Giovani in fuga dalla politica, ma restano ancora modelli virtuosi di competenza e impegno sociale. L’esempio di Chiara Pili
La politica non sembra più attrattiva per le nuove generazioni in Italia e questo è molto preoccupante visto che come cantava Gaber "Libertà è partecipazione" e senza libertà e partecipazione non esiste la democrazia. Per fortuna non è sempre così e oggi vogliamo raccontarvi la storia di Chiara Pili, 29 anni, in politica da quando ne ha 16.
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E’ sotto gli occhi di tutte e tutti noi che anche nelle recenti mobilitazioni di piazza i giovani siano spesso assenti. La politica non sembra più attrattiva per le nuove generazioni in Italia ma in generale in Occidente e questo è molto preoccupante visto che come cantava Gaber “Libertà è partecipazione” e senza libertà e partecipazione non esiste la democrazia.
Per fortuna non è sempre così e oggi vogliamo raccontarvi la storia di Chiara Pili, 29 anni, in politica da quando ne ha 16. Un esempio virtuoso che auspichiamo molti under 30 seguano.
Può raccontarci il suo percorso, come è nata questa passione per la politica?
Il mio impegno è iniziato nel volontariato da adolescente, con l’Azione Cattolica e la partecipazione ai campi antimafia, in particolare a Scampia. Proprio lì ho compreso in modo profondo quanto la politica, se fatta bene, sia uno strumento al servizio del bene comune. Ho imparato che gestire il potere non è una conquista personale, ma un atto di restituzione: un impegno assunto verso gli altri, non per sé.
Queste esperienze, unite ai valori trasmessi dalla mia famiglia, mi hanno insegnato a non restare a guardare, a non essere spettatrice passiva di ciò che accade nel mondo — dalle ingiustizie nella mia comunità ai grandi eventi globali. Ho sempre avuto paura degli abusi di potere e delle disuguaglianze, e da queste paure è nata la mia scelta di candidarmi giovanissima e di costruire un percorso di formazione e lavoro fondato sull’educazione e sull’impegno civile.
Fin da piccola ho sentito forte il desiderio di combattere la mafia — pensavo fosse quella la mia missione. Con il tempo, quel desiderio è cresciuto, trasformandosi in un impegno più ampio: lottare contro la povertà educativa. Credo che offrire alle persone gli strumenti per essere sé stesse e per autodeterminarsi nella propria comunità sia uno dei più grandi atti politici e pedagogici che si possano compiere.
Le due anime del mio percorso — educazione e politica — si intrecciano profondamente. Per me la politica è bene comune, è responsabilità collettiva, è farsi carico degli altri. Non riesco a immaginarmi in nessun altro ruolo, anche se essere giovane — e per di più una giovane donna — rende questo cammino spesso complesso.
Il mio impegno istituzionale è iniziato nel 2015, quando sono stata eletta consigliera comunale a Quartu Sant’Elena. Nel 2020 ho ricoperto l’incarico di segretaria particolare del sindaco Graziano Milia. Nel 2024 mi sono candidata alle elezioni regionali, ottenendo 3.012 preferenze. Attualmente collaboro con l’Ufficio di Gabinetto dell’Assessorato regionale della Difesa dell’Ambiente e sono Segretaria Provinciale dei Giovani Democratici per la provincia di Cagliari.
La parità in termini di presenza ma anche di importanza, delle cariche ricoperte in Italia ma soprattutto in Sardegna, a suo avviso, per le donne è sulla buona strada o nota invece dei passi indietro?
Da un lato, guardando al mio percorso potrei dire che stiamo facendo progressi. A 29 anni ho alle spalle un’elezione in consiglio comunale a 19 anni, dove ho ricoperto il ruolo di vicepresidente vicaria. Successivamente, sono stata segretaria particolare del sindaco della terza città della Sardegna. Nel 2024 mi sono candidata alle elezioni regionali, ottenendo 3.000 voti e risultando la seconda donna più votata del PD nella circoscrizione di Cagliari. Attualmente lavoro nell’ufficio di gabinetto dell’assessorato regionale della difesa dell’ambiente e sono segretaria provinciale dei Giovani Democratici a Cagliari.
