Spaccio di droga. Scattano le manette per un 27enne di Iglesias
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Il silenzio è l’unica voce che sembra trovare spazio tra le strade di Sant’Antioco. Una comunità intera, insieme a tutta la Sardegna, si stringe attorno a Michela Brasilie e Carlo Zurru per la perdita del loro figlio, Francesco Edoardo, spentosi a soli quattro mesi proprio alla vigilia di quello che sarebbe dovuto essere il giorno del suo battesimo.
Il sindaco Ignazio Locci ha interpretato il sentimento collettivo con parole cariche di commozione: «Non ci sono parole, se non quelle del dolore e del silenzio, davanti a una tragedia così grande. A nome mio e dell’intera comunità, esprimo il più profondo cordoglio e una vicinanza sincera e partecipe alla famiglia, colpita da una perdita che lascia tutti senza fiato. Ci stringiamo a loro con rispetto».
Oltre al dolore lancinante, resta un’ombra densa di interrogativi che solo l’esame autoptico, previsto per oggi presso l’ospedale Brotzu di Cagliari, potrà iniziare a diradare. La famiglia del piccolo, pur senza avanzare accuse formali in questa fase di strazio, rivendica con fermezza il diritto alla verità.
Sono diversi i passaggi della gestione clinica finiti sotto la lente dei familiari e dei legali: perché il neonato non è stato trattenuto in ospedale nonostante fosse stata riscontrata un’infezione in corso Perché non si è proceduto a una rivalutazione tempestiva dopo che i genitori avevano segnalato l’aggravarsi delle condizioni del bambino? Resta da chiarire perché il trasporto d’urgenza verso la Capitale sia avvenuto solo nella notte del 19 marzo, sebbene il quadro clinico fosse apparso critico già dalla mattina precedente.
Francesco Edoardo, il cui doppio nome era stato scelto in segno di profonda devozione a Papa Francesco, è spirato a Roma, lontano dalla sua isola. Una volta terminati gli accertamenti medico-legali, la salma sarà restituita alla famiglia per il rientro a Sant’Antioco.
Solo allora verranno fissati i funerali, un momento che si preannuncia di estrema partecipazione per una vicenda che ha scosso profondamente l’opinione pubblica regionale. Per ora, resta l’attesa degli esiti clinici, unico strumento per dare una risposta a un “perché” che attualmente appare inaccettabile.