(VIDEO) Il Natale di chi lavora per il prossimo, lo chef Eugenio: “Nessuno deve sentirsi solo”
Il cuore grande di operatori e volontari Caritas, anche oggi pronti a offrire un pasto caldo a chi è in difficoltà. Lo parola allo chef Eugenio Mulana
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Un pasto caldo e la convivialità. Uno scambio di sorrisi e una chiacchierata, magari fra un tavolo e l’altro. La cena di Natale alla Caritas è tutto questo, e forse qualcosa di più. Un’azione concreta di solidarietà nei confronti del prossimo e di chi ogni giorno non ce la fa. Una mano di aiuto forte e salda, data quotidianamente con più di un pasto caldo, e ancor di più in questa notte speciale.
Eugenio Mulana, cagliaritano 36enne, da dieci anni lavora alla Caritas come chef alla mensa di viale Sant’Ignazio a Cagliari. Tanta esperienza nel mondo della ristorazione, ora messa in pratica nell’aiuto dei più sfortunati.
Con lui una squadra di operatori e volontari, dal cuore grande, che anche in questa notte della vigilia, così come nella giornata di Natale e Santo Stefano, dedicano il proprio tempo al prossimo.
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Il fotografo cagliaritano Roberto Satta alla Galleria Dantebus Margutta: uno sguardo che racconta l’invisibile

Cagliari continua a farsi portavoce di talenti capaci di dialogare con la scena artistica nazionale e internazionale. Tra questi, Roberto Satta, fotografo cagliaritano di 35 anni dalla sensibilità rara, ha recentemente visto una sua opera selezionata per la mostra “Misti di Arte” presso la prestigiosa Galleria Dantebus Margutta di Roma.
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Il fotografo cagliaritano Roberto Satta, 35 anni, porta la sua visione poetica alla mostra “Misti di Arte” della Galleria Dantebus Margutta di Roma. Specializzato in fotografia food per hotellerie e ristorazione, Satta ha sviluppato parallelamente una ricerca autoriale che esplora il rapporto tra corpo, materia e percezione visiva, muovendosi tra fotografia concettuale e still-life contemporaneo. Le sue opere trasformano il cibo in esperienza simbolica, indagando gesto, memoria sensoriale e identità.
La fotografia esposta, Edible Echoes, mostra una mano che affiora dal nero profondo stringendo una stecca di gelato, fragile e sensuale, la cui superficie screpolata rivela l’interno. Il corpo umano, con la sua pelle maculata, diventa eco della materia e la materia riflesso del corpo.
La luce, costruita per sottrazione con tensione chiaramente caravaggesca, sceglie cosa rivelare, lasciando il resto nell’ombra. L’opera invita lo spettatore a una contemplazione intensa, coinvolgendo corpo, mente e anima in un dialogo emotivo e simbolico.
Lo stesso Satta racconta: ” Nel mio lavoro il cibo non è mai solo un soggetto estetico. Mi interessa come materia viva, come oggetto carico di memoria, gesto e presenza umana. Attraverso immagini essenziali e controllate, cerco di spostare l’attenzione dalla semplice rappresentazione del cibo alla sua dimensione più intima e simbolica. Il progetto Becoming nasce da questa esigenza: osservare il cibo come qualcosa che cambia, che si trasforma, che entra in relazione con il corpo e con chi guarda. Lavoro spesso su fondi scuri, con una luce costruita per sottrazione, lasciando che siano le superfici, le imperfezioni e i dettagli a guidare la lettura dell’immagine”.
“Il mio obiettivo – conclude – non è raccontare una ricetta o un piatto, ma creare immagini che attivino una percezione più profonda, in cui il cibo diventa pretesto per parlare di identità, fragilità e trasformazione. La fotografia diventa così uno spazio di incontro tra materia e sguardo, tra ciò che si vede e ciò che si sente”.
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