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Lo sapevate? Sino al 1957 si pensava che Su Sterru a Baunei fosse la bocca di un vulcano.
Il fondo de Su Sterru a Baunei fu raggiunto la prima volta solamente nel 1957, prima attorno a questa voragine aleggiavano molti misteri.
L’abisso millenario nel cuore del Supramonte e il segreto della voragine di Baunei.
Nell’aspro e suggestivo cuore del Supramonte di Baunei, proprio dove l’altopiano di Golgo si distende nei pressi della solitaria chiesa campestre di San Pietro, si apre un baratro leggendario che per secoli ha alimentato miti popolari e interpretazioni scientifiche oggi superate; parliamo di Su Sterru, conosciuto anche come S’Isterru o più comunemente come la Voragine di Golgo, un immenso inghiottitoio naturale che si spalanca all’improvviso nel terreno e che è considerato dagli esperti tra le più profonde voragini a singola campata dell’intero territorio europeo. Per lungo tempo, e precisamente sino al fatidico 1957, la credenza collettiva e persino la cartografia ufficiale sostenevano che questa impressionante apertura fosse in realtà la bocca di un antico vulcano; le vecchie mappe topografiche dell’epoca ne segnalavano infatti l’ingresso con l’inequivocabile denominazione di Cratere vecchio, poiché si ipotizzava che proprio da quel punto fossero fuoriuscite le colate di lave nere che ancora oggi ricoprono parte del paesaggio circostante. La verità geologica emerse tuttavia soltanto nell’estate del 1957, quando gli speleologi del Gruppo Grotte Nuorese riuscirono finalmente nell’impresa di toccare la base dell’abisso, un traguardo tentato per moltissimi anni da diversi esploratori le cui fatiche si erano sempre rivelate infruttuose a causa delle attrezzature inadeguate; le corde utilizzate nei vari tentativi passati risultavano infatti essere costantemente troppo corte rispetto alle reali e allora ignote dimensioni della voragine. Una volta raggiunto il fondo, situato dopo un salto verticale quasi perfetto di circa 295 metri, i pionieri dello speleo-gruppo trovarono una base completamente ricoperta dalle innumerevoli pietre lanciate nel corso dei decenni dai visitatori, ma soprattutto fecero chiarezza sulla genesi del sito; si tratta infatti di una voragine carsica creatasi nel calcare giurese a un’altitudine di circa 400 metri sul livello del mare, dove la sezione di tipo ellittico mantiene un diametro uniforme di circa 25 metri per gran parte dello sviluppo, per poi allargarsi fino a raggiungere i 40 metri sul fondo.
La struttura geologica interna dell’inghiottitoio è di straordinario interesse poiché rivela una netta stratificazione: la parte più superficiale, profonda circa 25 metri, è composta da rocce nere basaltiche formatesi tra il cenozoico e il neozoico, mentre la restante e più imponente porzione dell’abisso è costituita da rocce bianche calcaree.
La formazione di questo gigante naturale non è dunque legata a un’attività magmatica, bensì a normali fenomeni di erosione operati principalmente dall’azione dell’acqua sulla roccia calcarea; tale processo erosivo ha progressivamente indebolito il supporto naturale fino a causare il crollo delle pesanti pareti basaltiche sovrastanti, le quali a un certo punto non sono più state in grado di sopportare la mole del proprio peso. In epoche più recenti l’interesse scientifico per Su Sterru è cresciuto costantemente e numerose spedizioni hanno raggiunto le sue profondità per documentarne ogni segreto; le pareti verticali sono state fotografate meticolosamente metro dopo metro e un gruppo di biologi ha soggiornato per diversi giorni consecutivi all’interno della cavità allo scopo di studiare la flora particolare e la microfauna che sopravvive in questo ambiente isolato.
Nonostante il fascino magnetico che esercita sui viaggiatori, la Voragine del Golgo non è un luogo attrezzato per accogliere un flusso turistico e, a causa della sua estrema difficoltà tecnica, rimane accessibile esclusivamente a specialisti e professionisti del settore, restando così un monumento naturale protetto dalla sua stessa, vertiginosa profondità.