Nel silenzio millenario di Ruinas, ad Arzana, la terra ha restituito un frammento prezioso di un passato cosmopolita. Durante i recenti scavi archeologici condotti nell’area antistante il pozzo sacro, a pochi chilometri dal celebre sito di S’Arcu ‘e is Forros, è stato rinvenuto uno scarabeo risalente all’Età del Ferro che getta una nuova luce sulle capacità di interazione delle popolazioni nuragiche. Il reperto, un capolavoro di miniatura in steatite, non è soltanto un oggetto estetico ma un potente testimone dei legami commerciali e culturali che univano la Sardegna alle civiltà del Levante.

Foto Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio di Cagliari
L’eccezionalità del ritrovamento risiede nei dettagli tecnici e simbolici dell’oggetto. La base dello scarabeo presenta infatti incisioni in caratteri geroglifici, una firma distintiva che ne colloca l’origine nell’area del Mediterraneo orientale, con ogni probabilità nell’antica Fenicia, l’odierno Libano. La presenza di una montatura in argento e le tracce del castone confermano che il monile non fosse un semplice soprammobile, bensì un amuleto personale o un sigillo unico nel suo genere, indossato con orgoglio come pendente al collo. Questo manufatto si affianca all’esemplare già noto del nuraghe Nurdole, consolidando l’ipotesi di rotte di scambio consolidate che dalle coste penetravano nell’entroterra sardo, ricalcando quelle che sarebbero poi diventate le vie della transumanza.
L’indagine scientifica è attualmente nel vivo della sua fase operativa. Gli scavi sono portati avanti dalla ditta Trowel sotto il coordinamento dell’archeologo Demis Murgia e la direzione scientifica di Enrico Dirminti, funzionario della Soprintendenza di Sassari e Nuoro. Proprio Dirminti sta conducendo gli studi specialistici sul reperto per decifrarne appieno il significato e la provenienza esatta. Il lavoro sul campo si intreccia così con la ricerca accademica, trasformando un piccolo oggetto di pietra in una chiave di lettura per comprendere l’economia e la spiritualità di un’epoca di grandi transizioni.
Attualmente, il prezioso scarabeo ha lasciato le montagne dell’Ogliastra per essere trasferito nel centro di restauro di Li Punti, a Sassari. Qui, sotto la supervisione della restauratrice Sofia Bertolini, il reperto è sottoposto a delicati interventi conservativi e indagini diagnostiche non invasive. Questo processo è fondamentale per preservare l’integrità della steatite e dell’argento prima che l’oggetto possa essere finalmente svelato al pubblico. Solo al termine di queste analisi si potrà decidere la sede della sua esposizione permanente, restituendo alla comunità un simbolo tangibile di una Sardegna che, già tremila anni fa, era tutt’altro che isolata.
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