Poetto, dopo il ciclone Harry il mare restituisce la sabbia bianca: cancellerà il grigio del ripascimento?
Si ringrazia per il reportage il giornalista Marcello Polastri.
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Il mare di Cagliari non finisce mai di stupire e, all’indomani del passaggio del ciclone Harry, ha deciso di fare un regalo inaspettato alla sua città, come testimoniato dagli scatti del giornalista Marcello Polastri. Mentre la forza delle onde si ritira, sulla battigia del Poetto è riaffiorata una quantità sorprendente di sabbia finissima e chiara. Il fenomeno è visibile soprattutto nel tratto antistante lo stabilimento D’Aquila, dove la conformazione della costa sembra aver favorito un accumulo naturale di proporzioni straordinarie.
Il volume di sedimenti depositati dalla mareggiata è talmente ingente da richiedere l’intervento delle ruspe, al lavoro da giorni per ridistribuire quello che è a tutti gli effetti un tesoro ambientale. Una volta asciugata dal sole, la sabbia promette di tornare a splendere di quel candore che fino a due decenni fa è stato il marchio di fabbrica del litorale cagliaritano.
Si tratta di un evento che riapre una ferita mai del tutto rimarginata nella memoria collettiva: la “colata grigia” del ripascimento artificiale del 2002. Oggi, a differenza di allora, non c’è trucco né artificio. Non è sabbia di cava trasportata dai camion, ma è la forza del mare che restituisce spontaneamente ciò che gli appartiene.
La natura, tuttavia, si conferma una sovrana che dà e toglie senza preavviso. Se da un lato il ciclone ha rimpinguato l’arenile, dall’altro ha presentato il conto abbattendo una delle storiche palme che resistevano stoicamente sulla battigia. Un gesto netto, quasi simbolico, che sottolinea l’imprevedibilità degli elementi e la fragilità delle strutture umane e vegetali di fronte alla potenza del Mediterraneo.
Oggi il Poetto respira e, nel suo nuovo assetto, sembra voler impartire una lezione di umiltà. Il messaggio che emerge tra le dune appena riformate è chiaro: la natura possiede ritmi e capacità di rigenerazione che superano qualunque intervento ingegneristico. Agli osservatori e ai cittadini resta il compito di ascoltare e rispettare questo equilibrio ritrovato, evitando la tentazione di correggere ciò che l’ecosistema sa già fare perfettamente da sé.
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