Dalla Roma antica alla Sardegna: la storia dell’anello che racconta il San Valentino di tanti secoli fa
Dai riti dell'Antica Roma ai maestri orafi dell’Isola: la storia dell’anello che custodisce il patto d’amore.
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In Sardegna, l’amore ha sempre avuto il suono dei metalli preziosi e la forma di simboli antichi. In occasione di San Valentino, i Musei Nazionali di Cagliari svelano un tesoro della propria collezione etnografica che racconta molto più di una semplice unione: l’anello “Maninfide” (letteralmente mani in fede).
L’estetica del Maninfide affonda le radici in un passato millenario. Il cuore del design è rappresentato da due mani in oro che si stringono: un richiamo diretto alla dextrarum iunctio, il gesto solenne con cui nel mondo romano si sanciva il legame tra i coniugi.
L’oreficeria sarda, con la sua maestria unica, ha saputo reinterpretare questa iconografia classica, rendendola un elemento cardine del proprio repertorio. Il Maninfide divenne così il dono più prezioso e frequente per la futura sposa, consegnato durante la cerimonia di fidanzamento come impegno di fedeltà assoluta.
L’esemplare oggi ammirabile a Cagliari ha una storia centenaria anche all’interno delle mura museali. Entrò a far parte del patrimonio regionale nel 1924, a seguito dell’acquisizione della prestigiosa Collezione Sanjust. Oggi, questo piccolo capolavoro in oro continua a parlarci di un’Isola dove la bellezza non era mai fine a se stessa, ma serviva a dare forma visibile ai sentimenti più profondi.
Il simbolo: Le mani che si intrecciano nell’oro non sono solo un ornamento, ma il manifesto di una cultura che vede nell’impegno civile e sentimentale il pilastro della comunità. L’oreficeria sarda è un universo di simboli (bottoni, filigrane, amuleti). Il Maninfide rappresenta uno dei vertici di questo linguaggio, dove il sacro e il profano si fondono nel calore del metallo nobile.
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