26 febbraio 1943: il giorno in cui piovvero bombe su Cagliari. In esposizione i resti della Chiesa del Carmine
A 83 anni dai drammatici bombardamenti che devastarono la città, i Musei Nazionali presentano l’allestimento dei lacunari salvati dalle macerie.
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Ci sono date che restano incise non solo nei libri di storia, ma nel volto stesso di una città. Il 26 febbraio 1943 è una di queste: una giornata drammatica in cui la furia del secondo conflitto mondiale si abbatté su Cagliari, sventrandone il cuore antico e distruggendo edifici di inestimabile valore storico e religioso. Oggi, a ottantatré anni da quegli eventi, la memoria riemerge dalle macerie grazie a un importante intervento di valorizzazione: il nuovo allestimento dei lacunari marmorei provenienti dalla Chiesa del Carmine.
La Chiesa del Carmine, sita in viale Trieste, fu tra le vittime illustri di quell’inverno di fuoco. Il 26 febbraio i primi ordigni colpirono duramente la Cappella Ripoll, la prima a destra dell’ingresso, dove questi preziosi riquadri di volta cassettonata ornavano l’arco d’accesso.
La distruzione non si fermò lì: il 13 maggio successivo crollarono la navatella sinistra e la volta centrale. Dopo ulteriori cedimenti causati dal maltempo nel 1945, il Genio Civile decretò la demolizione totale di ciò che restava della struttura originaria per far spazio alla ricostruzione in stile romanico-pisano del 1953.
Tuttavia, non tutto andò perduto. Nel maggio del 1948, con un’operazione di recupero ante litteram, gli elementi lapidei superstiti furono trasportati al Museo Nazionale per essere sottratti all’oblio. Dopo un meticoloso restauro, questi conci architettonici tornano finalmente alla luce. I Musei Nazionali di Cagliari hanno scelto una collocazione simbolica e suggestiva: l’area di collegamento tra il Museo Archeologico e la Pinacoteca.
L’esposizione non è solo un omaggio alla maestria degli antichi scalpellini, ma un monito silenzioso sulla fragilità del patrimonio culturale e sulla resilienza di una città che, pezzo dopo pezzo, continua a ricomporre la propria identità. Questi frammenti non sono solo pietre: sono i testimoni superstiti di una Cagliari che non c’è più, restituiti oggi alla comunità come simbolo di rinascita.
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