L’insetto più antico d’Italia è sardo: si tratta di uno scarafaggio di 300 milioni di anni
Un fossile di 308 milioni di anni rinvenuto nell'Iglesiente riscrive la storia della paleontologia nazionale: è un antenato preistorico vissuto nel Carbonifero.
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Nonostante la reputazione poco lusinghiera dei suoi discendenti moderni, il nuovo protagonista della ricerca scientifica italiana è proprio uno “scarafaggio”. Ma non uno qualunque: si tratta del più antico insetto mai rinvenuto sul territorio italiano, un reperto eccezionale che affonda le sue radici in un passato remoto, ben prima della comparsa dei dinosauri.
La scoperta, pubblicata sulla prestigiosa RIPS (Rivista Italiana di Paleontologia e Stratigrafia), è frutto del lavoro del paleontologo Daniel Zoboli e di un team di studiosi che hanno analizzato un fossile noto da tempo, ma rimasto finora avvolto nel mistero della mancata descrizione ufficiale.
Il reperto consiste in un’ala posteriore appartenente a un antenato degli odierni blattoidei. Il reperto risale al tardo Carbonifero (Moscoviano), un’epoca geologica databile a circa 308 milioni di anni fa. All’epoca, la zona di San Giorgio nell’Iglesiente, dove il fossile è stato ritrovato, presentava un ecosistema radicalmente diverso da quello attuale, dominato da foreste lussureggianti e climi umidi.
L’insetto è stato attribuito alla famiglia degli Spiloblattinidae. Sebbene il fossile sia in buono stato di conservazione, la sua classificazione specifica resta parzialmente indeterminata: questo perché le ali posteriori di questi insetti sono estremamente rare nel registro paleontologico mondiale, rendendo i confronti tassonomici una vera sfida per gli esperti.
Questo piccolo frammento di storia naturale regala all’Isola due record significativi:
- È il primo e unico fossile di insetto ufficialmente descritto all’interno del registro paleontologico sardo.
- Rappresenta l’insetto più antico mai ritrovato in Italia, spostando le lancette della biodiversità entomologica nazionale a oltre trecento milioni di anni fa.
Per chi volesse osservare da vicino questo straordinario testimone del tempo, il fossile è attualmente esposto e visitabile presso il Museo dei Paleoambienti Sulcitani “E.A. Martel” di Carbonia, dove è possibile ammirare sia il reperto originale che le ricostruzioni scientifiche delle venature alari e dell’aspetto degli spiloblattinidi (come il genere Syscioblatta).
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