La ricetta Vistanet di oggi. Le coietas, i “magici” involtini sardi ripieni che piacciono anche ai ragazzi
Quelle che proponiamo oggi sono le coietas, involtini preparati con sottili fette di carne di vitella che racchiudono un ripieno. Ecco la ricetta per prepararli.
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- 700 gr fettine di vitella tagliate sottili
- 2 spicchi aglio
- 3 tuorli d’uovo
- basilico
- prezzemolo
- 1/2bicchiere vino rosso corposo
- 150 gr pecorino sardo grattugiato
- 120 gr pane di grano duro grattugiato con la crosta
- 70 gr grasso di prosciutto
- 0,5 dl olio d’oliva extra vergine
- 2dl brodo di carne
- sale
- pepe
Battete le fettine di vitellone con un batticarne, quindi tagliatele a metà: dovrete ottenere una dozzina di fettine più o meno della stessa forma e dimensione. Tritate finemente assieme il grasso di prosciutto con il prezzemolo, il basilico e l’aglio.
Versate il trito preparato in una ciotola, unitevi il pecorino, il pangrattato e i tourli delle uova, aggiungete il vino, quindi salate e pepate a piacimento. Mescolate bene il tutto in modo da ottenere una farcia omogenea e abbastanza consistente. Lasciatela riposare per circa mezz’ora, affinché il pangrattato possa assorbire perfettamente il liquido. Stendete la fettina di carne su di un tagliere di legno, quindi spalmate su ciascuna il ripieno preparato. Arrotolate le fettine formando tanti involtini stretti e lunghi, che fisserete con uno stecchino.
Fate scaldare l’olio extravergine di oliva in una padella. Mettete gli involtini a rosolare nella padella, rigirandoli ogni tanto con delicatezza. Quando saranno ben dorati, pepateli generosamente. Bagnate tutto con il brodo caldo, coprite, abbassate la fiamma e fate cuocere per ancora 20 minuti. A fine cottura gli involtini, che vanno serviti caldissimi, dovranno risultare molto teneri. Vini consigliati: Cannonau di Sardegna.
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Nuvole Bianche: il capolavoro di Einaudi nel magico incontro tra launeddas e piano a Stintino

L’anima della Sardegna incontra Einaudi: incanto a Stintino con Matteo Muscas e Samuele Meloni.
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C’è un momento magico in cui la musica d’autore si fonde con le radici più profonde di una terra millenaria. È quello che è accaduto sulle rive cristalline di Stintino, dove le note celebri di Nuvole Bianche di Ludovico Einaudi hanno trovato una nuova, vibrante veste grazie all’incontro tra il pianoforte di Samuele Meloni e le launeddas di Matteo Muscas.
L’occasione è di quelle speciali: la partecipazione alla RAIS (Residency for Artist and International Sounds), una residenza che accoglie musicisti da tutto il mondo per celebrare il linguaggio universale dei suoni. “Arrivati sabato sera a Stintino, non potevamo perdere l’occasione di iniziare la giornata in uno dei nostri posti preferiti”, hanno dichiarato gli artisti, regalando al pubblico un’interpretazione magistrale che unisce l’eleganza classica alla potenza ancestrale della tradizione sarda.
Al centro di questa fusione sonora troviamo Matteo Muscas, un polistrumentista la cui carriera è un inno alla versatilità. Il suo viaggio con le launeddas inizia a soli otto anni, nato quasi per gioco tra i banchi di scuola e diventato oggi una missione di vita. Componente dell’Orchestra Popolare Sarda, Muscas porta i suoni dell’isola in giro per il mondo, dimostrando che la tradizione non è un reperto da museo, ma una materia viva.
La sua storia artistica è un caleidoscopio di influenze: il Reggae, nel 2009 nasce lo pseudonimo Supahfly, che lo vede protagonista della scena reggae con il progetto Islasound e collaborazioni di rilievo a Bergamo, aprendo i concerti di icone internazionali come Protoje e Capleton; fino al ritorno alle radici, dal 2020, rientrato in Sardegna, ha intrecciato il suo talento con nomi del calibro di Moses Concas e Paolo Baldini, lavorando a colonne sonore e progetti culturali che mettono al centro l’identità isolana.
“Combinare passato e presente per proiettare la cultura dell’isola verso il futuro.” È questa la filosofia che traspare dal video registrato a Stintino: mentre le launeddas dialogano con il pianoforte, si avverte il respiro di una Sardegna che non dimentica chi è, ma che ha il coraggio di guardare lontano.
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