(VIDEO) Il Natale di chi lavora per il prossimo, lo chef Eugenio: “Nessuno deve sentirsi solo”
Il cuore grande di operatori e volontari Caritas, anche oggi pronti a offrire un pasto caldo a chi è in difficoltà. Lo parola allo chef Eugenio Mulana
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Un pasto caldo e la convivialità. Uno scambio di sorrisi e una chiacchierata, magari fra un tavolo e l’altro. La cena di Natale alla Caritas è tutto questo, e forse qualcosa di più. Un’azione concreta di solidarietà nei confronti del prossimo e di chi ogni giorno non ce la fa. Una mano di aiuto forte e salda, data quotidianamente con più di un pasto caldo, e ancor di più in questa notte speciale.
Eugenio Mulana, cagliaritano 36enne, da dieci anni lavora alla Caritas come chef alla mensa di viale Sant’Ignazio a Cagliari. Tanta esperienza nel mondo della ristorazione, ora messa in pratica nell’aiuto dei più sfortunati.
Con lui una squadra di operatori e volontari, dal cuore grande, che anche in questa notte della vigilia, così come nella giornata di Natale e Santo Stefano, dedicano il proprio tempo al prossimo.
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Cagliari piange Luca Congiu, il “gigante buono” delle palestre e della sicurezza privata morto improvvisamente

Chi lo conosceva lo descrive come una persona generosa, altruista e sempre disponibile. Nel quartiere era soprannominato con affetto “il gigante buono”, un nomignolo che racchiudeva perfettamente la sua presenza imponente e il suo animo gentile.
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Profondo cordoglio a Cagliari per la scomparsa di Luca Congiu, 56 anni, figura molto conosciuta nel mondo delle palestre e della sicurezza privata. È morto improvvisamente nella sua abitazione del quartiere di Is Mirrionis, stroncato da un infarto fulminante che non gli ha lasciato scampo.
Per tanti anni aveva lavorato come vigilante per Italpol Vigilanza, prestando servizio in numerosi locali e discoteche del capoluogo sardo. Un lavoro svolto con professionalità e senso di responsabilità, qualità che gli avevano fatto guadagnare il rispetto di colleghi e titolari.
Parallelamente, Luca era un personal trainer apprezzato e stimato. In palestra non era solo un allenatore, ma un vero punto di riferimento: sapeva motivare, ascoltare e sostenere senza mai giudicare. Per molti clienti era diventato un confidente, capace di infondere fiducia e determinazione anche nei momenti più difficili.
Chi lo conosceva lo descrive come una persona generosa, altruista e sempre disponibile. Nel quartiere era soprannominato con affetto “il gigante buono”, un nomignolo che racchiudeva perfettamente la sua presenza imponente e il suo animo gentile. Gli amici di una vita raccontano di un legame che andava ben oltre il lavoro: pranzi domenicali condivisi, telefonate quotidiane, una vicinanza autentica che sapeva di famiglia.
Lascia un figlio e una figlia già grandi, ai quali era profondamente legato. La città di Cagliari oggi lo ricorda con dolore e gratitudine, stringendosi attorno ai suoi affetti in questo momento di grande tristezza.
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