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In Sardegna i fossili più antichi | Cagliari - Vistanet
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Lo sapevate? In Sardegna abbiamo i fossili più antichi d’Italia

Lo sapevate? In Sardegna abbiamo i fossili più antichi d’Italia

Due specie di trilobiti del Cambriano inferiore della Sardegna. A sinistra Dolerolenus zoppi dell’area di Iglesias (Museo Sardo di Geologia e Paleontologia D. Lovisato di Cagliari), a destra Dolerolenus courtessolei dell’area di Gonnesa (Museo PAS - E.A. Martel di Carbonia).
Due specie di trilobiti del Cambriano inferiore della Sardegna. A sinistra Dolerolenus zoppi dell’area di Iglesias (Museo Sardo di Geologia e Paleontologia D. Lovisato di Cagliari), a destra Dolerolenus courtessolei dell’area di Gonnesa (Museo PAS – E.A. Martel di Carbonia).

Tra i fossili più interessanti e meglio conosciuti vi sono senza dubbio gli archeociatidi (un gruppo estinto di spugne) e i trilobiti, animali marini molto diffusi nei mari dell’era paleozoica (tra circa 538,8 e 251,9 milioni di anni fa).

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21 Luglio 2024 8:35 Federica Cabras

«In Sardegna affiorano rocce antichissime che sono state oggetto di studio da parte di generazioni di geologi. Tra queste rocce vi sono quelle che affiorano nel sud-ovest dell’Isola e cioè nella regione nota come Sulcis-Iglesiente. Grazie ai suoi importanti giacimenti minerari, quest’area è stata studiata sotto diversi punti di vista, incluso quello paleontologico. Le rocce di quest’area sarda hanno infatti un contenuto paleontologico unico, non presente in nessun’altra regione italiana e che evidenzia l’antichità delle rocce affioranti nell’Isola.»

A permetterci questo nuovo tuffo nel mondo che fu è il paleontologo sardo Daniel Zoboli.

Due specie di trilobiti del Cambriano inferiore della Sardegna. A sinistra Dolerolenus zoppi dell’area di Iglesias (Museo Sardo di Geologia e Paleontologia D. Lovisato di Cagliari), a destra Dolerolenus courtessolei dell’area di Gonnesa (Museo PAS - E.A. Martel di Carbonia).

Due specie di trilobiti del Cambriano inferiore della Sardegna. A sinistra Dolerolenus zoppi dell’area di Iglesias (Museo Sardo di Geologia e Paleontologia D. Lovisato di Cagliari), a destra Dolerolenus courtessolei dell’area di Gonnesa (Museo PAS – E.A. Martel di Carbonia).

«Tra i fossili più interessanti e meglio conosciuti vi sono senza dubbio gli archeociatidi (un gruppo estinto di spugne) e i trilobiti. Questi ultimi sono animali marini molto diffusi nei mari dell’era paleozoica (tra circa 538,8 e 251,9 milioni di anni fa). Nello specifico si tratta di una classe oggi estinta di artropodi (lo stesso grande gruppo di animali che racchiude tra gli altri gli insetti, i crostacei e gli aracnidi) di cui si conoscono numerosissime specie. Il loro nome deriva dalla loro principale caratteristica anatomica, ossia la suddivisione dei loro esoscheletri in “tre lobi” (da cui appunto il termine “trilobite”).»

Ricostruzione ideale di un fondale marino della Sardegna nel Cambriano inferiore, circa 520 milioni di anni fa (disegno D. Zoboli).

Ricostruzione ideale di un fondale marino della Sardegna nel Cambriano inferiore, circa 520 milioni di anni fa (disegno D. Zoboli).

«In Italia, i fossili più antichi di questi organismi sono stati ritrovati principalmente nelle aree di Iglesias, Gonnesa e Carbonia in cui affiorano rocce risalenti al periodo geologico noto come Cambriano» conclude il dottor Zoboli. «Le sabbie, le argille e gli altri sedimenti che hanno dato origine a queste rocce hanno infatti iniziato a depositarsi in un mare poco profondo attorno a 520 milioni di anni fa (e probabilmente oltre) racchiudendo le spoglie di questi antichissimi animali. Oggi possiamo ammirare fossili di trilobiti e di altri organismi vissuti nel Cambriano nelle vetrine di diversi musei sardi e non solo.»

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“Mi hai salvato la vita”: scopre di avere un tumore ovarico grazie alle foto del Giardino di Lu. Il racconto di Maria Fois



«“Mi hai salvato la vita”, continuava a ripetermi tra le lacrime». L'incontro fortuito tra gli scaffali di un negozio raccontato da Maria Fois Maglione de Il Giardino di Lu.

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4 Gennaio 2026 19:54 Maria Luisa Porcella Ciusa

Ci sono luoghi che nascono dal dolore per trasformarsi in vita. Il Giardino di Lu a Piementel è uno di questi: un campo di tulipani nato per ricordare Luena, ma diventato oggi uno dei più potenti avamposti per la ricerca scientifica e la sensibilizzazione sul tumore ovarico.

A testimoniare l’impatto reale di questo progetto è un racconto denso di emozione condiviso da Maria Fois Maglione, mamma di Luena e anima dell’iniziativa. Un incontro avvenuto nella quotidianità di un negozio, tra attrezzi da giardinaggio e lampadine, dove una donna si è avvicinata con insistenza per chiederle: «Ma lei non è del Giardino di Lu?».

Alla risposta affermativa di Maria, è scattato un abbraccio forte, bagnato dall’emozione. Quella donna non era lì per i fiori, ma per ciò che quei fiori le avevano insegnato. Attirata dalle splendide immagini dei tulipani sui social e nei media, aveva iniziato a leggere le informazioni che il Giardino diffonde instancabilmente.

Leggendo i pannelli informativi che elencano i sintomi della neoplasia – spesso subdoli e difficili da diagnosticare – aveva riconosciuto i propri segnali. Si era rivolta a un ginecologo e la diagnosi precoce aveva fatto la differenza tra la vita e la morte. «Le avevo salvato la vita», continuava a ripetere a Maria Fois quella sconosciuta tra le corsie del negozio.

Il cuore del Giardino di Lu non è solo nei fondi raccolti, ma nel modo in cui vengono raccolti. Maria lo spiega con una chiarezza disarmante: «Tante persone, attirate dalla bellezza, piantano con noi i bulbi. Potremmo acquistare una macchina per farlo, ma non sarebbe la stessa cosa. Con noi vive l’emozione, la generosità, la condivisione, la bellezza dello stare insieme».

I tulipani, nel loro silenzio colorato, riescono ad arrivare dove la medicina a volte fatica a farsi ascoltare: al cuore delle persone. Quella distesa di fiori non è solo un omaggio a una figlia che non c’è più, ma un ponte di speranza per migliaia di donne che, grazie a quelle foto e a quei bulbi, imparano a conoscere il proprio corpo e a difenderlo.

 

 

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