Vedo molte giovani donne, sia nel mio gruppo che in generale, crescere e iniziare a fare esperienze politiche concrete. Tuttavia, essere donna spesso è un vantaggio solo se si aderiscono a determinate logiche. Spesso devi adottare comportamenti patriarcali o essere accondiscendente per farti valere. Ho la fortuna di far parte di un gruppo che valorizza le competenze al di là del genere, ma al di fuori di questa bolla, è evidente quanto si debba faticare il doppio per emergere.
Inoltre, noto che i passi indietro più grandi riguardano anche i giovani che vogliono fare politica. Lo scambio intergenerazionale è fondamentale, ma vedo che spesso i politici più anziani non vogliono investire sui giovani. Mi chiedo quale sia la paura nel voler investire sulle nuove generazioni, invece di ostacolare.
Ritengo che possa essere un grandissimo passo avanti, sia culturalmente che politicamente. Finalmente, si riconosce formalmente che le donne vengono uccise in quanto donne, il che è un passo importante per contrastare chi ancora nega questa realtà. Tuttavia, ritengo che non sia sufficiente. È fondamentale affiancare a queste misure politiche un serio investimento nell’educazione e nella rieducazione.
L’introduzione dell’ergastolo per i colpevoli di femminicidio è un segnale forte, ma non è sufficiente a prevenire questi crimini. È essenziale lavorare sulla prevenzione, affrontando le cause profonde della violenza di genere. Ciò significa investire in politiche educative che insegnano il rispetto, l’affettività, e la consapevolezza delle emozioni a scuola ma anche supportando la genitorialità.
Dobbiamo educare alla relazione, al rispetto reciproco e alla dignità di sé e degli altri. Questo lavoro deve coinvolgere le famiglie, le scuole, e tutte le realtà educative e culturali. Inoltre, all’interno del sistema carcerario, è necessario un percorso di accompagnamento e consapevolezza per chi ha commesso reati di questo tipo, affinché possano comprendere la gravità delle loro azioni e intraprendere un percorso di rieducazione.
Purtroppo, manca ancora un supporto adeguato per le figure professionali educative che possono intraprendere queste azioni integrandole con quelle di altri professionisti. È necessario investire in queste aree per creare una società più consapevole e rispettosa, e per prevenire la violenza prima che si manifesti.
Sì, queste politiche misogine e patriarcali mi preoccupano molto. Le azioni repressive, razziste e marginalizzanti di Trump non solo hanno un impatto diretto sugli Stati Uniti, ma hanno anche effetti a catena in Europa e in Italia. La cosa che mi spaventa di più è l’incertezza su quale evoluzione ci sarà in futuro.
Inoltre, mi preoccupa vedere quanto stiamo perdendo dal punto di vista culturale. La narrazione attuale ci fa sembrare che stiamo tornando indietro, nonostante siamo stati educati a non ripetere certi errori del passato. Con una chiave moderna, vediamo riemergere dinamiche che pensavamo superate.
Credo che sia fondamentale manifestare e far sentire la nostra voce. Anche se una manifestazione non cambia direttamente ciò che accade in America, è un modo per esprimere il nostro dissenso e cercare di influenzare il dibattito pubblico. Scrivere un post sui social può attirare attenzione, ma non basta. Dobbiamo riprendere l’abitudine di scendere in piazza, di esprimere chiaramente ciò che non va, e di cercare di cambiare le cose attraverso l’azione collettiva. È fondamentale farci ascoltare, perché chi governa deve tener conto delle nostre voci. Spero che possiamo reimparare a fare questo e a costruire un futuro più inclusivo e rispettoso.
