Crociera nel caos a Dubai: sette sardi bloccati a bordo della MSC Euribia dopo l’attacco dell’Iran
Sale la tensione al porto degli Emirati: tra i passeggeri un gruppo di isolani testimone di esplosioni in lontananza e incertezza sul rimpatrio.
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La vacanza da sogno nel Golfo Persico si è trasformata in un’attesa carica di ansia per centinaia di passeggeri a bordo della MSC Euribia, l’ammiraglia della flotta MSC rimasta bloccata nel porto di Dubai a causa dell’improvviso scoppio del conflitto tra Iran e Israele. Come riporta Ansa, tra i crocieristi fermi in banchina c’è anche un gruppo di sette sardi, tra cui il cinquantatreenne cagliaritano Giovanni Melis, che sta seguendo con apprensione l’evolversi della crisi internazionale dal ponte della nave.
Secondo quanto riferito dai connazionali presenti a bordo, la situazione è gestita con estrema cura dal comando della nave e dal personale, che si stanno adoperando per garantire il massimo comfort e rassicurare gli ospiti. Tuttavia, nonostante l’eccellente trattamento ricevuto, il passare delle ore alimenta la preoccupazione dei passeggeri. Il timore è alimentato anche da alcune esplosioni udite a intervalli regolari dalla nave, segnali inequivocabili della vicinanza dei combattimenti che stanno scuotendo l’area.
La programmazione originaria del viaggio prevedeva che la MSC Euribia raggiungesse il porto di Doha, in Qatar, ma l’escalation militare ha imposto il blocco delle rotte e lo stazionamento forzato negli Emirati Arabi Uniti. Dal punto di osservazione privilegiato sul ponte, la città di Dubai appare apparentemente calma, sebbene i passeggeri abbiano notato un traffico urbano insolitamente ridotto rispetto ai ritmi frenetici della metropoli.
Al momento, la principale criticità riguarda il rientro in Italia. I crocieristi sardi e il resto dei passeggeri non hanno ancora ricevuto comunicazioni ufficiali circa le modalità e le tempistiche del rimpatrio. L’attesa è tutta rivolta alle autorità diplomatiche e alla compagnia di navigazione, nella speranza che la situazione si sblocchi rapidamente e che vengano organizzati voli o percorsi sicuri per lasciare la zona di guerra.
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