In Sardegna ci sono due necropoli vicinissime che sfoggiano bellissime decorazioni

La decorazione più bella è quella che rappresenta un elemento verticale stilizzato a forma di volto con occhi e naso, che potrebbe rappresentare una divinità, forse la Dea Madre
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A Pimentel, nella Trexenta, troviamo due necropoli risalenti al Neolitico finale (IV e III millennio a.C.), molto vicine tra loro ma con differenze significative in termini di sviluppo architettonico e decorazioni. Si tratta delle necropoli di Corongiu e S’Acqua Salida (nota anche come Pranu Efis), scavate in una grande massa di arenaria.
La necropoli di Corongiu accoglie due domus de Janas, disposte a poche decine di metri l’una dall’altra, ma solo quella ad est è caratterizzata da eleganti decorazioni incise e dipinte in rosso sulla parete dell’ingresso. Al centro del fregio superiore è presente un elemento verticale stilizzato a forma di volto con occhi e naso, che potrebbe rappresentare una divinità, forse la Dea Madre. Accanto ai lati del portello, puoi apprezzare spirali, doppi cerchi e figure a barca.
La necropoli di S’Acqua Salida, invece, è divisa in due nuclei distinti l’uno dall’altro di circa 150 metri. Il primo nucleo ospita quattro tombe di varie tipologie, tra cui pozzetti e sviluppo orizzontale. Vicino a queste tombe trovi un’area sacra con un focolare e delle coppelle, che probabilmente erano usate per i riti funebri. Nelle tombe del secondo nucleo, invece, troverai elementi decorativi come nicchie, banconi e pilastri, in particolare nella tomba VI. Infine, ricordiamo che le necropoli sono state scolpite con maestria in un grande banco di arenaria.

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Cagliari, crolla l’ultimo grande ficus di viale Sant’Avendrace: un pezzo di storia del quartiere spazzato via dal vento

Un attimo, una folata improvvisa e l’ultimo grande albero di viale Sant’Avendrace non c’è più. È accaduto all’ora di pranzo, davanti alla storica edicola del signor Efisio, che per anni aveva difeso con tenacia quel gigante verde, considerandolo non soltanto un albero ma un vero e proprio monumento naturale.
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Cagliari, crolla l’ultimo grande ficus di viale Sant’Avendrace: un pezzo di storia del quartiere spazzato via dal vento.
Un attimo, una folata improvvisa e l’ultimo grande albero di viale Sant’Avendrace non c’è più. È accaduto all’ora di pranzo, davanti alla storica edicola del signor Efisio, che per anni aveva difeso con tenacia quel gigante verde, considerandolo non soltanto un albero ma un vero e proprio monumento naturale.
Quel ficus, che da decenni dominava il viale e che per molti residenti era ormai l’ultimo superstite di una lunga fila di alberi, è collassato sotto la forza del maltempo, abbattuto dal vento che ne ha spezzato la resistenza.
Il crollo, avvenuto in pochi istanti, non ha per fortuna causato feriti, ma ha provocato ingenti danni: l’edicola di Bertolini, punto di riferimento quotidiano per il quartiere, è stata colpita in pieno e alcune automobili parcheggiate nelle vicinanze sono rimaste schiacciate dai rami. Sul posto si sono radunate decine di abitanti, molti dei quali incapaci di trattenere la commozione: nei loro sguardi, nelle loro parole, la consapevolezza di aver perso non solo un albero, ma un frammento importante della memoria collettiva di Sant’Avendrace.
Il ficus non era soltanto un elemento del paesaggio urbano: rappresentava la continuità di generazioni che lo avevano visto crescere e che lo avevano eletto a custode silenzioso del viale. Con la sua caduta, si chiude un capitolo della storia del quartiere, lasciando dietro di sé un vuoto difficile da colmare.
Le forze dell’ordine e i vigili del fuoco sono intervenuti immediatamente per mettere in sicurezza l’area, mentre la polizia municipale ha disposto la chiusura temporanea al traffico lungo viale Sant’Avendrace per consentire la rimozione dei resti e garantire l’incolumità dei cittadini.
Il quartiere ora si interroga sul futuro di quella strada, privata del suo ultimo grande simbolo verde, mentre resta forte il sentimento di appartenenza a una comunità che anche in un crollo improvviso riconosce i segni della propria identità.

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