La cosa che mi ha sempre colpita di più è come certi atteggiamenti sessisti arrivino anche dalle donne e quello che mi ha sempre dato più da pensare e quando si deve alludere al fatto che sei dove sei non perché studi, hai competenze, hai un gruppo politico che cresce e ha una voce, ma perché hai alle spalle un uomo a cui probabilmente hai donato il tuo corpo per arrivarci, lo dico elegantemente. Tuttavia, ciò che mi colpisce sono le micro-situazioni che, forse in modo inconscio, riflettono un patriarcato radicato. Per esempio, mi capita spesso di essere chiamata con vezzeggiativi come “chiarina” o “chiaretta,” termini che non vengono mai usati per un uomo. Questo tipo di trattamento suggerisce che si venga percepite in modo riduttivo, indipendentemente dalle competenze.
Un episodio che mi ha colpito particolarmente è stato quando un collega del consiglio comunale, vedendo la mia giovane età, mi ha detto di prendere i fazzoletti e soffiarmi il naso, come se la mia età fosse un motivo per sminuire il mio ruolo. Questo tipo di commenti, sebbene possano sembrare provocatori, mi chiedo se verrebbero mai rivolti a un uomo nella stessa situazione.
Un altro episodio che mi ha colpito è stato quando una persona ha dato per scontato che, in quanto donna, avrei inevitabilmente desiderato avere figli. Questo presupponeva che, se fossi rimasta incinta, sarei mancata dal lavoro, come se la mia carriera fosse necessariamente secondaria rispetto alla maternità. Questo tipo di presupposizioni non vengono mai fatte nei confronti di un uomo della mia età, e trovo che sia un’aspettativa ingiusta e limitante.
È una bella domanda, perché i miei due percorsi sono andati e stanno andando di pari passo, in una formazione continua di scambio e confronto. Ho iniziato a fare politica durante le scuole superiori, e successivamente mi sono iscritta a giurisprudenza. La politica e il volontariato hanno influenzato molto la mia decisione di cambiare percorso universitario. Volevo capire come funzionasse davvero il mondo, non solo attraverso la teoria e le ideologie.
Quando mi sono iscritta prima a Scienze dell’Educazione e poi a Pedagogia, ho iniziato a notare uno scambio continuo e positivo tra i due ambiti. Mi sono resa conto di quanto l’educazione, la pedagogia e la politica siano strettamente interconnesse. L’azione politica è educazione verso la collettività, mentre la pedagogia fornisce modelli e buone pratiche che possono essere di esempio per l’azione politica.
Nonostante sia un periodo della mia vita molto impegnativo, mi sento fortunata e privilegiata per poter vivere questo incontro tra le mie due passioni. È bellissimo vedere come ciò che studio possa essere applicato nella mia vita politica, e come le esperienze politiche possano essere spunto di riflessione per il mio percorso professionale.
Purtroppo, la risposta è molto semplice: dipende dalle risorse economiche di cui si dispone. Se si è in una buona condizione economica e si desidera conciliare carriera politica e genitorialità, è possibile farlo. Però al prezzo che verrai comunque criticata da qualcuno. La carriera politica implica orari e impegni che possono essere difficili da conciliare con il ruolo di genitore, specialmente se si vuole essere presenti in tutte le fasi della crescita dei propri figli. Implica questa difficoltà perché la madre ha socialmente un ruolo principale rispetto al padre.
La realtà è che viviamo in una società in cui non è ancora del tutto accettato che una donna di potere possa essere anche una madre presente. Il concetto di madre è strettamente legato al concetto di cura del focolare, non al poter scegliere come gestire il tempo e oltretutto contemplare che il tempo se si fa un figlio in due lo si gestisce in due.
