Asso, il vecchietto che nessuno voleva: dal cuore di Cagliari, in cerca di una casa
Ha vissuto 10 anni in un terrazzo, poi è stato relegato in un recinto/parcheggio senza un riparo, solo, senza attenzioni tantomeno cure. E tutto questo accadeva in pieno centro a Cagliari: vogliamo ora regalare ad Asso una vita degna di essere chiamata tale? Il nonnetto è arzillo e sta bene in salute, aiutiamolo finalmente a trovare l'amore che merita
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Asso è stato trovato nel centralissimo quartiere storico di Marina a Cagliari. Dieci anni di vita isolato dal mondo: prima in un terrazzo, poi in un cortile/parcheggio senza un riparo al caldo o all’ombra, senza una carezza, un’attenzione. Vittima di un isolamento sociale che, per fortuna, non l’ha rovinato nel profondo.
Ma non vogliamo continuare a parlarvi del suo passato perchè ora Asso ha bisogno di aiuto per la sua vita futura. Qualche settimana fa, la svolta: il vecchietto nel suo cammino ha trovato delle bellissime persone che si sono battute per lui e che l’hanno riscattato dalla sua vita triste. Asso è stato castrato, ha superato l’operazione e si trova in degenza a casa di chi l’ha accolto ma non può tenerlo e chiede l’aiuto di tutti noi.
L’arzillo nonnetto ha 10 anni, è una taglia piccola, pesa 7 chili: ama stare in compagnia dei suoi simili e degli umani, è affettuoso e regala tantissima gioia. Per ovvie ragioni all’inizio è diffidente perchè ha paura, ma appena capisce che può fidarsi si lascia andare.
Per info su Asso, contattare su Facebook Alessandra Gioia Glander.
Raffiche a 180 km/h e 2 cicloni in 15 giorni: la Sardegna nella morsa del “nuovo clima”, l’analisi del meteorologo

Raffiche a 180 km/h e due cicloni in quindici giorni: il meteorologo Matteo Tidili avverte che liquidare la tempesta come "normale amministrazione" è un errore di valutazione pericoloso.
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Davanti alle immagini dei boschi abbattuti e delle infrastrutture piegate dalla furia del vento, la reazione di molti è stata la ricerca di un rifugio psicologico nella consuetudine. “I pini hanno radici superficiali”, “i suoli erano saturi”, “il maestrale in Sardegna ha sempre soffiato forte”. Per il meteorologo Matteo Tidili, queste sono spiegazioni parziali: tecnicamente corrette, ma profondamente insufficienti a descrivere la portata reale di ciò che è accaduto tra l’Ogliastra e il Sarrabus. Il tema centrale non è la natura del vento, ma la sua scala e intensità.
Il maestrale è un protagonista indiscusso del clima sardo, ma Tidili pone l’accento sui dati: quando le stazioni ufficiali sfiorano il fondo scala dei 180 km/h, non siamo più nel perimetro della statistica ordinaria. La domanda corretta da porsi non è se il vento sia tipico dell’isola, ma quanto sia “ordinario” che eventi con tempi di ritorno pluridecennali si manifestino con tale violenza.
Il dato più critico è la concentrazione temporale: nell’arco di appena due settimane, la Sardegna ha dovuto fronteggiare prima il Ciclone Harry e poi una tempesta di maestrale record. Due eventi estremi in quindici giorni rappresentano un segnale inequivocabile di un sistema che ha cambiato passo.
Mentre la tempesta infuriava, non è mancato il solito rumore di fondo legato a teorie sulla manipolazione climatica. Tidili chiarisce con fermezza: le configurazioni sinottiche che hanno prodotto questi disastri sono spiegate da dinamiche atmosferiche note, misurabili e previste con largo anticipo. Il punto non è la “creazione” artificiale del meteo, ma il potenziale energetico a disposizione dell’atmosfera oggi. In un contesto di riscaldamento globale, un’atmosfera più calda e ricca di vapore acqueo agisce come un carburante che rende i sistemi mediterranei molto più violenti rispetto al passato.
Ridurre tutto al rassicurante “è sempre successo” è, secondo Tidili, una forma di negazionismo involontario che impedisce di guardare in faccia la realtà. La variabilità climatica della Sardegna è in aumento e si manifesta attraverso siccità prolungate interrotte da fasi di pioggia torrenziale, eventi concentrati nello spazio e nel tempo, maggiore impatto su un territorio già vulnerabile.
“La discussione non dovrebbe essere se il maestrale sia normale, perché sappiamo tutti che lo è. La questione è se stia cambiando la frequenza con cui osserviamo configurazioni capaci di generare eventi così intensi e ravvicinati”, sottolinea Matteo Tidili. Ignorare questi segnali significa farsi trovare impreparati. L’analisi di Tidili non è una crociata ideologica, ma una riflessione oggettiva sui dati. Riconoscere l’eccezionalità di questi eventi è il primo passo per progettare una Sardegna capace di resistere a un clima che non è più quello del passato, ma un sistema nuovo, più energico e decisamente più estremo.
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