Quando a Cagliari l’amore era fatto di sguardi: “su fastigiu” dai balconi della città
C'era una volta "su fastigiu". Quell'amore iniziato con sguardi dal balcone alla strada e viceversa.
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C’era una volta in cui in Sardegna si faceva all’amore con gli sguardi. Tempi lontanissimi, in cui l’approccio con l’altro sesso avveniva in maniera più lunga e “articolata”, ma certamente non meno profonda. Del resto, quanti matrimoni sono nati così, da una semplice occhiata, e per di più arrivati sino a oggi.
A Cagliari e in generale nella Sardegna del sud s’amòri de ogu era una pratica molto comune, prima del fidanzamento vero e proprio. Un incrocio di rapide occhiate, castiàdas furtive durante le passeggiate, spesso e volentieri difficili da notare per tutti, fuorché i due interessati.
È Il rito tradizionale del corteggiamento, preludio di quello che, nelle rosee aspettative dei due, sarebbe stato il fidanzamento vero e proprio. A Cagliari si chiamava su fastìgiu: la fanciulla stava al balcone e dalla strada il giovane poteva ammirarla. Le su, lui per strada, il viso rivolto verso l’alto.
Spesso il giovane appoggiava le spalle al muro del palazzo dirimpettaio, magari dandosi un’aria di orgoglio e soddisfazione. Discorsi? Non troppo “sul sentimento”, dal momento in cui, vista la distanza e la conseguente necessità di alzare la voce, qualcuno avrebbe potuto sentire. E a Cagliari, si sa, i vicini possono non essere troppo discreti.
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Stefano Cogoni continua le sue ricerche: scoperta una barbetta della Seconda guerra mondiale a Flumini

Una scoperta che restituisce memoria al territorio e conferma quanto il passato sia ancora lì, nascosto ma vivo.
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Stefano Cogoni, vicepresidente dell’associazione Amici dei Fortini, da anni è impegnato, insieme ad altri soci e volontari, nel recupero e nella valorizzazione dei beni storici della Seconda guerra mondiale in Sardegna, un lavoro portato avanti con passione e tenacia. «La nostra Isola conserva ancora tantissime tracce di quel periodo, spesso dimenticate o date per perse», racconta Cogoni, «e il nostro compito è cercarle, studiarle e restituirle alla memoria collettiva».
Dopo una lunga ricerca condotta sui libri Fortini di Sardegna e Cemento armato e arco di contenimento di Quartu Sant’Elena, e grazie al confronto con appassionati ed esperti di storia dell’Isola, Cogoni è riuscito a ritrovare e portare alla luce una barbetta della Seconda guerra mondiale che da oltre vent’anni veniva considerata distrutta. «Durante il rifacimento del censimento non risultava più», spiega, «e anche le persone del posto ci dicevano che, oltre alle postazioni ancora visibili, quella era andata perduta».
Una convinzione diffusa che però non lo ha fermato. «Ho deciso di tornare di nuovo sul posto», racconta, «precisamente nel Caposaldo VI Arcireale, in zona Flumini. Seguendo le tracce di un vecchio trinceramento in scavo sono arrivato in un’area completamente coperta da cespugli enormi, piante e spine». È lì che, con pazienza e cautela, è iniziata la vera scoperta. «Frugando pian piano e bonificando con calma, in mezzo a quella vegetazione ho visto affiorare i resti della barbetta. A quel punto ho capito che la missione era compiuta: per fortuna non era distrutta».
Il ritrovamento ha permesso anche di ricostruire meglio la funzione del caposaldo, che, come spiega Cogoni, «era articolato in diverse postazioni difensive, pensate per mitragliatrici e armi controcarro, con una barbetta scoperta destinata a una mitragliatrice Breda 37 calibro 8 millimetri su treppiede». Strutture che avevano un ruolo ben preciso. «Queste postazioni», sottolinea, «controllavano il guado lungo il corso del riu Corongiu, un punto strategico per la difesa dell’area».
Una ricerca che porta grande soddisfazione e che non si ferma al censimento. «Stiamo anche registrando una serie di puntate per raccontare l’arco di contenimento di Quartu Sant’Elena», conclude Cogoni, «una volta terminate le pubblicheremo sui nostri canali YouTube e Facebook. È un modo per condividere il nostro lavoro e ricordare a tutti che la storia non va mai dimenticata».
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