Il semaforo di Punta Falcone: un gioiello abbandonato con vista sulla Corsica
La storia del punto più settentrionale dell’isola, dalla regolamentazione del traffico navale alla dismissione della rete costiera nazionale, oggi totalmente abbandonato
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La creazione del semaforo è stata una risposta alla tragedia del naufragio della fregata francese Sémillante nel 1855. Dopo quasi un secolo di attività, il semaforo è stato dismesso con l’introduzione di nuove tecnologie di comunicazione radionavale. Oggi la struttura è ridotta a uno scheletro.
Situato sulla collina di Punta Falcone, offriva una visuale spettacolare sullo stretto e sulla Corsica, come raccontano bene gli amici di www.sardegnaabbandonata.it
Il semaforo di Punta Falcone, costruito per dirigere il traffico navale sulle Bocche di Bonifacio, ha continuato a funzionare fino all’introduzione delle nuove tecnologie di comunicazione radionavale. Durante la Seconda Guerra Mondiale, l’area circostante si affollò con l’installazione di batterie antiaeree e antinave.
Dopo quasi un secolo di servizio, il semaforo fu pensionato con la dismissione della rete costiera nazionale. Oggi, la struttura è ridotta a uno scheletro fatiscente, spogliata di mobilio e tracce umane, ma offre ancora una vista panoramica sulle Bocche di Bonifacio e sulla Corsica. La sala centrale e la vecchia asta semaforica sono murate, ma la terrazza sovrastante offre una vista mozzafiato sulla zona circostante.
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Neve e ghiaccio sul tetto dell’Isola: lo spettacolo invernale di Punta La Marmora

Il reportage del meteorologo Matteo Tidili tra galaverna, raffiche di maestrale e accumuli record oltre i 1500 metri.
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Mentre la primavera inizia a bussare alle porte delle zone costiere, la vetta della Sardegna si presenta nel pieno del suo splendore invernale.

Foto di Matteo Tidili
Il meteorologo Matteo Tidili ha documentato con immagini straordinarie l’attuale situazione a Punta La Marmora, la cima più alta del massiccio del Gennargentu, dopo le abbondanti precipitazioni nevose che hanno interessato l’Isola nelle ultime settimane.

Foto di Matteo Tidili
L’escursione, che si è snodata lungo il percorso che dal rifugio Erba Birdes conduce fino ai 1834 metri della vetta, ha offerto uno scenario di rara potenza naturale. Il paesaggio è dominato dai segni del freddo estremo: tra gli ultimi rovesci di neve e le intense raffiche di maestrale, le rocce e la vegetazione d’alta quota appaiono completamente trasformate da spettacolari formazioni di ghiaccio.

Foto di Matteo Tidili
Tidili ha evidenziato la presenza di galaverna e calabrosa, fenomeni che si verificano quando le goccioline d’acqua presenti nella nebbia congelano istantaneamente a contatto con le superfici gelide.

Foto di Matteo Tidili
Sotto il profilo tecnico-meteorologico, la distribuzione del manto nevoso appare fortemente condizionata dall’altitudine e dall’azione del vento. Attualmente, la neve al suolo è presente con continuità solo a quote superiori ai 1500 metri.

Foto di Matteo Tidili
Lo spessore medio del manto si attesta tra i 30 e i 40 centimetri, ma il forte vento di maestrale ha lavorato il paesaggio creando accumuli significativi: nelle aree sottovento e nelle conche più riparate, la neve può superare localmente il metro di altezza. Un ambiente affascinante quanto severo, che ricorda ancora una volta l’anima alpina del cuore della Sardegna.
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