Dalle risposte precedenti, credo sia chiaro che ritengo il patriarcato ancora molto radicato in tutti gli ambiti della nostra società. Forse, qualche anno fa, avrei detto che il termine era abusato, ma con il tempo, diventando più autonoma e affrontando il mondo lavorativo e politico, mi sono resa conto di quanto il patriarcato sia radicato e spesso inconsapevolmente presente, anche in noi stesse. Penso che ci sia ancora molto da fare per abbatterlo. Serve una presa di coscienza a livello educativo e pedagogico, non solo per le donne, ma per tutta la società. Anche molte donne possono avere atteggiamenti patriarcali, perché la società stessa lo è. Anche in ambiti come quello politico, ci si trova spesso a dover adottare comportamenti aggressivi o subdoli per farsi valere, perché sembra l’unico linguaggio comprensibile in un contesto dominato da una mentalità maschile e patriarcale.
Anche in altri contesti, se non si alza la voce o non si adotta un certo tipo di comportamento, è difficile farsi valere. Invece, inclusione, gentilezza, condivisione e un approccio comunitario dovrebbero essere valori fondamentali per evolverci e portare avanti il cambiamento.
Questa riflessione ci fa capire quanto siamo ancora fermi o addirittura stiamo facendo passi indietro, come dimostrano le politiche di Trump. Ci siamo illusi che alcuni traguardi fossero stati raggiunti solo perché se ne parlava di più, ma in realtà c’è ancora molta strada da fare.
È difficile individuare tre interventi specifici che possano agevolare la vita delle donne, perché ogni contesto ha esigenze diverse. In prima battuta, potrei rispondere con tre azioni fondamentali: supporto alla genitorialità, sostegno all’imprenditorialità femminile, e investimenti in formazione ed educazione. Tuttavia, la vera riflessione riguarda il fatto che le politiche dovrebbero smettere di pensare per categorie e concentrarsi sulle esigenze reali delle persone.
La politica dovrebbe intervenire a livello di comunità, ascoltando le esigenze specifiche di ogni contesto e fornendo strumenti pratici per una reale autodeterminazione. Questo significa creare servizi di ascolto e presa in carico che non si limitino a chi è ai margini, ma che siano accessibili a chiunque abbia bisogno di un indirizzo o di un supporto.
È importante investire sulle persone, fornendo loro strumenti per una consapevolezza di sé e per una crescita personale e professionale. Questo include politiche di affettività, educazione sentimentale e formazione continua, per garantire a tutti una dignità e una partecipazione attiva nella comunità, con un miglioramento complessivo della qualità della vita.
In conclusione, il vero cambiamento deve partire dalla cultura e dalla società, ascoltando le persone e fornendo loro strumenti concreti per una vita migliore.
Rispondere a questa domanda è difficile, allo stesso tempo mi fa sorridere, perché ho dovuto combattere con la necessità di controllare tutto, e sapere davvero, secondo me, cosa avrei fatto nei prossimi 10 anni nei minimi dettagli, ma ho imparato, anche grazie alla terapia, a gestire questa mia tendenza a voler controllare ogni dettaglio del futuro. Ho capito che è importante avere desideri, ma anche lasciare spazio alle sorprese della vita.
Fra 10 anni, non mi vedo, ma ho dei desideri, che magari già tra qualche mese non saranno più gli stessi, vorrei avere base a Cagliari, in Sardegna, che ho capito essere il mio punto di riferimento principale, anche se vorrei a viaggiare per lavoro, politica o ricerca, per conoscere nuove persone e culture.
Spero di essere realizzata professionalmente, di aver raggiunto obiettivi importanti e di aver contribuito al bene comune attraverso la politica. Sono ambiziosa, e credo davvero nella possibilità di cambiare le cose in meglio, mettendo il potere al servizio degli altri. Sperò di avere dei nuovi sogni, desideri che ancora non esistono ora.
Tuttavia, il desiderio più grande è essere felice e circondata da persone che mi amano e mi stimano. Credo che la felicità derivi dalle relazioni autentiche e dall’affetto delle persone che ti circondano. Spero di essere soddisfatta di ciò che faccio e di avere delle persone con cui condividere qualsiasi successo che avrò raggiunto.
