In Sardegna ci sono due necropoli vicinissime che sfoggiano bellissime decorazioni
La decorazione più bella è quella che rappresenta un elemento verticale stilizzato a forma di volto con occhi e naso, che potrebbe rappresentare una divinità, forse la Dea Madre
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A Pimentel, nella Trexenta, troviamo due necropoli risalenti al Neolitico finale (IV e III millennio a.C.), molto vicine tra loro ma con differenze significative in termini di sviluppo architettonico e decorazioni. Si tratta delle necropoli di Corongiu e S’Acqua Salida (nota anche come Pranu Efis), scavate in una grande massa di arenaria.
La necropoli di Corongiu accoglie due domus de Janas, disposte a poche decine di metri l’una dall’altra, ma solo quella ad est è caratterizzata da eleganti decorazioni incise e dipinte in rosso sulla parete dell’ingresso. Al centro del fregio superiore è presente un elemento verticale stilizzato a forma di volto con occhi e naso, che potrebbe rappresentare una divinità, forse la Dea Madre. Accanto ai lati del portello, puoi apprezzare spirali, doppi cerchi e figure a barca.
La necropoli di S’Acqua Salida, invece, è divisa in due nuclei distinti l’uno dall’altro di circa 150 metri. Il primo nucleo ospita quattro tombe di varie tipologie, tra cui pozzetti e sviluppo orizzontale. Vicino a queste tombe trovi un’area sacra con un focolare e delle coppelle, che probabilmente erano usate per i riti funebri. Nelle tombe del secondo nucleo, invece, troverai elementi decorativi come nicchie, banconi e pilastri, in particolare nella tomba VI. Infine, ricordiamo che le necropoli sono state scolpite con maestria in un grande banco di arenaria.
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Accadde oggi: 22 gennaio 2024, muore Gigi Riva, il Mito di un’Isola intera

Due anni fa la morte di Gigi Riva, il campione che ha fatto battere il cuore della Sardegna.
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Accadde oggi: 22 gennaio 2024, muore Gigi Riva, il Mito di un’Isola intera.
Due anni fa la morte di Gigi Riva, il campione che ha fatto battere il cuore della Sardegna.
Il 22 gennaio 2024 la Sardegna ha perso il suo simbolo più amato. Gigi Riva, leggenda del calcio italiano e bandiera del Cagliari, si è spento dopo un improvviso problema cardiaco che lo aveva colpito la sera precedente. Ricoverato all’ospedale Brotzu, aveva rifiutato un intervento chirurgico, parlando serenamente con i medici; alle 17.50 il cuore ha smesso di battere, e alle 19.10 la morte è stata ufficialmente confermata, aprendo un vuoto enorme in un popolo che lo ha venerato fin dai primi giorni in Sardegna.
L’omaggio dei sardi è stato immediato e straordinario. Alla Unipol Domus, sede della camera ardente, si è creata una fila interminabile, silenziosa e commossa, dove ciascuno ha voluto rendere omaggio all’uomo oltre che al campione. Per molti, Riva non era solo il giocatore che ha portato il Cagliari sul tetto d’Italia; era un simbolo di orgoglio, di identità e di passione condivisa, l’espressione di un’isola intera che si riconosceva in lui.
Due giorni dopo, la città ha celebrato l’ultimo saluto sul colle di Bonaria. Decine di migliaia di persone hanno partecipato al funerale, trasformando l’evento in una delle più grandi manifestazioni di affetto e rispetto viste in città; gli ultras hanno dedicato al loro idolo una serie di cori memorabili, mentre la folla accompagnava il feretro tra emozione e commozione. L’addio a Riva ha mostrato quanto il legame tra il campione e la Sardegna fosse profondo, radicato nella cultura e nella vita quotidiana dell’isola.
La memoria di Gigi Riva continua a vivere anche nelle strade e sui muri della Sardegna. Murales e opere artistiche nascono da nord a sud, realizzati sia da artisti affermati sia da creativi improvvisati, a testimonianza della passione che il campione ha saputo generare; ogni immagine racconta la sua storia, il suo legame con la Sardegna e con il calcio, trasformando l’isola in una galleria a cielo aperto dedicata alla sua leggenda.
Riva non è più tra noi, ma resta vivo in ogni campo, in ogni stadio e in ogni cuore che batte per il calcio. È un patrimonio collettivo, un simbolo di forza, coraggio e orgoglio sardo; il suo nome rimane scolpito nella memoria dell’isola e continua a ispirare generazioni, mentre la Sardegna intera celebra il suo campione, il suo mito, il suo cuore.
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