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Cagliari non vuole più essere un ingranaggio della macchina bellica globale. Con una decisione che richiama la vocazione pacifista del capoluogo sardo, il Consiglio comunale ha approvato un nuovo e incisivo atto finalizzato a contrastare il transito e la movimentazione di ordigni bellici e armamenti all’interno del porto e delle aree di competenza comunale. Il documento, firmato dai consiglieri Laura Stochino, Davide Carta e dai rappresentanti del centrosinistra, nasce dall’esigenza di tradurre in azioni concrete i valori di solidarietà e pace sanciti dallo statuto cittadino.
“La memoria storica della città gioca un ruolo fondamentale in questa presa di posizione”, scrive la consigliera Francesca Mulas Fiori. “In un’epoca in cui le immagini di città sventrate e civili dilaniati arrivano quotidianamente sui nostri smartphone, Cagliari non può dimenticare il proprio 1943, quando i bombardamenti alleati ridussero in macerie il centro storico. Proprio per onorare quella drammatica memoria, l’aula ha deciso di alzare la guardia contro un’economia di guerra che spesso vede la Sardegna come base di partenza per spedizioni dirette verso teatri di conflitto sanguinosi, come documentato da numerose inchieste giornalistiche e organizzazioni umanitarie”.
L’atto approvato introduce richieste molto precise alle autorità competenti. In primo luogo, si invoca un monitoraggio rigoroso sulle merci che transitano nelle banchine cagliaritane per verificare il rispetto della Legge 185/90, la norma che disciplina l’esportazione di armi. L’obiettivo è fare chiarezza sui destinatari finali delle spedizioni e accertare che non vi siano violazioni di embarghi internazionali o dei diritti umani. Parallelamente, il documento pone l’accento sulla sicurezza dei lavoratori portuali, che hanno il diritto di conoscere la natura dei materiali trasportati e di operare senza rischi per la propria incolumità.
La battaglia del Consiglio comunale non è solo burocratica, ma anche etica e sociale. Il provvedimento si inserisce in un solco già tracciato da precedenti atti, come la mozione del 2025 su Cagliari città del dialogo e l’ordine del giorno del 2019 contro l’invio di armi in Yemen. Il messaggio finale è rivolto alle nuove generazioni: la politica deve impegnarsi affinché i giovani sardi non siano spinti dalla mancanza di lavoro verso settori legati all’industria bellica, ma possano costruire il proprio futuro in un’economia fondata sulla pace, sulla tutela della vita e sulla cooperazione internazionale.