In Sardegna esiste un paesino di 250 abitanti conosciuto come “Paese dell’arte”
Un minuscolo paese-museo a cielo aperto, divenuto famoso per arte dell'intreccio, murales e malvasia: ecco dove si trova e perché valga la pena una visita
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In Sardegna esiste un minuscolo paese che ormai da tutti è conosciuto come il paese dell’arte all’aria aperta.
Stiamo parlando di Tinnura, nella Planargia.
Perché viene associato all’arte? Basta un giretto per le sue per capirlo: le mura del paese sono coperte di meravigliosi murales che rappresentano la vita tipica sarda, antichi mestieri, maschere tradizionali e molto altro ancora.
La bellezza artistica si estende anche alle piazze, dove si possono ammirare opere di diversi artisti isolani e sculture.
Tinnura è famosa anche per la produzione artigianale di cesti in asfodelo e per la produzione della malvasia, un vino dolce che esalta i biscotti tipici della regione.
Se deciderete di allontanarvi dal piccolo villaggio, non mancate di visitare il nuraghe Tres Bias. La cultura e la bellezza artistica si fondono a Tinnura per creare un’esperienza unica nel suo genere.
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Lo sapevate? Nel Sud Sardegna un ramo di palma indica ancora la vendita di vino sfuso

Posizionato fuori da un portone il ramo è un segnale per chi vuole comprare vino fatto in casa.
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Lo sapevate? Nel Sud Sardegna un ramo di palma indica ancora la vendita di vino sfuso.
Non solo simbolo di pace e di fratellanza, il ramo di palma nel Sud Sardegna e in parte del Campidano indica ancora la vendita di vino sfuso. Posizionato fuori da un portone il ramo è un segnale per chi vuole comprare vino fatto in casa. Pratica antica e capita ancora soprattutto nell’Hinterland cagliaritano, in modo particolare a Quartu Sant’Elena, a Selargius, Monserrato, Sestu, Pirri, Quartucciu e in tutti quei paesi che circondano la città.
Il linguaggio silenzioso della tradizione tra i portoni del Campidano.
Nelle strade che attraversano parte dell’isola esiste un codice visivo antico che resiste con orgoglio allo scorrere del tempo e alla modernità delle insegne luminose, raccontando una storia di terra e di ospitalità autentica. Passeggiando tra le architetture storiche, lo sapevate che un semplice elemento naturale può trasformarsi in un efficace strumento di comunicazione commerciale e sociale? Nel Sud Sardegna un ramo di palma indica ancora la vendita di vino sfuso, diventando un punto di riferimento fondamentale per la comunità locale. Non solo simbolo di pace e di fratellanza, il ramo di palma nel Sud Sardegna e in parte del Campidano indica ancora la vendita di vino sfuso, portando con sé un significato profano che si intreccia profondamente con la cultura agricola della regione.
Posizionato fuori da un portone il ramo è un segnale per chi vuole comprare vino fatto in casa, un invito silenzioso a varcare la soglia di cortili privati dove il profumo del mosto accoglie i visitatori. Questa affascinante usanza capita ancora soprattutto nell’Hinterland cagliaritano, in modo particolare a Quartu Sant’Elena, a Selargius, Monserrato, Sestu, Pirri, Quartucciu e in tutti quei paesi che circondano la città, zone dove la viticoltura domestica rappresenta ancora un pilastro dell’identità quotidiana.
Osservare queste fronde verdi che spiccano contro il colore della pietra o del fango crudo delle case campidanesi permette di riscoprire un mondo fatto di ritmi lenti e di prodotti genuini, lontano dalle logiche della grande distribuzione. Il gesto di appendere la palma non è solo una strategia di vendita ma un rito che lega il produttore al consumatore in un rapporto di fiducia e vicinanza che caratterizza da sempre l’economia dei centri minori del cagliaritano. Chiunque si trovi a percorrere i vicoli di questi comuni può facilmente imbattersi in questa particolare forma di pubblicità naturale, testimonianza di una Sardegna che non dimentica le proprie radici e continua a celebrare il nettare delle vigne attraverso simboli semplici ma carichi di significato storico e sociale.
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