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“Sa Xida Santa”, a Dolianova si rinnova la tradizione: s’Incontru tra San Biagio e San Pantaleo

Fino al 6 aprile, una settimana di eventi per far conoscere la devozione, la cultura e le tradizioni del Parteolla. A Pasquetta la “Grande festa in piazza” e l'esibizione del cantante Jay Santos e il Dj set di Dj Fargetta.
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Dolianova si prepara a vivere “Sa Xida Santa”, la Settimana Santa che dal 29 marzo al 6 aprile trasformerà i centri storici di Sicci San Biagio e San Pantaleo in un grande racconto collettivo di fede, tradizione e identità. I riti pasquali di Dolianova nascono infatti dalla storia dei due antichi borghi, uniti nel 1905.
Il programma prende il via con una serie di appuntamenti dedicati alla tradizione artigianale, con laboratori aperti alla comunità, in cui gli esperti dell’artigianato locale della Societas Sicci Sancti Blasi Dolianova e dell’Associazione Is Axrolas guideranno i giovani nella realizzazione degli strumenti tradizionali come le mattraccas e le stroccia ranas, fondamentali durante il silenzio del Triduo Pasquale il 30 e 31 marzo. Un’occasione per coinvolgere soprattutto le nuove generazioni e mantenere viva la memoria culturale del territorio.
Il cuore della manifestazione resta però quello dei riti religiosi della Settimana Santa, che accompagnano fedeli e visitatori in un percorso intenso tra celebrazioni liturgiche, processioni e momenti di forte partecipazione popolare, che culminerà nei giorni centrali del Triduo Pasquale.
Particolarmente atteso il momento della Pasqua, con il tradizionale incontro tra le due comunità storiche, simbolo di unione e identità condivisa, perché, nonostante l’unificazione, il dualismo delle origini è rimasto vivo e si manifesta nel momento centrale de “S’Incontru”. Le due processioni partono dai centri storici originari: Sicci San Biagio scorta il Cristo Risorto, mentre San Pantaleo accompagna la Madonna. Le processioni attraversano le vie storiche dei rispettivi borghi e convergono in Piazza Brigata Sassari, dove avviene l’incontro solenne delle statue. Il gesto dei tre inchini, ripetuto secondo la tradizione e l’abbraccio simbolico tra i parroci e le autorità civili, rappresentano la riconciliazione e l’unione delle due comunità storiche.
Un evento che unisce riti religiosi, cultura e momenti di festa, dunque reso ancora più significativo dalla celebrazione dei 120 anni dalla fusione dei due borghi originari della città. «Sa Xida Santa è il cuore vivo della nostra comunità – spiega Luca Dessì, Presidente dell’associazione Societas Sicci Sancti Blasi – un intreccio di gesti antichi, fede e identità che continua a unire generazioni. I riti raccontano chi siamo, custodiscono la nostra storia e la trasformano in un’esperienza condivisa, capace di parlare anche a chi viene da fuori. Questa tradizione diventa oggi un’occasione concreta per valorizzare il territorio, rafforzare il senso di appartenenza e proiettare la nostra identità nel futuro».
Sarà la “Grande festa in piazza”, in piazza Brigata Sassari, ad animare la giornata di Pasquetta: una festa collettiva tra musica, spettacoli e valorizzazione dei prodotti e delle tradizioni locali che dalle 20.30 prevede l’esibizione del cantante Jay Santos e il Dj set con Dj Fargetta (Get Far).
Organizzata dal Comune di Dolianova e Societas Sicci Sancti Blasi Dolianova con il Finanziamento della Regione Sardegna, Assesorato al Turismo, Arigianato e Commercio – Cartellone regionale dei Riti della Settimana Santa – Legge Regionale 7/1955, Sa Xida Santa vede il coinvolgimento di numerose realtà locali come Associazione Is Axrolas, Comitato Santa Lucia,Associazione Canticum Novum, Circolo Musicale Parteollese, Gruppo Folk Città di Dolianova e Coro Parrocchiale e i ragazzi del catechismo, ad affiancare l’organizzazione anche le Confraternite della Misericordia.
