del passato, un invito a guardare al futuro con la stessa speranza di quei due giovani sposi che, nel 1994, sceglievano l’Ogliastra come cornice del loro inizio.
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