A Cagliari via Napoli era “s’arruga de is Moras”: quando anche i sardi facevano i pirati nel Mediterraneo
Pochi sanno, forse, che questa strada, attraversata da file di turisti nelle mattine estive, era un "ghetto" di mori tenuti in schiavitù. Così come, in generale, tutto il rione Marina, a stretto contatto con il mare, i suoi tesori e purtroppo anche i suoi bottini, frutto di saccheggi ai danni di altri popoli.
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Oggi è una delle più importanti “terre” di movida del centro cagliaritano. Alla Marina, infatti, i profumi di cucina e tradizione aleggiano per tutto il quartiere. E via Napoli non è certamente da meno, con la sua ricchezza di ristoranti e trattorie, insieme a negozi tipici.
Pochi sanno, forse, che questa strada, attraversata da file di turisti nelle mattine estive, era un “ghetto” di mori tenuti in schiavitù. Così come, in generale, tutto il rione Marina, a stretto contatto con il mare, i suoi tesori e purtroppo anche i suoi bottini, frutto di saccheggi ai danni di altri popoli.
Come riportato dunque dal capolavoro di Francesco Alziator, “L’Elefante sulla Torre”, nella via Napoli esisteva in tempi lontani la cosiddetta Moreria , luogo in cui venivano concentrate le schiave more. Ecco dunque che anticamente questa via era nota come “s’arruga de is Moras”.
Sembra infatti, sempre come riportato dall’Alziator, che ai tempi in cui i corsari barbareschi imperversavano nell’Isola, portando sciagure e saccheggi, rapendo donne e bambini, i sardi in qualche modo restituissero la pariglia. Alla stregua di quella saracena, dunque, esisteva anche una pirateria sarda, mirata alla cattura di africani e alla loro vendita sul mercato cagliaritano.
Referendum giustizia, vince il No: affluenza al 58,9% nazionale e 52,8% nell’Isola

La partecipazione più alta si registra nella provincia di Sassari con il 54,21%, seguita dalla Città metropolitana di Cagliari al 54,17%, con il capoluogo che raggiunge il 60,36%.
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Il referendum sulla riforma costituzionale della giustizia si avvia verso una netta bocciatura. Con quattro quinti delle sezioni scrutinate, a livello nazionale il No si attesta al 54%, mentre il Sì si ferma al 46%, segnando un margine ormai difficilmente colmabile.
In Sardegna il divario è ancora più ampio: con 1.285 sezioni su 1.847 esaminate, i contrari raggiungono il 59,52% contro il 40,48% dei favorevoli. Sul risultato nell’Isola è intervenuta la presidente della Regione Sardegna Alessandra Todde, che sui social ha commentato: «La vittoria del No difende la nostra Costituzione. La Costituzione è e resta il faro del nostro agire. Orgogliosa del grande risultato raggiunto in Sardegna». Rilevante anche il dato dell’affluenza: a livello nazionale si registra una partecipazione del 58,9%, elevata per un referendum confermativo senza quorum. In Sardegna si è recato alle urne il 52,84% degli aventi diritto, circa sei punti percentuali in meno rispetto al dato nazionale.
La partecipazione più alta si registra nella provincia di Sassari con il 54,21%, seguita dalla Città metropolitana di Cagliari al 54,17%, con il capoluogo che raggiunge il 60,36%. Più bassa l’affluenza in Gallura Nord Est, ferma al 49,21%, mentre nelle altre aree si oscilla attorno o sopra il 50%: Sulcis Iglesiente 51,53%, Medio Campidano 51,27%, Nuorese 53,01%, Ogliastra 52,39% e Oristanese 50,97%. Il quesito riguardava la legge costituzionale sulle “Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare”, con punti centrali come la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri e la creazione di una nuova Alta Corte disciplinare. A commentare l’esito è intervenuta anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni: «Rispettiamo la decisione dei cittadini, pur con rammarico». Il voto restituisce quindi un’indicazione politica chiara, sia a livello nazionale sia in Sardegna, dove il No si afferma con particolare forza.
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