La Sardegna è nata dalla fusione di 2 placche, 30 milioni di anni fa: lo studio
Un'importantissima scoperta che chiarisce ulteriormente l'origine della nostra Isola: ecco cosa hanno capito i ricercatori
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Gli scienziati dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia e dell’Università Roma Tre hanno elaborato la storia della Sardegna, originata dalla collisione tra due microplacche avvenuta tra 30 e 21 milioni di anni fa.
La ricerca è stata compiuta su campioni di roccia prelevati in diversi luoghi della Sardegna e i risultati pubblicati nella rivista Tectonics.
Secondo Fabio Speranza, Direttore della Sezione Roma2 dell’Ingv, dati paleomagnetici dimostrano che il blocco tettonico Sardo-Corso si è separato dal margine europeo Provenzale-Catalano 21 milioni di anni fa.
L’analisi di campioni ha permesso di scoprire altri dettagli sulla formazione della nostra regione: il blocco tettonico ha subito una rotazione di 120 gradi e si è fuso con una seconda placca situata più a Sud nel corso di milioni di anni.
Secondo Gaia Siravo, ricercatrice dell’Ingv intervistata da Ansa, la Sardegna settentrionale si trovava inizialmente in un’unica placca con la Corsica e la Provenza, mentre la parte meridionale dell’isola era collegata alla placca Iberica, staccatasi dall’Europa circa 120-150 milioni di anni fa. Queste due placche si sarebbero poi fuse tra loro, lungo la faglia di Nuoro.
Poi, l’intera placca Sardo-Corsa, formata dalla fusione delle due microplacche, si sarebbe definitivamente separata dal margine europeo, compiendo una rotazione antioraria di 60 gradi, tra 21 e 15 milioni di anni fa, posizionandosi così nella sua attuale posizione.
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Castello, residenti “intrappolati” tra crolli e transenne: chiuse via Porcell e via Fiume

Dopo il distacco di calcinacci e la chiusura delle strade, scatta l'allarme dei cittadini: «Non vogliamo aspettare altri 15 anni per un ripristino».
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Un quartiere sotto scacco, isolato da transenne che sembrano destinate a diventare parte del paesaggio urbano. Da ieri, 6 marzo, l’inizio di quello che i residenti definiscono un incubo logistico: la chiusura simultanea di due strade importanti del centro storico per gravi cedimenti strutturali.
Tutto è iniziato nel pomeriggio di ieri, quando la caduta di calcinacci da un muro di proprietà dell’Università di Cagliari ha costretto la Protezione Civile – su indicazione dei Vigili del Fuoco – a interdire immediatamente il traffico in via Porcell. Ma l’emergenza non è isolata. Quasi in contemporanea, nuovi cedimenti hanno interessato la Torre Tedeschina, l’imponente struttura medievale del XIV secolo incastonata nel Bastione della Concezione, portando alla chiusura forzata anche di via Fiume.
Il quartiere si ritrova così stretto in una “doppia criticità” che paralizza la mobilità. Se da un lato via Porcell è bloccata da un muro universitario, dall’altro via Fiume è ostaggio dei frammenti che piovono da un bene storico-monumentale di proprietà pubblica.
I residenti si sentono “intrappolati” in un labirinto di divieti. «Siamo di fronte a un’emergenza doppia e simultanea», denunciano gli abitanti della zona. «Hanno chiuso tutto, e la sensazione è che questa volta la faccenda sarà molto lunga».
Il vero timore che serpeggia tra le vie del quartiere non è tanto il crollo in sé, quanto la paralisi burocratica. Il precedente del muraglione di via Fiume – per il cui ripristino sono serviti ben 15 anni – pesa come un macigno sulla fiducia dei cittadini.
«La nostra paura è che la pratica inizi il solito, infinito valzer tra uffici: Soprintendenza, Ufficio Paesaggio, Comune, Università», spiegano i residenti. «Essendo beni vincolati, il rischio è che ogni decisione venga rimandata per anni mentre noi restiamo con le strade sbarrate. Chiediamo un intervento rapido che dia priorità alle necessità della comunità, non un rimpallo di responsabilità tra enti».
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