“Sa Xida Santa” si conferma così non solo come appuntamento religioso, ma come esperienza immersiva capace di raccontare Dolianova attraverso la sua storia, la sua comunità e le sue tradizioni, come afferma Ivan Piras, il sindaco di Dolianova: «Dal 1905, anno della fondazione del Comune, e dai primi riti celebrati insieme nel 1906, questa tradizione sancisce l’unione profonda tra le comunità di Sicci e San Pantaleo. Oggi, come allora, le nostre due chiese, San Biagio e l’ex Cattedrale di San Pantaleo, si congiungono in un unico abbraccio di fede e cultura. Dal 29 marzo al 6 aprile, la nostra storia riprende vita attraverso un programma articolato che unisce solennità, laboratori e la gioia della festa in piazza il giorno di Pasquetta. È un’occasione per celebrare le nostre radici e mostrare al mondo la bellezza autentica della nostra gente».
Programma completo de Sa Xida Santa
Benedizione delle Palme – 29 marzo
Ore 10.00 – Piazzetta antistante la Chiesa di Santa Lucia – Benedizione delle Palme e Processione verso la Chiesa di San Biagio
Ore 10.30 – Piazzetta antistante la Chiesa di San Sebastiano – Benedizione delle Palme e Processione verso la Chiesa di San Biagio
Ore 11.00 – Chiesa San Biagio – Santa Messa Solenne
Laboratorio Mattraccas e Stroccia Ranas – 30, 31 marzo
Ore 17:00/ 20:00 – Oratorio San Biagio – Laboratorio per la realizzazione di Mattraccas e Stroccia Ranas con Societas Sicci Sancti Blasi Dolianova & Associazione Is Axrolas
Giovedì Santo – 2 aprile
Ore 18.00 – Chiesa San Biagio – Messa in Coena Domini, Reposizione del Santissimo, Spoiatio Altari (funzioni animate dal coro Parrocchiale)
Ore 20.00 – Chiesa San Biagio – Passeggiata dei sepolcri con partenza dalla Parrocchia di San Biagio e arrivo Cattedrale San Pantaleo
Venerdì Santo – 3 aprile
Ore 17:00 – Centro storico Sicci – Is Toccus (Ragazzi del Catechismo)
Ore 18:00 – Chiesa San Biagio – Celebrazione della Passione del Signore, lettura della Passio, Adorazione della Croce (funzione animata dall’Associazione Canticum Novum)
Ore 19:30 – Centro storico Sicci – Processione dei Dolori e Via Crucis
Ore 21:00 – Chiesa San Biagio – Canto de Is Cruelis a Sa Moda Siccesa (Associazione Canticum Novum)
Veglia Pasquale – 4 aprile
Ore 21.00 – Chiesa San Biagio e Chiesa San Pantaleo – Veglia pasquale
Domenica di Pasqua – S’Incontru” – 5 aprile
Ore 10:30 – Chiesa San Biagio e Chiesa San Pantaleo – Partenza processioni de “S’ incontru” (Comitati e associazioni parrocchiali, confraternite, Gruppo Folk Città di Dolianova, Associazione Is Axrolas Dolianova, Circolo Musicale Parteollese)
Ore 11:00 – Piazza Brigata Sassari – Incontro delle due parrocchie al centro del paese, spogliazione del lutto della Madonna e batteria di colpi per annunciare la resurrezione (Confraternite, Ditta Bonaria Piano)
Ore 11:30 – Chiesa San Biagio e Chiesa San Pantaleo – Sante Messe Solenni nelle due Parrocchiali
Lunedì di Pasquetta – La grande festa (6 aprile)
Ore 20.30 – Piazza Brigata Sassari – Grande festa in piazza, musica, dj set e ritmo con il cantante Jay Santos e Dj Fargetta (Get Far)
Tutte le info sul sito saxidasanta.it
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