Cagliari dice NO alla violenza.
canale WhatsApp

A pochi chilometri da Olmedo, in direzione di Alghero, esiste un luogo dove il tempo sembra essersi fermato all’Età del Rame. Non tutti sanno che la Sardegna custodisce una sorta di piccola Muraglia Cinese: un’imponente barriera di pietra che, tremila anni prima dei celebri bastioni orientali, già proteggeva una comunità preistorica arroccata su un altopiano. Si tratta del complesso di Monte Baranta, noto anche come Su Casteddu, uno degli esempi più straordinari e meglio conservati di insediamento fortificato prenuragico.
Arrivando sul colle di Monte Baranta, a 152 metri sul livello del mare, lo sguardo domina l’intera pianura della Nurra. Qui, tra il 2500 e il 2000 a.C., le genti della cultura di Monte Claro decisero di edificare un sistema difensivo che sfida i millenni, spinti da un profondo senso di insicurezza che li portò a integrare le difese naturali della roccia con strutture ciclopiche.
Il cuore di questo sito è la sua muraglia. Lunga ben 97 metri e larga 5, questa mastodontica cinta muraria sbarra l’unico tratto dell’altopiano che, essendo pianeggiante, risultava vulnerabile agli attacchi. Alta mediamente due metri e mezzo, la struttura fungeva da scudo invalicabile per il villaggio retrostante. Attraverso un unico ingresso decentrato, si accedeva a un’area protetta dove ancora oggi sono visibili le tracce rettilinee delle capanne che ospitavano la popolazione.
Ma la difesa non finiva qui. A strapiombo sulla scarpata sorge il recinto-torre, una fortezza a forma di ferro di cavallo unica in tutta l’isola. Con mura spesse oltre sei metri e imponenti architravi, questa struttura ospita una rudimentale scaletta che conduceva a un cammino di ronda, permettendo alle sentinelle di sorvegliare l’orizzonte e garantire una difesa dinamica del territorio.
Appena fuori dalla protezione della muraglia, il paesaggio cambia volto e diventa spirituale. Qui si trova l’area sacra, caratterizzata da un circolo megalitico composto da circa ottanta lastroni di trachite. Accanto al circolo giace un grande menhir lungo quasi quattro metri.
Un dettaglio affascinante emerge dagli studi archeologici: questo colosso di pietra non è rifinito e si trova disteso accanto all’alloggiamento scavato nella roccia che avrebbe dovuto ospitarlo. Questo suggerisce che il sito sia stato abbandonato improvvisamente o che i lavori siano stati interrotti, lasciando ai posteri il fermo immagine di un cantiere preistorico millenario.
Monte Baranta non è solo un sito archeologico, ma una testimonianza parlante di come la Sardegna, già millenni fa, fosse un laboratorio di architettura militare e religiosa di rara potenza, capace di costruire la propria muraglia per difendere vita e tradizioni.