Caos al Brotzu:: barelle senza ossigeno, zero privacy, un solo operatore per 15 pazienti
Pazienti "in trenino" sulle barelle, assenza di privacy e carichi di lavoro insostenibili: il NurSind Cagliari scrive ai vertici dell'ARNAS e all'Assessorato chiedendo interventi immediati. "Situazione pericolosa per degenti e operatori".
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Una realtà “più grave di quanto ci si potesse attendere”. È un quadro drammatico quello dipinto dalla segreteria territoriale del NurSind Cagliari in merito alle condizioni del reparto di Medicina Generale 1 dell’ARNAS Brotzu. Dopo un sopralluogo diretto nato dalle segnalazioni dei dipendenti, il sindacato delle professioni infermieristiche ha inviato una dura nota formale all’Assessorato alla Sanità e alle amministrazioni competenti.
Secondo quanto rilevato dal sindacato, il reparto opererebbe costantemente oltre i limiti di accreditamento previsti. “Almeno una decina di pazienti risultano sistemati su barelle lungo i corridoi,” denuncia il NurSind. Una disposizione a “trenino” che non solo lede profondamente la dignità e la privacy dei malati – impossibilitati a usare agevolmente i servizi igienici e privi di sistemi di chiamata o ossigeno centralizzato – ma ostacola fisicamente il passaggio di carrelli e attrezzature elettromedicali d’emergenza.
A rendere esplosiva la situazione è la carenza cronica di personale. Il sindacato segnala un rapporto numerico ritenuto pericoloso: un solo infermiere per 14-15 degenti. A questo carico già estremo si aggiunge l’onere dei pazienti “in appoggio” presso altri reparti, che obbliga gli infermieri di Medicina 1 a continui spostamenti per somministrare le terapie, sottraendo ulteriore tempo all’assistenza diretta.
“Siamo di fronte a una condizione critica e pericolosa,” si legge nella nota, “sia per i pazienti, che non ricevono assistenza adeguata nonostante l’abnegazione del personale, sia per gli operatori, sottoposti a un sovraccarico che sfocia nell’alienazione professionale.”
Il NurSind analizza anche il fenomeno della mobilità e delle dimissioni: i professionisti scelgono di cambiare azienda non per mancanza di spirito di sacrificio, ma per l’impossibilità di operare secondo standard dignitosi. “È naturale che i professionisti vogliano sottrarsi a questa realtà alla prima opportunità. Non si adottano misure per migliorare l’assistenza, ignorando il rispetto fondamentale dovuto ai malati e a chi li cura.”
La missiva si conclude con una richiesta perentoria: verifica immediata e correzione delle criticità. Il sindacato avverte che, in assenza di misure concrete e urgenti, verranno messe in atto forme di contestazione più aspre per tutelare i diritti dei lavoratori e il diritto alla salute dei cittadini.
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