Lanusè. Publicau su programma uficiali “Sguardi, Visioni, Storie”: de su 20 a su 22 de onniasantu in su Tonio Dei
canale WhatsApp

Si è conclusa ieri sera nella piazza Don Luigi del Giudice di Bari Sardo la partecipata iniziativa “Estia. Nodi di comunità”, un’opera di arte pubblica partecipativa che per due giorni ha coinvolto cittadini di tutte le età nella costruzione di un simbolo condiviso di comunità. L’intervento artistico, realizzato il 13 e 14 marzo 2026, ha trasformato lo spazio pubblico in un luogo di incontro, creatività e collaborazione. L’opera nasce all’interno del progetto di arte pubblica “Tra il muro e il mare”, curato da Urban Center in collaborazione con il Comune di Bari Sardo e finanziato dalla Fondazione di Sardegna. Urban Center è una realtà conosciuta e apprezzata per i suoi interventi che mettono insieme arte e innovazione sociale, spesso attraverso processi partecipativi capaci di coinvolgere direttamente le comunità nei territori in cui opera.
“Estia. Nodi di comunità” prende il nome da Estia, la dea greca del focolare domestico, simbolo di unione e coesione tra i membri della comunità. Un riferimento che si traduce nell’azione collettiva proposta ai cittadini. Durante le due giornate gli abitanti di Bari Sardo sono stati invitati a partecipare attivamente alla realizzazione dell’opera intervenendo su uno speciale telaio installato nella piazza. Ognuno ha contribuito portando con sé piccoli pezzi di tessuto e un paio di forbici: strisce colorate, ritagli di stoffa e frammenti di storie personali che sono stati annodati insieme. Un gesto semplice che diventa metafora di legami e relazioni.
La struttura dell’opera è composta da diversi elementi realizzati da artigiani e artisti del territorio: la parte in ferro del telaio è stata realizzata da Mauro Sioni, mentre la parte in pietra è stata realizzata dall’artista Aldo Casti, originario di San Sperate, paese noto per la sua tradizione artistica.
Durante le due giornate abbiamo incontrato la responsabile del progetto Paola Corrias, presente a Bari Sardo insieme ai colleghi Simone Casini e Daniele Gregorini. È stata proprio Corrias a spiegare il senso dell’iniziativa: «L’idea è quella di creare un’opera che nasca davvero dalla comunità. Ogni nodo rappresenta una presenza, un gesto, un piccolo contributo personale che diventa parte di qualcosa di più grande».
Il lavoro sul telaio, ha aggiunto, non è solo un’attività creativa ma un modo per attivare relazioni: «Quando le persone si fermano qui a annodare, iniziano a parlare tra loro, a raccontarsi da dove arriva quel pezzo di tessuto. È in quel momento che l’opera prende davvero forma».
Per due giorni la piazza Don Luigi del Giudice è diventata così uno spazio di partecipazione spontanea: famiglie, bambini, anziani e curiosi si sono alternati davanti al telaio contribuendo alla nascita di un lavoro dal risultato volutamente aperto e imprevedibile.
Ma per chi ha ideato il progetto il vero significato dell’opera non si esaurisce con la sua installazione. «Sarà importante osservare nel tempo come la comunità si rapporterà a questa opera», spiega ancora Corrias. «Ci interessa capire come verrà trattata, come cambierà con il passare dei mesi e degli anni e quale relazione si creerà tra le persone e questo oggetto nello spazio pubblico».
Per questo “Estia” è pensata anche come un processo in evoluzione. «È un’opera che va valutata nel tempo. In un certo senso è anche un esperimento, non solo artistico ma sociale: vedere come le persone si prendono cura di qualcosa che hanno contribuito a creare e come il tempo stesso interviene a trasformarla».
Restano i nodi, i colori e i tessuti intrecciati, ma soprattutto resta una domanda aperta sul rapporto tra arte e comunità. Sarà proprio il tempo, e il modo in cui la piazza continuerà a vivere attorno a questa installazione, a raccontare il prossimo capitolo di “Estia. Nodi di comunità”.

L’opera a Bari Sardo durante la realizzazione