Operaio di Sinnai condannato per stupro e maltrattamenti alla moglie
Una storia di violenza sulle donne, ancora tristemente troppo comune, ha trovato il suo epilogo con una sentenza di condanna a sette anni di carcere ai danni di un operaio di Sinnai. Il teatro degli orrori è stato un appartamento
canale WhatsApp
Una storia di violenza sulle donne, ancora tristemente troppo comune, ha trovato il suo epilogo con una sentenza di condanna a sette anni di carcere ai danni di un operaio di Sinnai. Il teatro degli orrori è stato un appartamento di Sestu, paese originario della donna, dove la coppia si era trasferita con i figli.
Per anni l’uomo, quarantaseienne, avrebbe dato sfogo ai suoi istinti più violenti e bestiali, sottoponendo la moglie a botte, schiaffi, percosse. Ad aggravare ulteriormente il triste copione di violenza, i rapporti sessuali ai quali la donna era costretta dal marito, sotto la minaccia di farla a pezzi qualora non si fosse piegata alle sue richieste.
La sentenza di condanna è stata pronunciata dalla sezione penale del Tribunale di Cagliari presieduta dal giudice Mario Costantino Poddighe, accogliendo le tesi di accusa presentate dal pubblico ministero Maria Virginia Poddi. L’indagine si era conclusa nel 2013, a seguito delle denunce della donna. L’imputato, difeso dall’avvocato Giuseppe Andreozzi, ha però sempre respinto le accuse.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Dopo i fatti di Torino, la risposta di Nicola Urru: una scultura di sabbia per ricordare l’umanità nelle piazze

Secondo l’artista, la violenza produce una pericolosa disumanizzazione: “Quando la violenza irrompe nello spazio pubblico assistiamo a un corto circuito empatico”, osserva, “che trasforma il cittadino in un bersaglio e il servitore dello Stato in un automa privo di volto”. Una frattura che, aggiunge, rende ogni sopruso facilmente giustificabile.
canale WhatsApp
Dopo i fatti di Torino, l’artista sardo Nicola Urru ha realizzato sulla spiaggia di Platamona una nuova scultura di sabbia ispirata agli eventi che hanno segnato il recente dibattito sul dissenso e sulla violenza nello spazio pubblico.
L’opera raffigura il poliziotto ferito durante gli scontri, abbracciato e protetto da un collega, un’immagine diventata simbolo di umanità nel caos. “Il rispetto reciproco non è un semplice accessorio della convivenza civile, ma la condizione biologica stessa di una democrazia sana”, scrive Urru nel commento che accompagna la scultura sui social.
Secondo l’artista, la violenza produce una pericolosa disumanizzazione: “Quando la violenza irrompe nello spazio pubblico assistiamo a un corto circuito empatico”, osserva, “che trasforma il cittadino in un bersaglio e il servitore dello Stato in un automa privo di volto”. Una frattura che, aggiunge, rende ogni sopruso facilmente giustificabile.
Urru richiama anche il legame tra libertà e responsabilità. “Non esiste espressione del pensiero che possa dirsi libera se fondata sulla negazione dell’altro”, sottolinea, mettendo in guardia dal rischio che la piazza, da luogo di confronto, si trasformi in scontro fisico.
“Proteggere il manifestante e l’operatore in divisa significa proteggere noi stessi”, conclude l’artista, ribadendo la necessità di rimettere al centro la dignità umana come unico antidoto alle divisioni che attraversano oggi la società.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

