Laboratorio per bambini “Un mare di MEM”
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Esistono luoghi che il tempo lo subiscono, mutando pelle fino a diventare irriconoscibili, e luoghi che invece il tempo lo attraversano, restando fedeli a se stessi. Al civico 7 di via Roma, a Masullas, il Bar Centrale appartiene a questa seconda, rara categoria. Con le sue serrande che si alzano da quasi cent’anni, il locale non è solo un’attività commerciale: è il battito cardiaco di una comunità che si rifiuta di spegnersi.
La storia inizia con il signor Priamo Piras, che aprì le porte del bar quando il Novecento era ancora giovane. Oggi, quel nome non è solo un ricordo sbiadito su una licenza, ma una presenza viva. Il testimone è passato di mano in mano, di generazione in generazione, arrivando oggi a Elena, moglie del nipote del fondatore che porta, non a caso, lo stesso nome del nonno: Priamo.
È una staffetta familiare che racconta molto più di una semplice gestione aziendale; è un atto di resistenza culturale in un’epoca di grandi catene e centri commerciali spersonalizzati. A Masullas, il tempo non si è fermato tra le mura del Centrale, si è sedimentato. Tra l’aroma del caffè e il rumore dei piattini, si intrecciano i racconti di chi il paese lo vive ogni giorno e lo sguardo curioso di chi ci arriva per la prima volta. “Un paese vive anche così: con le sue luci accese, ogni giorno, negli stessi posti,” si legge nel post di Visit Masullas, la pagina social fonte di questo articolo.
Per i residenti, il bar è l’abitudine rassicurante, il “porto sicuro” dove la parola scambiata al banco ha lo stesso valore di un rito collettivo. Per il visitatore, varcare quella soglia significa entrare nell’anima autentica della Sardegna rurale, lontano dai circuiti turistici preconfezionati.
Il Bar Centrale è l’emblema di tutti quei bar di paese e quegli tzilleri che resistono allo spopolamento e alla modernità frenetica. Sono questi locali a garantire che le piazze dei piccoli centri non diventino deserti urbani. Finché c’è una luce accesa dietro una vetrina di via Roma, il paese continua a parlare, a confrontarsi, a esistere. La storia di Elena e Priamo è un invito a riscoprire e valorizzare questi avamposti di socialità. Quali sono gli altri luoghi dell’anima che, nel cuore della Sardegna, continuano a sfidare i decenni? Scriveteci i vostri!