Il codice inciso nella pietra: a Sa Mandra Manna il segreto della “scrittura” nuragica
Si ringrazia per gli scatti, Denise Diana.
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Immaginate un altopiano di trachite che domina la valle del Riu Mannu Coghinas, un balcone naturale dove, per millenni, l’uomo ha costruito, pregato e comunicato. Siamo a Sa Mandra Manna, nel territorio di Tula (Oschiri), un sito che non è solo un monumento, ma un palinsesto di pietra che racconta quattromila anni di storia sarda. Qui, tra le pieghe di una muraglia millenaria, si nasconde uno dei gialli più affascinanti dell’archeologia isolana: la cosiddetta “scrittura lineare”.
Ciò che rende Sa Mandra Manna un luogo unico è il corridoio dell’ingresso settentrionale. Sui grandi massi che compongono la muraglia, sia a destra che a sinistra, sono visibili complesse incisioni lineari. Non sono segni casuali: si tratta di linee orizzontali e verticali ben definite, regolari, organizzate con una sorta di “punteggiatura” fatta di piccole coppelle (incavi circolari nella pietra).
Questi motivi a graticcio rappresentano una vera sfida per gli esperti. Era una forma di comunicazione? Un messaggio di benvenuto, un simbolo sacro a protezione dell’abitato o un antico sistema di calcolo? Sebbene non esistano ancora confronti iconografici precisi, la loro posizione strategica all’ingresso del villaggio suggerisce una chiara volontà comunicativa da parte delle popolazioni eneolitiche.
Il cuore del sito è protetto da un’imponente muraglia megalitica lunga 120 metri, che cinge un’area di circa 2.200 metri quadrati. Questa struttura, alta fino a tre metri, non era solo una difesa, ma il fulcro di un abitato che si è evoluto nel tempo.
Gli scavi effettuati tra il 2005 e il 2006 hanno rivelato che il sito è stato oggetto di una vera e propria “ristrutturazione” preistorica. Su una capanna più antica è stato infatti innestato un protonuraghe a corridoio, un antenato dei più famosi nuraghi a tholos, che testimonia il passaggio cruciale verso l’età del Bronzo.
Sa Mandra Manna non era solo un luogo per i vivi. A breve distanza dalla muraglia si trova una Tomba di Giganti, mentre i dintorni sono costellati di testimonianze che vanno dal Neolitico al Medioevo: Domus de Janas: sepolture ipogee scavate nella roccia; Dolmen: strutture megalitiche che rimandano ai culti più antichi; Fonti sacre: l’acqua, elemento vitale che ha permesso la sopravvivenza dell’insediamento.
L’altopiano è attraversato da un antico sentiero che conduceva al castrum romano e bizantino di Castro, a dimostrazione che questo sperone di roccia è stato, per secoli, uno snodo vitale per il controllo del territorio.
Nonostante le indagini abbiano chiarito molte fasi costruttive, il quadro completo rimane parzialmente avvolto nel mistero. Secondo gli archeologi Paola Basoli e Luca Doro, il sito di Tula dimostra come i villaggi protetti da muraglie possano aver preceduto di poco la nascita dei grandi nuraghi.
Oggi, Sa Mandra Manna resta un luogo sospeso, dove il vento che spazza l’altopiano sembra voler sussurrare il significato di quelle linee incise sulla pietra, in attesa che qualcuno riesca finalmente a decifrarle. Si ringrazia per gli scatti, Denise Diana.
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