Il basket in carrozzina per la prima volta al Poetto con il Trofeo dedicato a Carmelo Canu
L’evento è dedicato alla memoria di Carmelo Canu, cestista scomparso lo scorso 6 luglio all’età di 58 anni
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L’Associazione IsolaBasket, in stretta collaborazione con la società Basket Disabili Sardegna (Ba.D.S.) e con il patrocinio del Comune di Quartu Sant’Elena, organizza la seconda edizione del “Trofeo IsolaBasket in carrozzina”.
L’evento, intitolato da quest’anno alla memoria di Carmelo Canu, cestista del Ba.D.S. scomparso lo scorso 6 luglio all’età di 58 anni, avrà luogo venerdì 2 settembre nel campo all’aperto del lungomare Poetto. E’ la prima volta che nell’area sportiva, recentemente riqualificata e denominata “Dope Playground”, si svolgeranno degli incontri di basket in carrozzina.
Dalle 19 in poi, atleti con disabilità fisica e normodotati daranno vita ad alcune gare dimostrative 3vs3, come nella 1^ edizione svoltasi nel settembre 2019 all’Oratorio Don Bosco di Selargius. Oltre alle gare, chi lo vorrà (con disabilità e non) potrà provare gratuitamente il gioco del basket in carrozzina.
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Cucciola di 2 mesi morta atrocemente: «sterilizzazioni zero e nessun controllo», la rabbia dei volontari sardi

Una cucciola di due mesi agonizzante in un campo: il caso riaccende le polemiche sulla mancata prevenzione delle nascite nelle campagne.
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Aveva solo due mesi e un corpo divorato dalla rogna e dalla malattia. L’hanno chiamata Nuvola, l’ultima vittima innocente di un sistema che nelle campagne, in questo caso del sassarese – ma di tutta la Sardegna – sembra aver smarrito il senso dell’umanità e del controllo. La sua storia, documentata dalla sezione locale della Leidaa (Lega Italiana Difesa Animali e Ambiente), non è un caso isolato, ma il tragico epilogo di una gestione del randagismo rurale ormai fuori controllo.
Nuvola è stata trovata qualche giorno fa, adagiata inerte in un campo vicino a una strada trafficata. Nonostante fosse visibile a chiunque passasse, è rimasta lì per ore, in preda a dolori atroci, perdendo sangue e soffrendo per una probabile gastroenterite. Quando i volontari sono riusciti a portarla in clinica, la situazione era già disperata: il suo corpo era ormai ridotto all’osso. Dopo ore di lamenti strazianti, i veterinari hanno dovuto addormentarla per porre fine a un’agonia inaccettabile.
Il post dei volontari è un pugno nello stomaco che non risparmia nessuno. Sotto accusa finisce il meccanismo del “cambio generazionale” nelle campagne, dove spesso le femmine dei cani da pastore vengono lasciate riprodurre finché utili, per poi essere abbandonate insieme ai cuccioli malati o in esubero.
«Non è un attacco al mondo agro-pastorale», chiariscono i volontari, «ma la constatazione di un sistema senza regole. Il randagismo rurale nasce dall’assenza di prevenzione e vigilanza. Le ASL sono inesistenti da anni e i Comuni non controllano il territorio». La rabbia della Leidaa si sposta poi sul piano politico-amministrativo. La denuncia è netta: mancano i fondi per le sterilizzazioni, l’unica vera arma per arginare le “cucciolate invisibili”.
Mentre la politica tace, il peso emotivo e materiale ricade interamente sulle spalle dei volontari. «E’ stata una giornata devastante», scrivono. «Noi piangiamo l’ennesima vittima di un sistema dove ignoranza e menefreghismo camminano insieme. Il dolore è solo nostro, ed è immenso». Nuvola non c’è più, ma il suo nome resta come un monito. La richiesta che arriva dal territorio è chiara: non servono “bacchette magiche”, ma l’applicazione delle leggi già esistenti e l’avvio immediato dei piani di sterilizzazione e controllo. Perché nessun altro cucciolo debba più “volare via” tra l’indifferenza generale.
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