In Sardegna ci sono due necropoli vicinissime che sfoggiano bellissime decorazioni
La decorazione più bella è quella che rappresenta un elemento verticale stilizzato a forma di volto con occhi e naso, che potrebbe rappresentare una divinità, forse la Dea Madre
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A Pimentel, nella Trexenta, troviamo due necropoli risalenti al Neolitico finale (IV e III millennio a.C.), molto vicine tra loro ma con differenze significative in termini di sviluppo architettonico e decorazioni. Si tratta delle necropoli di Corongiu e S’Acqua Salida (nota anche come Pranu Efis), scavate in una grande massa di arenaria.
La necropoli di Corongiu accoglie due domus de Janas, disposte a poche decine di metri l’una dall’altra, ma solo quella ad est è caratterizzata da eleganti decorazioni incise e dipinte in rosso sulla parete dell’ingresso. Al centro del fregio superiore è presente un elemento verticale stilizzato a forma di volto con occhi e naso, che potrebbe rappresentare una divinità, forse la Dea Madre. Accanto ai lati del portello, puoi apprezzare spirali, doppi cerchi e figure a barca.
La necropoli di S’Acqua Salida, invece, è divisa in due nuclei distinti l’uno dall’altro di circa 150 metri. Il primo nucleo ospita quattro tombe di varie tipologie, tra cui pozzetti e sviluppo orizzontale. Vicino a queste tombe trovi un’area sacra con un focolare e delle coppelle, che probabilmente erano usate per i riti funebri. Nelle tombe del secondo nucleo, invece, troverai elementi decorativi come nicchie, banconi e pilastri, in particolare nella tomba VI. Infine, ricordiamo che le necropoli sono state scolpite con maestria in un grande banco di arenaria.
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La triste storia di Geo, l’ennesimo cane da caccia usato e buttato via quando non serviva più

Per aiutare Geo e tutti gli altri cani e gatti ospitati al rifugio Lida di Olbia, tutti i contatti all'interno dell'articolo.
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È arrivato al rifugio “I Fratelli Minori” con lo sguardo spento e le gambe che cedevano a ogni passo. Geo, un cane da caccia visibilmente stremato, è l’ultimo triste protagonista di una storia che si ripete troppo spesso nelle campagne sarde: quella di un animale servile e fedele, scartato come un attrezzo rotto nel momento in cui la sua utilità è venuta meno.
Accompagnato dalle guardie Ages, Geo è sceso dal mezzo di trasporto “traballando”. Definire precaria la sua stabilità è un eufemismo: le sue zampe tremavano violentemente, incapaci di sostenere un corpo logorato da giorni di stenti e, probabilmente, da continui trasferimenti forzati.
I volontari della LIDA di Olbia non usano giri di parole: «Abbiamo ironizzato dicendo che ha messo le ali per arrivare fin qui, ma chi vuole capire capirà. Spesso facciamo finta di essere tonti per il bene degli animali, preferendo il silenzio e l’azione alle polemiche, ma la verità è sotto gli occhi di tutti».
Geo è arrivato al rifugio in uno stato di grave debilitazione. Secondo i volontari, il cane sarebbe stato “sballottato” da una parte all’altra per giorni, privato di cure immediate e trattato con la freddezza che si riserva a un oggetto postale piuttosto che a un essere vivente che soffre.
«È l’ennesimo cane da caccia dimenticato, abbandonato quando non serviva più», denunciano dal rifugio. Una pratica crudele che colpisce animali che hanno passato la vita a servire il proprio padrone, per poi essere lasciati al proprio destino non appena l’età o la salute ne compromettono le prestazioni.
Ora per Geo inizia la battaglia più importante: quella per la vita. Riceverà finalmente cibo adeguato, esami clinici approfonditi e tutto l’amore che gli è stato negato. Ma la strada della riabilitazione è lunga e costosa. Tra farmaci, analisi veterinarie e il necessario recupero fisico, le spese per la sezione LIDA di Olbia sono ingenti. Il rifugio lancia un appello alla comunità, la stessa che tante volte ha permesso di compiere piccoli miracoli: «Vogliamo restituire dignità a questo povero cane. Geo merita un letto caldo e di scoprire, finalmente, cosa sia l’affetto».
Per chi volesse contribuire alle cure veterinarie e al mantenimento di Geo, ecco i contatti della LIDA:
Telefono: 333 4312878
Email: [email protected]
Donazioni online: www.lidasezolbia.it/donazioni/
Codice Fiscale per il 5×1000: 01976050904
Indirizzo spedizione aiuti: L.I.D.A. Sez. Olbia – rifugio I Fratelli Minori, via Dei Cestai 26 – 07026 Olbia (SS)
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